28.9.09

rue de rivoli

siamo un rivolo ininterrotto di sudore ma dentro secchi come certi deserti, in attesa di qualsiasi bus che ci conduca un pezzo di strada più in là, nello spazio pubblico che nessuno condivide, da cui nessuno s’aspetta frutto. siamo ripetitivi come gli aneddoti di pippo baudo, sociopatici in lenta riabilitazione, curati e curatori, smarrite storie e connessioni, morali della favola e pronte soluzioni. oppressi dall’inverno civile che non è una stagione, ma un quarto di secolo, il nostro, dapprincipio fino ad oggi, ad eccezione di alcune puntate di big. cui resistiamo serrandoci e così serrando ogni alternativa di resistenza. egolatri senza maestri. schiavi dell’epoca senza i mezzi adeguati per esserci, figuriamoci i fini. siamo in un cul de sac e la scrittura e i pensieri battono sempre sullo stesso argomento, non troviamo fuga, rimane la foga.

23.9.09

il dovuto

fra cinquant'anni chi di noi si sarà opposto non sarà ricordato come eroe

20.9.09

sguardo periferico

stracci polverosi sbattuti con furia alla finestra da massaie tristi talvolta si trasformano in uccelli in volo. una pattuglia dei granatieri subisce l’agguato di una realtà disordinata. l’unico allarme qui è la prova di un sistema antifurto. in mezzo a scampoli di agro romano, quando dai libero sfogo all’immaginazione. un’estate incivile dopo una primavera da brividi preannuncia un autunno barbaro. gli opponiamo uno gelido silenzio emotivo, una indefettibile renitenza al consumo, uno sprezzo di tutte le mode, un tragicomico rifiuto del denaro (tragicomico per la posizione che abbiamo o che dovremmo desiderare), che nell’evo berlusconiano ci paiono la minima forma di conservazione morale. in altri tempo, forse, avremmo parlato. in altri tempi, non ci saremmo fottuti, così presto, mezzo cervello.

19.7.09

dissoluzioni

per rilanciare il blog, forse muoio

16.7.09

il picco della produzione

la svestizione del flexmanager è parecchio lenta, rilassate le membra, disperde le tossine di ipercompetitività e mentre accatasta i colletti bianchi appiccicosi sulla montagnola di panni sporchi pensa a come l’indomani affronterà il lavoro che ha lasciato inevaso, che non è poi la fine del mondo se anche quest’anno non verrà la promozione, l’aumento, che viaggia in taxi ogni tanto e discute quotidianamente con gente che lo prende tutti i giorni, che dal vetro del taxi ha visto il colosseo, un barbiere che tosava le aiuole, le cupole indorate, un bambino affamato davanti l’edificio della FAO, un ex gondoliere bulgaro dall’andatura sbilenca. si crede certo, come quel tale, che l’intelligenza sia vicina ai testicoli, e se sei pelato, o a rischio di diventarlo, tanto meglio

15.7.09

la cometa sul forte

pick up militari rientrano alla base dalla ronda di (fuori) quartiere e chiazze di luce emergono dagli antri delle case in cui sono rinchiusi innumerevoli esseri umani. ai balconi, pochi coraggiosi scialano per un alito di fresco. immancabili, da lontano, giungono spari artificiali, chiacchiere, miagolii, il fruscio del traffico che scorre. il messaggio è tutto, in una sovrapproduzione di senso. in sua assenza, ci si danna l'anima per molto meno.

14.7.09

dar es salaam

non scrivo più perché dal cassetto sono scomparse le biro adatte, quelle con l'inchiostro a gel, capirlo è costato mille incomprensioni con cartolai annoiati. i miei occhi acquosi bramano le vacanze, i tetti di parigi, un asso nella manica. sguscio via dall'ufficio senza più guizzi, quasi atomo. tanta è la strada da fare. non mi iscrivo più al partito democratico: vado in africa!

9.7.09

rationality isn’t enough

“Who is man? Is he a rational animal? If he is, then the goals can ultimately be achieved. If he is not, then there is little point in making the effort. All the evidence of history suggests that man is indeed a rational animal but with a near infinite capacity for folly. His history seems largely a halting, but persistent, effort to raise his reason above his animality. He draws blueprints for utopia, but never quite gets it built. In the end he plugs away obstinately with the only building material really ever at hand: his own part-comic, part-tragic, part-cussed, but part-glorious nature.”

Robert Strange McNamara (June 9, 1916 – July 6, 2009): qui, qui & qui

7.7.09

l'osso e la colpa

scarno, dall’osso dell’appennino da cui discendono le mie genti, strappate a brandelli, alcuni brandelli ancora attaccati, manca il gusto a sorprendermi né mi sorprende troppo il gusto altrui, arrivo a capire che è una questione di culture, sfumature, ma è la mia che mi sfugge, non si lascia narrare, perché ciò che in essa si trasmette sono i silenzi, impenetrabili, non in tutto simili. mi pare d’intuire che in alcuni, quelli ispirati, ricerchiamo la pace con la terra che attraverso gli uomini non ci riesce di scovare, momenti densi in cui sentiamo come un’intesa intima con il paesaggio attorno, che infatti mai smettiamo di scrutare, perché lo troviamo ogni volta diverso da come lo ricordavamo mentre spesso ci annoiano i volti delle persone perché li troviamo uguali a mille altri, nei tic, negli zigomi, nell’ovale, somiglianze che i vicini stentano ad ammettere. così fatichiamo ad accomodarci nel mondo per come è diventato, fluido, rapido, pavido. che spalanca infinite opportunità di incontro cui presentare ruoli contraddittori. la diagnosi della nostra malattia, della nostra generazione di passaggio, è sintetizzabile nell’illusione di poter cambiare il mondo, vorticosamente assieme ad esso, senza essere disposti a concedergli neanche un millimetro.

29.6.09

goffi spunti goffmaniani

il mio nascondiglio mi sottrae solamente alle feste patronali, alla morbosità dei legami viscerali. la libertà è altro, nello spazio pubblico che evapora. invece delle parole, ho centotre videoclip da condividere. il suono del pianoforte del piano di sopra, unica meraviglia. una rete è a maglie larghe, larghissime in un tipo di società che emargina i meriti di alcune solitudini.

17.6.09

quintiliani

l'esistenza della stazione quintiliani sulla linea b della metropolitana di roma spiega meglio di ogn'altro luogo (comune) il perché l'italia non è (ancora) un paese civile

14.6.09

la questione umorale

anzitutto la conta dei voti. al comune di avellino, settecentododici (712) candidati sugli ottocento (800) totali hanno raccolto alle amministrative di sabato e domenica scorsi, meno di cento preferenze, il gruzzolo di voti minimo per aspirare ad un posto da consigliere. ben quattrocentotrentratre (433) candidati hanno raccolto meno di quindici (15) preferenze, il consenso che si può metter insieme grazie ad un nucleo familiare numeroso ed una schiera minima di amici. gli ottantotto (88) candidati che hanno superato le cento (100) preferenze hanno complessivamente ottenuto ventimilanovecentosettanta (20.970) preferenze, i restanti settecentododici (712) solo dodicimilacinquecentosessantatre (12.463). la sconsiderata polverizzazione del voto, d’altra parte determinata dalle scelte delle forze politiche in sede di presentazione delle liste, ha punito particolarmente gli schieramenti del sindaco galasso e del centro sinistra alternativo di gengaro. premia l’azzardo di festa e la corsa solitaria di micera. l’accozzaglia di nomi e di anime diverse di cui si compone il centro destra cittadino guadagna una percentuale rilevante, soprattutto grazie a buoni risultati personali. non allo stesso modo si può dire del risultato conseguito dal candidato a sindaco, preziosi, probabilmente per la distanza con cui lo percepisce l’elettorato. ad ogni modo, il quadro che ne vien fuori è desolante. abbandonato ogni proposito di rinnovamento, non solo negli uomini ma pure nelle idee, le forze politiche cittadine si contorcono pietosamente su scelte passate scellerate, su rancori personali inestinguibili, su battaglie di potere (bassoliniani vs tutti ???, i bassoliniani, ripeto!) antidiluviane che fanno presagire future sventure, qualunque sia l’esito del ballottaggio. in aggiunta, abbiamo ora la controprova che le divisioni dell’elettorato sono il sintomo di una immaturità politica tale da rendere impraticabile ogni tentativo di change, anche solo delle coscienze. di questo passo avellino duemilaventi (2.020) non verrà prima di avellino duemilaquaranta (2.040)

31.5.09

sputtanati e puttanieri

i recenti accadimenti della vita spiegano come certi tipi poco italiani possano affogare la propria solitudine nella maniacalità lavorativa. dopodiché bisognerebbe disporre anche di un lavoro dignitoso, di tracce di comunità cui offrirne i frutti. il dolore come forma d’ozio alla fin fine stanca. e il paesaggio morale, mortale. il mio incedere rallenta al ritmo del battito del cuore, rotondo asseconda la strada polverosa, l’informe spazio che mi circonda accresce l’ignoranza, un cruccio che mi affonda, interdizione che mi sfianca. di lato, di fianco, di fronte, un anziano ansioso che conclude male il suo parcheggio, un tossicomane col cane, adipose teenager cultrici di amici. in fin dei conti, quando va bene, la borgata è solo un’autostrada urbana la cui misura di civiltà è garantita dall’autobus che ti porta via. per la prima volta, lo provo nella direzione contraria. dopo aver superato una serpentina di strada, che costeggia l’aniene, e sulla quale si affacciano palazzine fuori quota e osterie da strapaese, dalla nomentana si giunge a montesacro. uno dei pochi quartieri popolari di roma dignitosi, ultima tappa del sessanta notturno cantato da rino gaetano. i muri sono tappezzati di manifesti elettorali, la cui visibilità non dura un’ora. il loro spessore raggiunge svariati centimetri e si incurvano ai margini sotto il loro stesso peso. feriscono passanti distratti, assistiti da ambulanze che correndo tagliano la strada ai passanti. nei dintorni della mia vecchia università nulla è cambiato. resiste la patina di conformismo e inconcludenza. trovo la mia casa preferita, al civico trenta di via degli appennini, falsamente decrepita come sempre, le finestre sono spalancate, sul davanzale una bottiglia di vetro, oltre a quello che vedo non immagino. a piazza caprera, la supremazia dei giovani con il casco di capelli a nasconder la fronte e delle giovani filiformi è scossa dall’apertura di un ristorante gestito da cinesi. al giulio cesare, una felpa carhartt intrecciata al cancello commemora pateticamente chissà quale vittima della strada. gli incentivi per l’acquisto di biciclette sono esauriti dopo aver mandato in tilt il sito del ministero mentre un russo si afferma al giro d’italia, dei russi sfilano l'opel alla fiat. in libreria non riesco a trovare quattro dei cinque titoli che cerco. in compenso ho due cravatte sottili in più. le sacrifico ad un lavoro dequalificante probabilmente per l’eccessiva confidenza che abbiamo di poter cambiare le cose. stante così le cose, il dover esser non sarà. e lo strambo paese in cui siamo nati e cresciuti, che siamo inadatti a lasciare, dai poteri forti piccoli piccoli, dall’ancora più stravaganti regole di vita civile, dalle èlites politiche sputtanate e puttaniere, finirà per uccidere quelli come noi più facilmente che altri.

24.5.09

invocazioni

a gabriella bianchi
giornalista blogger
licenziata in tronco

ai provinciali che stonano, alle scritture che spiegano, alle vite che non si piegano, alle verità che vorremmo, alla passione per le parole, ai mulinelli delle nostre illusioni, alle speranze di futuro, alle porte sbattute in faccia giorno dopo giorno rimandate, alle occasioni mancate, alla giustizia che la nostra terra non conosce così che la mota aumenta e sommerge scheletri armati di cemento edificati a maggior gloria della stessa gente.

19.5.09

why dino preziosi is unfit to lead avellino

storicamente, uno dei problemi più caratteristici del capitalismo italiano è l’ossessione del controllo azionario. da un certo punto in poi, l’obiettivo prioritario degli imprenditori italiani sembra essere la conservazione ad ogni costo del controllo proprietario sulle aziende che hanno fondato e magari imposto sul mercato. a favore dei propri eredi. la maggior parte delle aziende che si quotano in borsa, cedono quote di minoranza e comunque evitano di ricorrere al mercato dei capitali se non all'interno di dolorosi programmi di ristrutturazione, pur di non diluire la quota di controllo. non a caso, spesso si definisce il nostro sistema economico, bancocentrico. ovvero eccessivamente dipendente dal credito delle banche, poco dai capitali dei prenditori di rischio. nei paesi in cui esiste un mercato dei capitali sviluppato, invece, arriva sempre un momento della vita dell’azienda in cui i potenziali vantaggi della crescita superano i benefici privati del controllo. e la famiglia lascia il posto al management. dunque, ricapitolando: in italia, più che altrove, sono alti i benefici privati del controllo. essi conferiscono agli imprenditori che ne godono, prestigio, visibilità, potere. ne soffrono la dimensione, la competitività delle imprese, il livello degli investimenti, la selezione del merito di chi le dirige, le aspettative dei portatori di interesse, dipendenti e clienti, primi tra tutti.

tuttavia, quasi la metà del prodotto interno lordo italiano è targato pubblica amministrazione. non solo amministrazioni centrali e locali ma anche aziende da queste direttamente controllate (le ex municipalizzate, per esempio) che, nello specifico, lavorano adoperando tecniche gestionali del tutto similari a quelle in uso presso le aziende private. tuttavia anche le aziende pubbliche italiane non brillano affatto per l’efficienza e per la qualità dei servizi garantiti all’utenza. in questo caso, invece che dalle banche, dipendono eccessivamente dalla politica, poco invece dalle politiche pubbliche delle quali dovrebbero farsi strumento. in maniera speculare a quanto accade nel “capitalismo all’italiana”, i benefici politici del controllo superano i potenziali vantaggi della crescita delle aziende pubbliche: ne risente la loro capacità di aprirsi alla concorrenza. in base alle regole dello spoils system, il top management delle aziende pubbliche è nominato direttamente dall'ente pubblico che ne detiene il controllo: in sostanza, è espressione delle forze politiche che appoggiano l'esecutivo. se non sono sbalzati fuori da avverse contingenze elettorali, i manager pubblici ne guadagnano in prestigio, visibilità, potere. possono giungere a candidarsi per le forze politiche cui, d’altra parte, legittimamente appartengono, senza però prima dimettersi dall’incarico. si assiste, dunque, all’esorbitare, nello spazio pubblico, di una saldatura di potere a scapito, più direttamente, dell'efficiente gestione di pubblici servizi, in definitiva, della qualità della democrazia.

17.5.09

uomo marginale

The marginal man...is one whom fate has condemned to live in two societies and in two, not merely different but antagonistic cultures....his mind is the crucible in which two different and refractory cultures may be said to melt and, either wholly or in part, fuse.

Robert E. Park



al connazionale in visita in capitali europee piace essere ritratto alla fermata dell’autobus, che in patria raramente gli capita di utilizzare, in mezzo ad un gruppo etnicamente composito, donne in chador colorati, rubizzi uomini bianchi in panama bianco e compagnia bella. forse riconosce, a pelle, i segni solo esteriori di una politica di integrazione che in patria è duro individuare e che comunque non è interessato a documentare. al suo ritorno a casa accende stancamente la tivvù. ha un moto di raccapriccio al fluire delle solite notizie. spegne l’elettrodomestico a scatola quando il telegiornale comicia a trattare dei respingimenti al largo del mar di sicilia. lontano duecentocinquanta chilometri, in quel momento, sua nonna, ottantanovenne, paralitica, è imboccata da una donna di mezz’età: viene da kiev ed è senza regolare permesso di soggiorno.

più spesso, in patria, gli capita di incontrare, sulla passerella di cemento che conduce alla stazione, finto progressiste che indossano pantaloni alla zuava mentre da dietro la staccionata il circolo dei pensionati rilancia lamentosi stornelli in romanesco. da lontano sembrano il richiamo alla preghiera di un muezzin; da vicino, riconosce l’inconfondibile voce di lando fiorini. nulla di strambo al confronto della musica techno proveniente venerdì notte dal forte pietralata, ultradecennale sede della caserma dei brigadieri di sardegna, vanto del nostro esercito. la stessa caserma, alle otto di ogni mattina, invece, puntuale, rimanda l’inno di goffredo mameli, giovane patriota morto per difendere la repubblica romana del 1849, eroe del nostro risorgimento. il busto suo e di altri uomini valorosi, in fila sul granicolo, all’ombra della gigantesca statua di garibaldi, è consumato dal tempo e da sporadici scalpellini. al momento, non sono previsti restauri.

il parcheggio al parchetto feronia non si farà. i diversi comitati di quartiere, riunitisi in un supercomitato, si mobilitano affinché lo spazio verde, circa 75 ettari, non sia sacrificato sul braciere della speculazione. ogni due giorni, alcuni volontari, che stazionano stabilmente all’ingresso del parco, tagliano l’erba spelacchiata. azioni ulteriori di guerrilla gardening non sono in programma e, a prima vista, l’area appare piuttosto dimessa. tutti i pali della luce di via dei durantini sono tappezzati di comunicati che convocano riunioni di emergenza e di trafiletti dell’edizione romana di la repubblica che riportano i propositi guerreschi dei promotori. forte critica viene espressa contro uno dei comitati, dissenziente, che appoggerebbe gli interessi dei costruttori, ovvero l’esecuzione del piano regolatore generale. di fatto, il resto del quartiere è un ammasso informe di palazzine, villette, rimesse d'auto, e pompe di benzina con una densità pari al texas, nel tempo è stato edificato favorendo lo stesso tipo di interessi speculativi. al tempo i comitati ancora non esistevano. i litigi erano, in ogni caso, frequenti.

12.5.09

art. 3, comma 2 Cost.

è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

11.5.09

tutti i nomi

l’inverno del nostro scontento
non vede non sente dimentica presto
aspettiamo giorni di sole calendari di primule e viole
viene bufera balorda primavera
ciò che ci pare profondo è increspatura
certifichiamo radice una fluorescenza in superficie

noto una qualcerta difficoltà difficoltà nel procedere
cronaca del 2009 - P.g.r.




mani unite, la fenice, per ritrovare la rotta, io amo domicella, insieme per candida, vivere castelvetere, patto di libertà per forino, nuovi orizzonti per forino, uniti per forino, progetto comune per bonito, uniti per sanmango, mattone pace progresso ricostruzione, democrazia e progresso per melito, insieme per melito, il girasole insieme per il futuro, alternativa per s.angelo, continuità e rinnovamento, insieme per sturno, il quadrifoglio – uniti per rotondi, rotondi viva, uniti per vallesaccarda, liberamente – insieme per unire, liberi, noi per tufo, alleanza democratica, torrioni futura, torre, zungoli futura, i normanni, futuro insieme venticano, insieme con lealtà per venticano, vivi il futuro, progetto per andretta, l’aquilone, il ponte, centro sinistra santa paolina, fatti non parole, insieme per una nuova montoro, patto per taurasi, montoro democratica moderna, alternativa democratica, i democratici, per morra, morra nel cuore, uniti per castello, camminiamo insieme, insieme per torella – il mulino, nuova alleanza torellese, torella libera, noi per montoro e raffaele d’amato sindaco, uniti nel progresso, montoro nel cuore, parolise prima di tutto, parolise la nostra forza, insieme per il futuro, cassano democrazia libertà, insieme per villanova, quadrifoglio – rinnovamento e continuità, il sole luce e progresso, uniti per san sossio, chiusano nel cuore, impegno per chiusano, contrada nel cuore, contrada futura, trasparenza e progresso per carife, io sto con carife, per un nuovo futuro – libertà e rinascita, libera carife, lo stemma pro cesinali, pdl – udc capussela, l’aquilone, per sant’andrea

i candidati alla carica di sindaco nei cinquantaquattro comuni chiamati alle urne, sono centoventisette, di cui solo nove sono donne, uno solo ha meno di trent’anni: si chiama palatucci francesco, ne ha ventidue e capeggia la lista di forza nuova a montella, l’unico comune in cui saranno sei i raggruppamenti a contendersi la carica più alta. il più vecchio è il settantunenne luigi mainolfi a rotondi. solo sei sono nati fuori regione, uno in provincia di sondrio, tre in svizzera, uno rispettivamente, in germania, in francia, in venezuela. uno di loro è il nipote ribelle di de mita. l’ultima sua sortita risale a decenni fa: è stata ampliamente vendicata pure pubblicamente: i panni sporchi si lavano in famiglia!

insieme per cambiare lista civica, partito comunista rifondazione, la civetta, patto per mirabella, il carro di mirabella, concreti liberi forti per grottaminarda città, grotta nel cuore, uniti e solidali per il progresso, uniti per bisaccia, civica arcobaleno, di pietro italia dei valori, vento di centro, comunisti italiani rifondazione, pd partito democratico, di pietro italia dei valori, comunisti italiani rifondazione, casini unione di centro, avellino futura, democratici per avellino, uniti per avellino, il popolo della libertà berlusconi per preziosi, uniti per avellino, giovani ambiente territorio uniti per cambiare, riscopriamo avellino, ariano in movimento sinistra democratica, partito democratico, mpa movimento per le autonomie campania, partito socialista, liberi e forti per l’autonomia, insieme per ariano, il popolo delle libertà berlusconi, l’orologio autonomia e libertà, popolari per ariano, pensionati per l’irpinia, udeur popolari, centro sinistra alternativo gengaro sindaco, bilancia, uniti per montefusco, nuovo psi, insieme per savignano, savignano unita cambiare si può si deve, partito socialista, movimento di centro per avellino, il cambiamento per montecalvo la campania, unione popolare monte calvo, de gregorio italiani nel mondo, tempo di cambiare, l’aquilone, alleanza di centro pionati, la destra, insieme per santa lucia, pd partito democratico, allenza democratica, liberamente con frongillo, la sinistra che unisce, orizzonti nuovi, unione popolare nusco, unione di centro, il sole insieme per il domani, cambia salza, lo scarparo uniti per non dimenticare, montella avanguardista, alternativa riformista, il patto, centro destra per montella, montella libera, rondine sul tramonto – uniti per trevico, il campanile – uniti per trevico, il dialogo, per vallata, uniti per grottolella, il popolo per grottolella

ad avellino non s’è mai volato seriamente, gente piegata sulla terra, ad eccezione di umberto nobile, pionere dell’aeronautica italiana, il primo che provò l’attraversamento in dirigibile del polo nord, ne seguirono lunghe dispute e speciali di piero angela; ad eccezione del raduno annuale dei mongolfieristi nella piana di volturara irpina e di un tale fasulo luigi, emigrante in svizzera, che a bordo di un piccolo aereo da turismo si schiantò, poco dopo l’altra catastrofe di inizio secolo, contro il pirellone in milano, causando due morti, oltre la sua, e una settantina di feriti. chi da queste parti più prosaicamente rimase a terra, trovandosi un giorno a dover fronteggiare le ostiche regole della patronimica di aziende di pubblici servizi, con genio ribatezzò l’usurata azienda di trasporti regionale (la mitica G.R.T.I.), in autoservizi irpini (A.IR.). di certo, la scarsa qualità dei servizi garantiti all’utenza non consentiva svolazzi retorici. eppure, grossi investimenti nel rinnovo della flotta, commissionati alla irisbus di flumeri, l’aumento esponenziale dei flussi di traffico verso roma e napoli, dunque dei ricavi nelle tratte a maggior margine, e il ritorno di immagine derivante dalla sponsorizzazione della vincente scandone basket, hanno trasformato, agli occhi dei indigeni, uno dei tanti carrozzoni parapubblici, e nel caso specifico la dizione s’addice a pennello, in esempio di buona gestione ed il direttore generale, dino preziosi, in acclamato benefattore. ora, dino preziosi, senza che siano argomento di discussione le sue possibili dimissioni da una carica pubblica quanto l’altra cui si propone, è il capolista della lista civica, vento di centro, a favore del candidato sindaco, massimo preziosi, già eletto sindaco trentaquattro anni fa. ironia vuole che il vento spiri da destra a sinistra o viceversa, dall’alto in basso o viceversa, ma non s’è mai visto un vento che spinga quanto si oppone alla sua, non la discutiamo, incredibile forza, proprio al centro. è uno dei paradossi politici che ravviva il lento trascorrere del tempo in questa sperduta provincia dell’impero.

estratto: Preziosi sindaco D’Ercole Giovanni Battista Nicola Addivinola Alfonso Capossela Flaviano Chiocchi Giuseppe Ciarimboli Luigi Coppola Teodoro Cucciniello Toni D’Argenio Arianna De Benedetto Teresa Della Sala Luisa De Sio Antonio Ferri Claudia Govetosa D. Sabino Guarino Leandro Iandoli Modestino Maria Iannaccone Antonio Iannaccone Maurizio Loschiavo Antonio Lucadamo Romeo Marinella Antonio Meola Romualdo Montanile Carmine Mordente Alfonso Nazzaro Alessandro Passaro Massimo Petracca Claudio Petruzziello Antonio Picardi Angela Pierni Marino Rotondi Raffaella Sacco Fausto Sbrescia Vincenzo Scala Sebastiano Silvestri Adelchi Sorece Orazio Telaro Patrizia Tolino Ennio Valentino Emilio Zeccardo Luigi Ambrosone Gerardo Andreottola Vito Barbaro Anna Barbarisi Mario Bergamasco Gerardo Boccieri Stefano Cerullo Ernesto Cetta Raffaello Cinquarla Ivan Cipriani Raffaele Cucciniello Antonio De Cicco Elvira De Luca Resia

DelGiudiceAmato EspositoAntonio FasolinoGaetano FerraiuoloGiulio FuscoAntonio GrecoCarmine IannacconeLazzaro Iannaccone SergioImbimbo FaustoLandi AngeloMarino CarmineMelillo Carmine Oliviero DjanaPalatucci I.SaraPicariello VincenzoPiscitelli VincenzoPreziosi LuciaIrene RosielloAngelino Sarno AntonioScibelli MicheleScozzese ValeriaSperduto AnnaStingo AnnaTirri FeliceBiagioTomeo VittorioVarallo GiovanniZaccaria C.Augusto AmbrosoneEnza AcerraSonia BasagniCarlo BilottaGerardo BrunoMario CardilloCarmine ClementeDaniela CodellaRoberto CorradoEnea CuccinielloMariangela Del GrossoLello De VitoVittorioDiFranza RobertoDiGreziaFrancesco DiNardoBruno ErcolinoLuigi FilippuzziLuigi Fontana MassimilianoFreda PinoGenovese CarmineGiacobbe GerardoIandolo LucaIannarone NicolaIannuzzi Enrica Ieppariello AntoniellaLimone CiroLimpido Diego Marinella RobertinoMatarazzo Pasquale Melchionne RitaPalumbo MimmoPergola RenatoPericolo LinoPerillo Rosanna Petrosino RaffaeleReale Angelo RennaErminia RescignoEugenio SpinaAntonio TortorielloF. Saverio PreziosiDino AldorasiAngelina Barbarello MarioBilotta MarziaBoccia FrancescoCapone RitaCapossela AttilioCaso ErsiliaCastellano FrancescoCicalese

le belle liste di una volta si decidevano in sezioni nebbiose di partito, spesso locali affittati per l’occasione elettorale, poi subito dismessi, al di là dei risultati, per perenni difficoltà finanziarie, e accanto ai nomi e le età, era necessario indicare la professione. i liberali avevano sempre tra di loro un imprenditore, i repubblicani un professore di storia, il partito socialista, un artigiano, un operaio, un disoccupato. poiché erano categorie sociali non sempre considerate durante l’azione amministrativa del politico locale, poteva essere un problema rintracciare, nelle ultime ore, magari dopo dolorose rinunce, le figure che mancavano. dopo la caduta del muro e la rivoluzione arcorese, è venuta la società civile, e ai bui vicoli di garage, s’è preferito il contest televisivo, poi il sito internet, infine il twitter. oppure messaggi subliminali: appunto il bus air, in cui sono, per l’ennesima traversata, il cui passaggio è salutato dalla vedova col barboncino, da una matta alla finestra che sventola un cuscino. così i quotidiani pubblicano lenzuolate di nomi: ottocento per il comune, migliaia per le provinciali più le comunali. nessun commento se non che le liste outsider abbondano di giovani e di stimati professionisti come se soltanto questo fosse il risultato loro riservato. che quando il gioco si fa duro, non è tempo per i ragazzi, tanto meno per chi prova a filosofare. tanto più che tale privilegio è consentito solo al capo tribù. ad ogni modo, i più spulciano con attenzione gli elenchi e ritrovano con impercettibili increspature del volto, zii, cognati e vecchi rivali in amore. ben più impenetrabile e al contempo indiscutibile, il percorso mentale che li porterà ad esprimere la preferenza per ennio tolino o per un qualsiasi sabino imbimbo.

VirgilioCignarelliAmeliaColarussoValentinaConteRosaliaD’AliasiFeliceDeGuglielmoFabrizioDelGiudiceMarcoDellaPiaLucaDeVitoCarmineDiNennaGiovanniDiVitoGianclaudioFattorelloTanoFestaMaddalenaFestaModestinoFinelliFrancescoGiordanoCarmineIannacconeCiroIorioRolandoMaccarioRinoMarzullosergiMatetichStefanNoviaL.OresteNovielloRossanaPastenaGiulioPecoraroVincenzoPetruzzielloAngelinaSanseverinoUmbertoFianoAndreaSichinolfiMilkoTinoArmidaVitaleTommasoGengarosindacoPetrozzielloAntonioAbrateNicolaBuonavitaDarioCamerlangoEmilianoCaputoLuigiCarifanoMariaRosariaColuccinoAnnaCoppolaMartinoCrescitelliCarloD’ArgenioCostantinoD’EmilioFabrizioDeFeoBrunoDeFilippisRobertoDell’AnnoIvanDellaPiaKatiaFamosoAnnalisaFerraraAnielloFestaBettyFredaLuigiGalassoDomenicoGuarinoCarmineGuerrieroMarioImbimboFrancescoLalloCarloLerroDarioManzoEmanueleMarzanoMariaMatarazzoGabrieleMauroCostantinoPetrozzielloLuciaAnnaProcaccinoMicheleQuaresimaGiuseppeQuispeWenddyDyanaRosapaneAntoniaSalduttiVittorioSantorelliFrancescoSarubbiGiovanniSerinoCiroVassalloGenerosoVitaglianoCaterina.

3.5.09

cronaca montana

...nato tra i morti, sui monti vivo sui monti, tra i morti...

28.4.09

perché se io posso cambiare...



esclusivamente tuttologi

24.4.09

jurassic park


de mita candida, per l'intero centrodestra cittadino, massimo preziosi, già sindaco dal 1975 al 1980

23.4.09

diverbi in metrò

l'unica valida terapia di massa
per sconfiggere la generale psicopatia
resta la democrazia

20.4.09

i conservatori

mille possibilità si affacciano in un habitus già segnato, sotto un cielo opaco di una primavera mai sbocciata, dalla biro del grafomane stilla un groviglio di linee frenetiche, sbilanciate emotivamente sulla città degli apparati, nel senso che manca spazio per i single, per i timidi, dove non esistono programmi plausibili da proporre, non esistono istituzioni credibili nelle quali attuarli, responsabilità degli uomini di limitata volontà, non è un pessimismo di maniera, è la maniera con cui siamo stati generati, parti di una generazione destabilizzata da un’emigrazione, da una modernizzazione, da una deviazione antropologica mai governate, poco discusse, distratti dalle beghe di contorno, dalla calate strane, dalle utilitarie fiammanti sulle autostrade soleggiate, dagli esecutivi transitori, dalle correnti di partito, dai tuareg metropolitani, dai bassi napoletani, dalle architetture moderniste, da certe idee progressiste

7.4.09

19:48

leggevo del precursore sismico
ed è venuta la seconda scossa
mi sono attrezzato per scappare in fretta
leggo meneghello

keynes e dopo keynes

solo per dire che negli ultimi tempi, tempi di crisi nera, la risorgenza planetaria di ciò che è comunemente ritenuto il nucleo di pensiero dell’economista britannico, john maynardo keynes, cui dobbiamo non solo l’eteronimo ma anche la certezza di non aver, a suo tempo, fallito corso di studi, ci causa un fastidioso effetto spiazzamento, di misura non inferiore a quello causato agli investimenti privati dall’applicazione delle politiche fiscali del nostro, così come obiettato dai suoi facinorosi avversari teorici, i monetaristi. il che ci ha impedito di cannonare i liberomercatisti di ieri, d’un tratto convertitisi in statolatri, sulla via del licenziamento senza bonus. e lo impediva, per onestà di pensiero, la ricetta fornita per uscire dalla crisi che, ci pare, non può prescindere da un ripensamento complessivo degli equilibri monetari mondiali, col dollaro, e non un paniere di monete, valuta mondiale di riserva, con la banca nazionale cinese a finanziare il persistente deficit della bilancia dei pagamenti statunitense, e con esso gli eccessi economici, energetici, e poco estetici del loro status, ora prossimo alla liquidazione, di unica superpotenza planetaria. dopodiché, john maynardo keynes deve il suo fascino ad una serie di elementi oggettivi – la teoria generale è probabilmente l’opera più influente della storia del pensiero economico dopo la ricchezza delle nazioni di adam smith – e di contorno - bloomsburiano , omosessuale, collezionista d’opere d’arte e di manoscritti antichi, appassionato di balletti russi (e con una ballerina finì per sposarsi) – che però si intrecciano al ruolo pubblico da lui rivestito al ministero del tesoro britannico, durante e dopo la prima guerra mondiale – fino alla conferenza di pace di parigi – durante la seconda guerra mondiale – fino al culmine degli accordi di bretton woods, oggi largamente citati. comprese come il dominio dell’impero britannico fosse giunto al tramonto e pretese di costruire la nuova architettura dell’ordine mondiale. alla sua scomparsa, le sue idee furono prima annacquate, dunque clamorosamente snaturate. dopo sessanta anni, poco male. il nuovo salvatore del mondo non può essere keynes. non può non avere la stessa lunghezza di veduta di keynes.

6.4.09

3:33

il nostro satellite è in orbita,
trasmette le melodie dell'immortale inno rivoluzionario
alla gloria di Kim Jong Il
radio Pyongyang

quando la terra si gratta
per acquietarla
piantiamo dei fiori

31.3.09

occhi di pesce

abbiamo sospettato che sguardi distratti alla finestra
fossero trafitture mortali
così ci siamo chiusi in casa
ma non ci venivano sguardi uguali

26.3.09

writing

scrittore è chi si sente claustrofobico nelle parole degli altri
david grossman, a che tempo che fa, puntata speciale su roberto saviano

25.3.09

minutaglie

grande avellino
salvati da chi ti vuol salvare

22.3.09

vecchie, stupide note

attaccati come mosche
alle sorti di questa città
non per il riparo che essa ci offre
ma perché quieta un senso d'estraneità
che altrove non proveremmo
...

18.3.09

attacchi virali

hanno detto che io e mia moglie compriamo immobili alle aste giudiziarie e non è vero. hanno detto che ho ricevuto in regalo degli appartamenti da alcuni imprenditori e non è vero. hanno detto che ho fatto ristrutturare via verdi, in quanto proprietario di un locale nella zona, e non è vero. hanno detto che la finanza ha effettuato una perquisizione a casa mia e non è vero. infine, ciliegina sulla torta, hanno detto che ho acquistato una farmacia in nero e, ovviamente, non è vero... un’operazione analoga fu effettuata cinque anni fa contro di nunno e, questa volta, si sta tentando di alzare il tiro..."


giuseppe galasso, sindaco di avellino, qui e qui



...e smettetela di litigare!!!


p.s. le primarie per il candidato alla Provincia e al Comune di Avellino della coalizione dei volenterosi (Pd + chi ci sta del ex centrosinistra) si terranno, forse, il 4 aprile

post politica?

