21.5.07

il buon governo come utopia

ATRIPALDA – Piazza Umberto I, verso sera, è semi colma, c’è subbuglio per i comizi che, secondo molti, decideranno l’esito della sfida elettorale per le amministrative di domenica prossima. Subito un colpo di scena. Dopo l’intervento del candidato di Alleanza nazionale, gli uomini di Gerry Capaldo, riuniti sotto l’ombrello della lista civica, Al centro per Atripalda, disertano il palco. Uno dei candidati di una lista avversaria, sotto anonimato, ci confida che la defezione è dovuta al timore di quanto avrebbe poi potuto dire il più atteso di tutti, Ciriaco De Mita (l’unico, in effetti, a disporre di voce su wikipedia, persino in turco). Dopo la trasmissione di ripetute versioni della canzone popolare (quella di fossati, intervallata dalla più recente degli afterhours), e un fugace assaggio del “cielo è sempre più blu” del compianto Gaetano, si parte col comizio. Introduce, piuttosto cantilenante, ma è un must qui, una giovanissima donna, che da verifiche successive non pare essere nemmeno tra le candidate, ma è quanto di più vicino alla rupture tranquille promessa dalla lista. A farle da cornice, e solo tra i riconoscibili, o non in quarta fila, Mario Sena, L.Gesù Anzalone, il segretario provinciale del MRE, il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, la presidente della provincia, Alberta De Simone, infine, apparentemente distratto sulla destra, “il Presidente”, Ciriaco De Mita. Prende la parola il candidato a Sindaco, AlDuck Laurenzano, che per fedeltà alla bandiera, ha anteposto, talvolta, la politica alla famiglia, in quanto entità non altrimenti scalfibile. Che lo accusano di essere un uomo ambizioso, ebbene sì, lo ammette, lo è, perché un uomo senza ambizioni, è senza fantasia, è un uomo piatto (rattrappito, aggiungiamo noi, colpiti dall’enfasi). Insomma, che se c’è un uomo che ha tradito, questi è Gerry Capaldo, d’altronde la Margherita è una soltanto, e la presenza del Presidente scioglie ogni dubbio. Per discutere dei problemi concreti e dei programmi, ci sarà tempo (noi no, però), perché non vuole di certo rubare tempo al prezioso parterre. Dunque, parola alla De Simone. Mentre in alto, sul balcone del secondo piano del palazzo retrostante, parecchio fatiscente, nell’ombra, una donna nerovestita, assiste rapita. Simbolicamente o meno, resterà, per tutto il tempo del comizio, il riferimento più alto della piazza. L’Alberta si rivolge, ecumenicamente, agli atripaldesi, con voce mozza, prossima alla commozione, o è solo stile? Ha molto ricevuto dalla città ma molto ha dato e ancora ha da dare. In qualità di Presidente della Provincia. Cui, lascia intendere, gioverebbe interloquire con un’amministrazione dello stesso colore. D’altronde, non è stata lei, forse a finanziare il parco archeologico, 3 milioni di euro, per l’antica Abellinum? Non è stata lei ad aprire il primo centro dell’impiego della cittadina, nei pressi del centro servizi (ed è bellissimo, assicura)? Non è stata lei a programmare il pieno recupero del fiume Sabato, corso d’acqua principale della “città dei fiumi”, così da goderne tutti? E ancora si potrebbe fare, in un’ottica sovracomunale, tanto da contare di più, e scalare più facilmente le classifiche per ottenere i finanziamenti regionali (magari comunitari). Una metropolitana leggera che colleghi avellino alla stazione, ad esempio (e atripalda?), o comunque un deciso rafforzamento delle infrastrutture di trasporto verso l’università e i due corridoi europei (ché Baronissi non ci superi in strategicità). Che si punti sulla vocazione commerciale della cittadina, sui giovani colti, preparati, intelligenti: nugoli di teste bianche approvano. Insomma, si punti su Alduck Laurenzano. Nel frattempo, è sopraggiunta una leader nazionale, mica capperi, ché la posta in palio è bella grossa. Si tratta del segretario (mai segretaria) del Movimento Repubblicano Europei, Luciana Sbarbati. Che pur partendo in sordina, non potendo nominare né il nome del paese che la ospita, né il nome del candidato sindaco che sostiene, si riprende subito, e finisce, per la geografia, come un fiume in piena. Rivendica la laicità del suo partito, non certo il laicismo sfrenato, l’assurdità delle due piazze contrapposte (San Giovanni Vs Piazza Navona), la passione che è necessaria in politica. Dopodiché, e in nome dell’interesse generale, cui ognuno dovrebbe richiamarsi, richiama pure la spinosa questione dei rifiuti (di striscio evocata da Alduck, per il quale, tutto sommato, Atripalda rimane pulita). Dai giornali appare un dramma, ma da vicino (ora che ha girato un po’ di paesi della zona) è decisamente peggio. Talvolta, non si può nemmeno immaginare di aprire le persiane, una volta spalancate le finestre. Ebbene, in nome dell’interesse generale, una classe politica consapevole dovrebbe prima decidere, poi imporre la sua decisione, anche a comunità restie ad accettare contro il loro interesse immediato, in virtù di una decadenza del concetto di politica che è un'eredità degli anni del berlusconismo (non ancora finiti). Seguono applausi. Commovente sullo scadere del suo intervento, il tentativo malriuscito, di una donna più che appariscente, di passare al segretario, un foglietto, con su scritto il nome del proprio candidato, da sparare a tutto volume alla piazza (che ottimo volano elettorale sarebbe stato), scaduto in un nulla di fatto. D’altra