2.2.07

turbainurbamenti

a un passo dal possibile,
a un passo da te,
paura di decidere,
paura di me
elisa, a nome di un’intera generazione


Ci muoviamo spavaldi lungo gli assi che da piazza istria portano a piazzale delle province, da porta pia puntano su piazza Gondar. Dopodiché, una volta oltrepassati questi confini esistenziali, siamo subito disorientati, confusi dallo sbaraglio della vita metropolitana, noi provinciali inurbati non vediamo l’ora che il 60 express ci riporti all’ovile. Noi siamo quelli per cui la breccia, onore dei bersaglieri, è stata un di più, avremmo potuto lasciar spazio e privilegi ai pontifici, magari la storia patria avrebbe preso tutt’altro corso, tra pax e pacs mentre la storia personale, tutto sommato, sarebbe stata la stessa. Dunque, consideriamo nostra soltanto una piccola porzione di città, del resto ignoriamo angoli e persone; ci siamo costruiti un'enclave nella metropoli e sorridiamo con affetto a chi ci rinfaccia dolci nottate, federicofellineggianti, nella capitale tentacolare a cui, per tempra antisocial, abbiamo ammanettato i tentacoli. Al massimo, godiamo della vista delle massaie ciarliere alla fermata del 310. le quali non assomigliano a nostra zia solo perché massaie, solo perché ciarliere. C’è dell’altro. forse è lo schiocco della lingua a scandire le notizie di una certa importanza, suo marito è morto, suo figlio su marte, il suo amante, da quando con lei, come risorto. Al massimo, ci chiudiamo nella biblioteca dell’università, dove, è vero, invece dei topi, girano personaggi curiosi, ragazzi con la sola intenzione di ritardare la laurea, ragazze con la sola intenzione di sradicare le doppie punte, stanare saperi da libri ogni giorno più intonsi, selezionare, ma solo se c’è modo e tempo, uomo adatto, che sia danaroso o nulla. Dunque, poche distrazioni. Se non fosse per il circolo di tennis che s’ammira dalla terrazza, sul didietro, campi in terra rossa, uomini d’affari indaffarati sui rovesci del gioco. Noi che bramiamo di entrarvi ma l’esclusività del posto ce lo nega e a nulla valgono gli sconti famiglia perché, a suo tempo, evademmo dalla famiglia fatto salvo il sostanzioso cordone finanziario per cui eternamente saremo debitori, che pure non ci permette spese folli. Se non fosse per passaggi a vuoto, spiegazioni fumose, tira&molla gratificanti, avremmo pure individuato, finalmente, la strada, amministrativista o pubblicista (senza passar per il giornalismo). Avremmo trovato, cioè, quella spinta, che è difficile capire da dove provenga, che muove i virtuosi, semplicemente, ad agire, intuendo, tra l’altro, il fatto che non sarebbe arrivata a spiare di continuo gli spiragli della coscienza, in eterna attesa di segnali. Ora, possiamo aprirci a nuove avventure e mai più ignoranti di fronte a parole come assessment e recruitment. Perché se lavoreremo, sarà soltanto per spaccare il capello in cinque. Chissà per un think tank, thanks! Intanto, cerchiamo di rosso la data del tre maggio e nel frattempo, dovrò inventarmi una pozione magica che tenga incollati tutti i capelli in testa, per non rischiar di venire spelacchiato nelle foto che poi restano, e più di tutto, per non uscir perdente da una scommessa con il mio riflesso. Dopodiché cercheremo di non esser cannibalizzati dai nuovi coinquilini, due dei quali autentici fenomeni dell’italietta di quest’anni. Tanto per dire, pochi giorni fa, convenivano sull’utilità di possedere il porto d’armi, non foss’altro per il vantaggio di poter sparare al pentagono. Al che, inutile dietrologia per concludere, chi è più terrorista, noi o loro?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

in bocca al lupo! (passo d'estate per gli auguri)

maynardo ha detto...

crepi! (t'aspetto, qui intorno)

Unknown ha detto...

La figura del fotografo embedded delle tesi di laurea è senz'altro da approfondire (oltre che da temere!)... in bocca al lupo!

g.

maynardo ha detto...

il fotografo embedded già è stato adeguatamente neutralizzato alla seduta di laurea della triennale. spero gli sia bastato!