17.3.09

randagismi

sulle sponde sacre dell'almone
d'un tratto mi fu chiaro quanto difficile sia invertire l'italia
(mentre poco di lato, parvez musharraf
addestrava la sua turba di cani randagi)

11.3.09

plebisciti (con o senza primarie): 15 anni e più di storia irpina

l'insegna è attaccata alla ringhiera, ben visibile dalla strada: 'democrazia cristiana, comitato provinciale di avellino' . l'appartamento, al primo piano di un palazzetto di via tagliamento, nel centro della città, è lo stesso di tante battaglie. all' interno, nei corridoi e nelle stanze, campeggiano vistosi manifesti elettorali con il volto sorridente di ciriaco de mita. a voler dar credito ai segni esterni, qui non è cambiato nulla, il partito popolare è solo una sigla sulla carta. dei grandi cambiamenti nazionali sembra giunto solo l' eco: questo resta il terreno, il feudo dell' ex segretario della dc. e, per mettere le cose in chiaro e sgombrare il campo da ogni dubbio, qui hanno organizzato le primarie per le candidature, iniziativa unica in italia. si voterà probabilmente domenica 13 febbraio, per decidere chi sarà della partita. ma, più concretamente, per tributare un plebiscito di consensi a de mita, in risposta a chi lo invita da roma a mettersi da parte.l'iniziativa delle primarie è di enzo de luca, 45 anni, professore di geometria alle superiori, segretario provinciale del partito, eletto a giugno scorso e confermato il 18 dicembre all' assemblea costituente irpina. un demitiano di ferro. "non è - spiega polemicamente - la solita messinscena di cui spesso siamo stati accusati. non abbiamo voluto organizzare tutto per aiutare de mita dopo gli ultimi, incredibili attacchi che ha ricevuto. la decisione era stata presa dall'assemblea a dicembre scorso, io sto semplicemente eseguendo un mandato che ho ricevuto". la coincidenza temporale? secondo de luca, "per effetto di questo accavallarsi di date e di circostanze, verrà fuori il vero orgoglio di irpini e di appartenenti al partito". "vogliamo - si chiede - far fuori de mita? da qui non potranno non arrivare che consensi a tutta forza. e, poi: le candidature non possono essere decise sulle pagine dei giornali; noi abbiamo scelto un sistema democratico. l'unico legittimo".

di antonello velardi, da la repubblica del 2 febbraio 1994

le elezioni primarie, di coalizione (nel centrosinistra) o di partito (il pd) rischiano di rimanere solo un'ipotesi destinata ad accantonarsi definitivamente con il passare dei giorni, se non delle ore. il partito democratico sta valutando con concretezza la strada di designazione diretta dei candidati per il comune capoluogo e per la provincia di avellino. non s'esclude che, a stretto giro, arrivi una decisione definitiva in tal senso… insomma, le primarie - senza coalizione - finirebbero per risolversi in un «referendum interno» al partito democratico sui candidati, con il rischio di riaprire vecchie ferite dopo la ritrovata pace. un referendum sugli uscenti, giuseppe galasso e alberta de simone. la dirigenza di via tagliamento vuole ripartire dalla loro esperienza, anche se non mancano malumori. e, infatti, già circolano i nomi di possibili altri candidati come loro avversari. entrambi esponenti di spicco del pd. si parla di donato pennetta, assessore a piazza del popolo, e di gerardo adiglietti, vicesegretario provinciale. il primo sfiderebbe galasso, il secondo la de simone. confronti che si risolverebbero senza dubbio in una faida interna, in un partito già in difficoltà dopo le recenti batoste elettorali e l’addio di veltroni. e c’è da considerare che, con il passare dei giorni, diventa sempre più difficile l’organizzazione efficiente di un test come le primarie che deve garantire imparzialità. insomma, l’esito della conferenza programmatica rappresenterà, nel bene o nel male, un bivio per il partito democratico al fine di chiudere la partita delle alleanze. nel corso della due giorni di dibattito gli appelli all'unità sono stati numerosi: dagli esponenti istituzionali, ai sindacati, ai rappresentanti politici. a cominciare dal senatore enzo de luca.

di gianluca galasso, da il mattino dell'11 marzo 2009

gli autisti di metro e bus hanno in mano la nazione

i passanti che rincorrono per un centinaio di metri l’autobus che li ha superati e riescono a raggiungerlo alla fermata successiva, stremati, salendo dalla porta posteriore, lanciano sempre, con voce flebile, un grazie all’autista, che ovviamente non può sentirli ma forse immagina.

9.3.09

eterogenesi dei fini

svanisce la città sfuma il traffico
sfuma
s'impone la poesia: s'alza la luna e
sale
decolla
campestre – cccp fedeli alla linea




un senso di estraneità emana dalla trama delle strade
possente radicamento alla linea delle montagne
tracciare un cerchio alla città
poi inoculare libertà nella legge della pelle

3.3.09

a bagnoli si mangia il tartufo

per continuare sulla falsariga di ieri, mi sovviene che pochi mesi fa, lessi, e probabilmente mal interpretai, su un quotidiano locale, forse il corriere dell'irpinia, una sapida intervista all’assessore p.i.u. europa (sic!), l’ing. anna gimigliano, la quale rilanciava l’idea di una nuova destinazione d’uso per la caserma berardi, tuttora attiva nel centro città, un'idea, teneva a precisare, non sua ma dell’eminenza nicola mancino. l'area potrebbe essere trasformata, affermava l'assessore, in un paio d'anni, attraverso la realizzazione di un polo culturale, o di un centro direzionale (proposta che ritorna in città, in vista anche della compilazione dei programmi per le prossime amministrative, si legga anche il blogger gaetanoamato). ovviamente, il progetto sarebbe fuori dal programma e dai finanziamenti p.i.u. europa. per continuare sulla falsariga di ieri, e al netto della diversa rilevanza degli interessi, degli impatti e degli attori in campo, il proposito di riqualificazione potrebbe assurgere a bagnoli nostrana.

2.3.09

fiori di pesco

secondo la ben nota teoria della dipendenza, un centro economico, politico, culturale influenza, positivamente, ma più frequentemente negativamente, la sua periferia. la rigida applicazione dei confini geografici alla lettura dei fenomeni sociali può impedirne la comprensione. il concetto è alla base dei lavori storiografici di fernand braudel, della world system theory di immanuel wallerstein, degli ultimissimi discorsi con alcuni miei interlocutori sulla relazione avellino-napoli, ovvero sulla area metronapolitana, i cui esiti sono provvisori, come la fioritura dei fiori di pesco.

28.2.09

il dott. lombroso cesare mai si curò di curare i deficit di attenzione

un cedimento del mio pensare, legato forse all’opera sotterranea di un deficit d’attenzione, mi fa augurare che finalmente uno studioso serio si occupi delle fisiognomiche dei tipi alla benito mussolini, alla vasco rossi, del loro stupefacente ascendente verso le masse nazionali. il prodotto interno lordo, americano e non, crolla inesorabilmente lungo i primissimi trimestri della nostra conquistata vita adulta, un giorno saranno evocati nelle aule universitarie, dissestate e non, dei corsi di economia. e nemmeno consolano le evidenze degli indicatori nazionali di felicità, da buona parte degli economisti eterodossi, il vero misuratore del benessere della gente, a guardare certe facce, a rovistare tra certi umori. una crisi globale richiede misure globali, prima che bancarotte sovrane attizzino angosce difficilmente calmierabili. per restare a noi, l’europa, alla politica monetaria comune affiancare la fiscale, rafforzare gli investimenti comunitari per lo sviluppo, cooperazione invece di protezionismo, possibile soltanto con il rafforzamento delle istituzioni rappresentative, parlamento in testa, e quanto vi siamo lontani… chi potremmo mai invitare a discutere di argomenti del genere in vista dell’appuntamento adatto, le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo? è del tutto evidente che un numero consistente delle intelligenze nostrane sia oscenamente distratto da scelte di agenda setting. allora, continueremo a dannarci l’anima per le spinte autoritarie di un politico tanto inconsistente quanto ferrato in materia, dal dilemma capitale della tenuta di consensi del partito democratico, ché un suo cedimento si ripercuoterebbe prima sugli equilibri congressuali, dopodiché sulle prossime amministrative, poi sulle regionali, poi sulle politiche, per ritornare sulle prossime amministrative. il coinquilino ascolta i pezzi del festival: luca era gay. il paese, reale. il suo futuro, meno meno.

