3.6.06

come cambiare il mondo in cinque minuti

metto piede in strada e un trentenne allampanato, sguardo acquoso, andatura claudicante, attraversa sventolando un tricolore giallorosso, s'avvicina sospetto al macellaio indaffarato e gli chiede qual è il modo più sicuro per appendere la sua bandiera alla finestra, perché a lui, precisa, piacciono quei colori, agli altri chissà. più avanti una mastodontica donnona in tuta rosa accompagna un minuscolo cane ai suoi bisogni. non ha la paletta e si nasconde la faccia. dietro ad una lambretta celeste, spunta un fioraio salmodiante in napoletano, che persuade all'acquisto due vecchine ben assortite, tipiche del quartiere, ed ha gioco facile. Edicola, (è diventato un'impresa farsi spazio in una qualsiasi edicola, tra libri di quarta serie, enciclopedie, dvd e codici da perdi), la repubblica, un euro e venti, graziearrivederci, buona giornata. esco e il fioraio, ora solitario, mi riconosce come possibile preda e prova colla tipica adulazione del venditore ambulante campano, bello?!?, bello ?!?, mi volto dopo dieci metri di sicurezza, e lui, tempismo perfetto, hai una mamma per i fiori???, e io sconsolato, sommesso, il più triste dei no; magari avrà pensato che sia orfano, invece è che non ho una mamma per i fiori. la donnona confetto rosa è di ritorno e sussura amorevole al suo cane, hai visto chi c'è???, indicando qualcuno alle mie spalle. avrei potuto regalarli a lei, i fiori, e distoglierla un minuto dalle sue ansie, dal suo stupido cane e finalmente innescare una mega reazione a catena che avrebbe concluso guerre e dissolto odii, ma non me la son sentita: sono responsabilità troppo grosse.

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