13.9.08

sabato di san sabino

il malanimo che serbo dentro è riposto contro il fastidio, indifferibile, di dover crescere. un chiodo fisso ficcato nella mia fronte che col tempo arrugginisce. potrei davvero lanciarmi nella scrittura. tendere alla direzione del corriere (dell'irpinia). in cui, ho scoperto da poco, un mio conoscente è diventato l'inviato di nera. d'altra parte giocare d'autoironia è un difetto perché la maggioranza si prende fin troppo sul serio. e persino quando non è, lo sembra. e persino quando parla di politica. mentre il paese scorre veloce verso la recessione, il sabato è in piena, impetuoso. all'altezza di via gramsci è a un metro dall'esondazione. trasporta con sé un masso dalla forma irregolare, che rimbalza, divertendo i curiosi, sul greto di cemento. magari mantenesse sempre la portata. come gli abitanti delle terre che bagna, capaci di imprevisti, ma rari, lampi di genio, il suo, dunque, è un problema di continuità. le piste ciclabili, allora, uniscano le rive dei fiumi in secca, dal fenestrelle al calore, prima che s'esaurisca pure il carburante. e siamo costretti ad attendere l'apparizione, magari un altro secolo e mezzo, di un'altra madonna di lourdes per puntare tutto sul turismo religioso e la vendita di immaginette sacre.

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