27.2.09

sorPassi

uscire fuori
da un lungo isolamento
e sentire la pressione tra la terra e il cielo
e poi guardarsi intorno
come la prima volta
e scoprire che non c'è nessun motivo
per vedersi da lontano
parlare con un altro sconosciuto
proiettare nei suoi occhi le risposte
e trovare le risposte che non hai
e ridere di gioia e di malinconia
e poi andare via.

e poi andare via soli
in un'altra direzione
legati ancora per un tratto da una scia di commozione
andare via
da sempre
e chissà se sarà vero
che ritornerai
se ritornerai.

uscire fuori – riccardo sinigallia



una settimana fa un furfante mi ha fregato lo zaino che mi accompagnava durante i miei giri. al suo interno, tra le altre cose, una storia del camminare, che proprio non riuscivo a terminare. la polizia stradale ha ritenuto il caso di scarsa o nessuna rilevanza. stasera, per un tempo che mi è sembrato lunghissimo, ho lavato i miei piedi, li ho accarezzati. la pelle sotto le dita è scorticata, segnata. per un momento ho creduto che fintanto mi sosterrà un malanno leggero come questo, la mia andatura instabile conserverà ancora la possibilità di un sorpasso.

9.2.09

liscio festival

certe notti, in auto a passeggio, sintonizzarsi su radio magic due, ai 105.20 megahertz ad avellino e dintorni, quando è in onda liscio festival, può rivelarsi un’esperienza onirica. forse l’effetto straniante è dovuto al recupero inconscio di uno spezzone radiofonico che registrò involontariamente il sonoro drammatico di una tragedia locale, poi divenuta gravida di conseguenze per l’intero paese. esiste un baratro tra l’elementarità delle esecuzioni proposte e l’immanità della sciagura che, per un mal funzionante meccanismo della coscienza, pare possa nuovamente scaturire solamente dal suono di quelle note. la rievocazione di quell’avvenimento, dei suoi esiti politici, economici, paesaggistici, mentre scorrono le strade, i paesaggi (sulle colline paesi sfiniti avvertono la propria (r)esistenza con pulsanti luci arancioni), si contrappone al ricordo di certe feste estive di paese, alle quali partecipavano allegri campanari, per l’evento calati a valle. danzavano com’esagitati al suono d’organettisti di chiara fama, ogni anno annunciati come campioni del mondo o d’italia, ma poco più che parenti, e l’evento della serata era l’esibizione del fenomeno decenne, spettacolare agli occhi ingenui della folla, perché le dimensioni dello strumento oltrepassavano la sua prevedibile capacità di tenerlo in mano. e il drappello di zie intorno, occhi pieni di lacrime&gioia, spingevano perché anche noi imbracciassimo una fisarmonica. orgogliosamente, scuotevamo la testa, convinti di un futuro maggiormente consono allo spirito del tempo. ora, che lo speaker ossessivamente ribadisce liscio festival, radio magic due e alla mazurka succede la polka, al valzer un arrangiamento con accenti country, continuiamo ad avere un rapporto problematico con lo spirito del tempo.

2.2.09

lettere da un esilio

noi siamo i figli e i nipoti del mondo dei vinti, di un’umanità immobile, tenacemente aggrappata ad una terra che non sempre possedeva. di rado ci si esprimeva ed erano epopee orali di guerre di bande e bande di musica dietro il santo ingioiellato. nel giro di qualche lustro, tutto subì una lacerante mutazione e le campagne furono investite da schegge di comunicazione. la maggior parte degli uomini, benché disorientata dal messaggio, partì abbacinata dal miraggio di ricchezza. noi siamo i figli e i nipoti di quell’emigrazione interna che ora produce segni talvolta piuttosto esteriori. irriducibili afasie o vistose logorree, crudeli detenzioni di corpi o stupefacenti esibizioni di cafonerie, esaltazioni improvvise e continui abbattimenti. il peggior nemico è sempre quello più vicino, articolo ottocentotrentadue del codice civile. il che genera una persistente insufficienza alla vita civile, un estremo bisogno di divisioni, invidie, retro pensieri. noi siamo i figli e i nipoti di una storia mal compiuta che non ci ha fatto italiani perché le visioni di noi erano troppo presuntuose, al limite del ridicolo. la risacca di oggi insegni quanto è difficile inseguire credendosi in testa, quanto è mostruosa l’umiltà di chi si crede indispensabile.

1.2.09

lettere da un esilio

il grosso della retorica politica locale, massimamente alla vigilia delle amministrative, si concentra sul tema del cambiamento. ma è paradossale che lo invochino politici che nel corso dei decenni né siano riusciti a innescarlo né abbiano significativamente modificato la propria idea di cambiamento che essenzialmente riposa nella semplice sostituzione del personale politico attualmente al governo con uomini di loro provata fiducia. una variazione del tema invoca una fantomatica chiamata in campo della società civile, dov’essa tutto pare tranne che civile, civica, intesa a socializzare. l’ossessività con la quale torno sul piano strategico, d’altra parte sollecitato da modelli comunitari di governance per la spesa di fondi destinati allo sviluppo di regioni in ritardo, risiede non nella bontà in assoluto dello strumento, che anzi è altamente complesso e non sempre in grado di garantire il successo dell’operazione di rigenerazione urbana che intende avviare. tuttavia, lo schema del piano, se funzionale, obbliga le élites politiche locali, e non solo le élites politiche, a misurarsi in con il problema del governo di una città in un’ottica strategica, ovvero proiettata al futuro. la città intesa come sistema complesso nel quale il potere pubblico incide con una serie di politiche pubbliche, i cui effetti sono talvolta in conflitto, nei diversi ambiti della sanità, della mobilità, dell’educazione, dei servizi sociali, dell’urbanistica, della sicurezza, del commercio. non un partito, non una leadership illuminata, non un dinosauro politico e la sua clientela sono in grado di riuscire a rispondere con esaustività ad un quesito di tale gravità. eppure il solo impegno a sfidarlo per l’intero, attivando amplissimi meccanismi di partecipazione collettiva, varrebbe il conferimento della rappresentanza politica. qualcuno che abbia il coraggio di affermare che gli è antipatico l’appello ad una meglio non qualificata società civile, quando poi quella risulta essere un’accozzaglia di amici degli amici, ma è prontissimo ad accogliere l’idea dell’ultimo derelitto cittadino, che assieme alla dignità ha conservato un nome e un cognome.

