14.12.06

bellettristica: letteratura (narcisista) di poco conto

plano su un tappeto di foglie di platano, con cui, un tempo, mi nascondevo innalzando nuvole. Nella mia testa rimbomba un assurdo silenzio rallentato, mentre allento i cordoni della borsa e mi pago un taxi per guadagnarmi una sorpresa. Mi sfogo così ché gli “hai rotto il cazzo!” lasciano il tempo che trovano, i congiuntivi li ho lasciati a casa, la casa che distrae, rimanendone, a breve, privo. S.Lorenzo sarebbe l’ideale, giri l’angolo e sei tra la gente. Ma se potessi permettermi di acquistarne una, sarei disposto pure a trasferirmi a monterotondo, o a montefredane, ovunque mi dessero una anima meno ammaccata. Eppure, non si direbbe per come fischietto la mattina motivetti spensierati, ipod rilanciati, camminando borioso tra i pedoni tristi e i guardoni assonnati. Non si direbbe per come sfido il giorno con energia da tempo dimenticata, respiro godurioso, saltello gioioso. Non si direbbe se si tenesse conto solo del conto telefonate, dei consumi gratuiti, dei sorrisi stampati. Non si direbbe perché, in fondo non è: solo un momento giù, tocco il fondo, occhi spalancati, e ritorno su. Mi capita, nonostante tu non ci crederai, quando temo di non meritarti più. E, ancor più triste, non perché sei speciale, unica, adorabile, o cose così, ma perché sono io tanto comune, banale, disprezzabile. Il tuo commento non arriva. Il tuo mento è segnato. Il mio lamento è cortocircuitato. Ecce bombo, per chi ne capisce!

Nessun commento: