17.2.08

colazione a casale rocchi

stamattina il vento si è placato. gelida rimane l'aria. in strada i raggi del sole picchiano di traverso sulle lenti dei miei occhiali. i miei occhi finiscono per bruciare. svolto per via dei durantini. semino il sole, ora alle mie spalle, così mi pare. figure marginali si muovono sui marciapiedi. una vecchia bacucca trascina stanca un carrello da spesa vuoto. con le spalle la supero. il giornalaio discute animatamente dell'arbitraggio di ieri. torti e ragioni si fronteggiano in un campionato parallelo. via casale rocchi è a duecentocinquanta metri da casa. appena la imbocco, uno sfasciacarrozze si presenta alla mia destra, un caseggiato diruto alla sinistra. avanti, le case diventano basse, semplici. il viale è deserto. un edificio rosso si intravede al suo limite. è il casale di bonifica, grazie al quale qui l'uomo ha strappato terre coltivabili all'ansa dell'aniene. l'atmosfera rimane rurale. sul portale di una chiesa anonima, un foglietto indica gli orari delle messe e quelli del catechismo. è ora di messa ma è tutto sbarrato. un paio di donne ciarlano del tempo sull'uscio di casa. intorno è silenzio. al massimo persiane che si rialzano, un pianto di neonato. dal fianco della chiesa parte una stradina che dopo pochi metri perde l'asfalto e dà sui campi. mi avventuro perché voglio arrivare al fiume. saudade del sabato. di lì i campi si aprono a raggiera, delimitati dal corso d'acqua. mozzando il proprio respiro si sente il suo. paesaggio pasoliniano. campagna al cui orizzonte spuntano palazzoni alveari. da quei palazzi questi pezzi di verde saranno di sicuro invisibili, lo sguardo stretto da altre costruzioni, antenne e cipressi. sul ciglio del fiume ombre si muovono, poi si accorgono di me e si bloccano a fissarmi. mi rammento che da queste parti vive l'esclusione. desisto dal mio intento e torno indietro. i miei passi si appesantiscono. il vento torna forte e mi screpola la faccia.

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