parte la Sbarbati, ad ascoltar il consiglio, avrebbe rischiato di danneggiare il suo secondo microfono. Dopodiché il Presidente, De Mita. Che tra lezione di politologia e aneddotica paesana (quand’ero giovanotto, mi ricordo…) crea il silenzio tutt’intorno, aggroviglia il fluire del discorso e, quasi mai, ricerca l’applauso. In primo luogo, e piuttosto sbrigativamente, mette in chiaro le ragioni del suo sì al partito democratico, ché dopotutto si rimane nel centrosinistra, sebbene sia stato, sulle prime, scettico, ma quando iniziano i processi, i percorsi, si discute insieme, si cercano le soluzioni, e solo se non convincono, si fa un passo indietro. E lui, ribadisce, nei processi (sottinteso, politici) non si tira mai indietro. Rivendica (e questo lo dice alla Sbarbati che è una laica) la sua discendenza popolare che non assume le prescrizioni della gerarchia facendone norma, ma non può prescindere dalla dimensione religiosa di ciascuno (dalla trascendenza), dai vincoli solidaristici che ne discendono (e a dispetto di chi riduce tutto a transazione, alla dimensione economica). Il tutto infarcito di digressioni impensabili. Persino all’accertata nocività della cura Di Bella. Questo per dire che mica l’agenda politica può seguire l’emotività della gente. Giammai, deve governare i processi. Come per l’emergenza rifiuti: la gente vuole che la questione si risolva (il servizio sia prestato), mentre la classe politica locale (che, en passant, ultimamente lo allarma perché sottosviluppata) si “prende” l’emergenza e lascia, in strada, i rifiuti. La politica è altro. Solo quando non si trovano soluzioni alla malattia, si ricorre alle fattucchiere (e ce n’era una a Guardia de’ Lombardi, che era una… si blocca per evitare di scadere nel vituperio). Poi, torna alla questione di Atripalda. Precisa, e mai un affondo, che è un amico della famiglia Capaldo. Una delle sorelle, all’inizio della sua carriera (quanti decenni fa) era una delle sue più accese sostenitrici. Amico del padre. Amico di Pellegrino, una delle intelligenze più vive in campo economico-finanziario, nel nostro paese. E – suspense- era e rimane amico di Gerry Capaldo. Al quale aveva offerto, la penultima volta che l’ha incontrato (e l’ultima?), al congresso regionale della Margherita, la candidatura a sindaco. Ma lui aveva tentennato, allorché, gli aveva dovuto ricordare che se non si fosse candidato, si sarebbe dovuto decidere (con enfasi estrema). Decidere il suo allontanamento? Gerry Capaldo che difende una politica del ricordo, l’aveva seguito, per amicizia, ma forse senza convinzione, nell’avventura nei popolari, e poi nella margherita. Concede all’avversario addirittura, le sue preoccupazioni, intorno al progetto del PD, sono legittime, ma passare al centrodestra, è decisamente troppo. Poi, con personaggi di dubbia risma. E allora, allarga le braccia e chiama la piazza a decidere chi tra Iaione e Alduck Laurenzano meriti di più, per qualità personali, storia politica e quanto altro. Scrosci, inevitabili, di applausi. Lista avversa, appoggiata da uomini dell’Udeur. Chiede se Mastella è venuto a chiedere voti. Gli rispondono di no. Perché si è vergognato, aggiunge sarcastico. Mastella che ricerca non il centro politico, quanto il centro famiglia. Insomma, non c’è molto da almanaccare. Basta saper lavorare (e questo non lo dice solo alla De Simone), basta saper dare risposte alla cittadinanza, e il centro sinistra (almeno qui) non può perdere. Qui, che il centrodestra esiste solo per distrazione del centrosinistra. E, ad Atripalda, dove da ragazzo, negli anni del liceo, e con i genitori che avevano un negozio di stoffe, venne a comprare un vestito (non da Passaro, come gli suggerisce la folla, che poi striglia, perché non importa). Vestito che pagò 10'000 lire, e che il padre, da esperto, riconobbe essere di buona fattura. Questo per dire che si deve scegliere, e ben scegliere, come lui fece all’epoca. Scegliere Alduck Laurenzano. Chiude e la piazza si svuota, solo un capannello intorno al Presidente. Oggi replica la lista, Al centro per Atripalda. E se c’è una cosa più giusta delle altre, tra le innumerevoli dette stasera, lo si deve, di nuovo, a De Mita, il quale se la prende con chi, tra i candidati, e leggendo i programmi e le dichiarazioni ai mezzi d’informazione, spara enormità come si candidasse alla carica di governatore del mondo, assumendo posizioni sulla guerra, la povertà nel mondo, sul rapporto stato e chiesa. In realtà, si tratta di governare una piccola cittadina, seppure è “la città dei fiumi”, governarla bene, e già sarebbe tanto, se si riuscisse a consentire a tutti di spalancare liberamente le finestre. Dietro piazza Garibaldi, giovani della Rifondazione Comunista, suonano e ballano. Nessuna eminenza grigia. Vinca il migliore?


Per cronache più minute e meglio avvertite, si legga qua e qua

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel pezzo, un reportage vero e senza fronzoli. Complimenti.
Teoraventura

maynardo ha detto...

grazie, per i "senzafronzoli" su ttutto ;P

Anonimo ha detto...

Prima volta sul tuo blog. Complimenti ragazzo, bel modo di scrivere.
De Mita non riesce mai a contestualizzare un discorso. Politichese bello e buono...e poi dicono che è un grande politico. Ci vuole coraggio.

Anonimo ha detto...

bravo davvero, mayn (e grazie per il link).
g.

maynardo ha detto...

di niente!