30.1.09

massime recessive

non lavorare al lavoro
è sempre peggio di lavorare

27.1.09

frullato

tempi di lavori prima paranoici poi evanescenti che ritrovi finalmente te stesso una mattina alle dieci, con raggi di sole che calano a picco mentre attendi un bus e ne passano consecutivamente cinque di un’altra linea, probabilmente di un’altra municipalizzata dei trasporti urbani. dolorosi rientri. il sabino più famoso del mondo, il professor cassese, celebrato nella sala consiliare del comune di atripalda, discute l’importanza capitale di scegliere il proprio maestro. fronti corrugate icasticamente paiono ricordare come non sia questione di scarsità della domanda o dell’offerta di maestri illuminati quanto di forti asimmetrie informative che non lasciano concludere negozi. il presente ci evoca certe passate guerre intestine della locale sezione del partito socialista italiano. la posta in palio era un assessorato, la direzione dei lavori, il posto in commissione. poi, venne la caduta della cerzona (la grande quercia). con essa la perdita di un simbolo e di un senso sociale dietro le azioni individuali.

26.1.09

gaetanamando

il documento strategico deve essere pronto entro aprile
in tema di partecipazione peggio della città murgiana

20.1.09

banalità nell'era delle multinazionali

pecore sociali si battono come leoni per salvare il fatturato delle multinazionali
o più probabilmente solo per il posto di lavoro pagato male
usassimo la stessa violenza per un fine pubblico,
sarebbe una pioggia battente di ali di angelo

17.1.09

look back in anger

occorre la tenacia di un fitzcarraldo per replicare non al consenso della gente ma al suo confuso bisogno di chiarezza. le tribolazioni del centrosinistra italiano sono oramai letteratura di genere. la specialità del quale è fonte di ulteriori divisioni. lunedì prossimo, dopo mesi di tempesta giudiziaria e mediatica, in una sala del maschio angioino si celebrerà il consiglio comunale della città di napoli. il primo della nuova giunta iervolino. colei che non intende dimettersi. neanche di fronte all’evidenza di un suo mancato esercizio di controllo sull’azione amministrativa degli assessori della sua squadra. i protagonisti della scena politica campana paiono affetti da una miscela esplosiva di amor proprio e risentimento. in tali condizioni secondo nozioni da oratorio, è obiettivamente complicato servire il prossimo. figurarsi l’interesse pubblico. l’immediato retroterra metropolitano, intanto, è in fibrillazione per i nomi da presentare alle prossime amministrative. poi ancora, per la battaglia intorno al rinnovo delle cariche di maiuscoli e non meglio qualificabili Enti (comunità montane, consorzi per i servizi sociali, piani di zona, autorità d’ambito poco ottimali) dei quali nessuno, probabilmente nemmeno i nominati, conosce le competenze, le utilità, i passati risultati. un elettore del pd dovrebbe prendere atto del buon lavoro della sua leadership provinciale quando la sua direzione riesce a strappare una poltrona ai destrorsi-demitiani? spesso, poi, manca l’accordo sul nome e allora le pagine delle cronache locali annunciano che “il rebus è di natura squisitamente politica”. la politica tribale della spartizione, dei clan, dei clientes, dei brutali rapporti di forza, delle chiamate in correità. praticata com’è, fuori dall’evidenza pubblica, non può essere l’anglosassone politics. non è capace di perseguire ragionevoli politiche (nel senso di policy). nel frattempo, il malessere sociale cresce. la sua pericolosità risiede nel fatto che contagia individui e categorie sociali che non sanno spiegarlo, non hanno i mezzi economici e culturali per distinguere, gli vengono a mancare le opportunità per stordirsi e guardare altrove. nel tempo in cui è paradossale che l’asprezza della crisi sia certificata dalla cessione di kakà al manchester city.

13.1.09

criaturi

certi ingressi di palazzine marginali spaventavano come i moncherini di case ricoperti da spine. umidità ed echi di passate bestemmie, dei nonni, dei fratelli grandi. sui gradini di marmo striato, sostavamo a giocare con i doppioni delle figurine panini. il casellario per la posta era un mappamondo girevole. alcuni suoi battenti erano scardinati e lì la corrispondenza s’ammassava: perché quegli inquilini sdruciti non la ritiravano mai? fuori, i muri inneggiavano l’undici titolare dell’ultimo campionato di serie a e le panchine erano un intreccio complicato composto da un guard rail e due corrimano metallici. erano gli anni di de mita, capo del governo e della balena bianca. il nostro sogno più grande era la costruzione di una porta di calcio.

10.1.09

operazione piombo tufo

dove andare? all’ingresso del palazzo, altri hanno fatto fagotto per sistemarsi dai parenti. Infuria il dibattito:mamma vuole spedire i fratellini da amici in un interrato, papà scherza:“abitiamo al primo piano, basta saltar fuori dalle finestre se c’è un’altra bomba”. decidiamo di tornare a casa.prima di entrare, guardo il cielo. nella notte le stelle sono splendide, pare che brillino più che mai. conto cinque aerei israeliani sopra di noi.
safa joudeh, pag. 5 di la Repubblica


nelle cartine delle operazioni militari pubblicate dai quotidiani, un caccia israeliano è grosso quanto la metà della striscia di gaza, un cingolato un quarto, l’ammiraglia della marina doppia l’estensione di gaza city. altrove, lo spettro della disoccupazione agita i sonni in solitaria meno che certi piatti di carbonara. le camicie spiegazzate avvolgono le braccia inerti della sedia. alla parete, un drappo biancoblu&giallo ricorda certi scorci di boschi bosniaci. probabilmente, ogni sacrificio di un piccolo editore viene ripagato nel momento in cui ottiene dall’autorità il codice isbn per la sua pubblicazione. qualcuno dovrebbe studiare la relazione esistente tra la paura e il bisogno di farsi una doccia. le crisi economiche accelerano il processo per cui certi strani tipi antropologici, deprivati del lavoro, si rifugiano in biblioteca e, dopo un po’, ne escono con nuove idee che cambiano il corso degli eventi (o quantomeno riforniscono di volumi quelle stesse biblioteche). nemmeno più si dibatte delle conseguenze dell’inazione: segue grandinata di soluzioni inadeguate, fuffologiche come la vostra* ignoranza ontologica. come le modelle dalla faccia-di-putin sulle riviste patinate.


* riferito ai miei superiori gerarchici ("perché da un punto di vista intellettuale ed etico non è che li stimi poi tanto", cit. oroscopo ariete di velvet)

5.1.09

intorno alla remota ipotesi di gentrificazione di via francesco tedesco

ogni parco generico di quartiere le cui adiacenze siano prive di varietà funzionale
è inesorabilmente condannato a restare deserto per gran parte della giornata.
a questo punto, si forma un circolo vizioso:
questo “vuoto”, anche se protetto contro le varie forme di degenerazione,
ha scarsa capacità di attrazione perché non dispone di una sufficiente riserva di utenti potenziali, e finisce col diventare terribilmente monotono e deprimente.
nelle città la monotonia e lo squallore crescono su se stesse,
come d’altra parte la vivacità e la varietà;
e questo principio fondamentale,
oltre a reggere la vita sociale della città,
è valido anche per la loro vita economica.

pag.91, vita e morte delle grandi città, di jane jacobs


dopo stasera, ultimo live in programma, chiude i battenti il new revolution, squallido, e in ogni caso impareggiabile locale della caliginosa movida avellinese. a pochi metri sorgerà il parco urbano di santo spirito, che corre adiacente al letto del finestrelle. lì intorno si parcheggiava l’automobile, inzuppandosi di fango le scarpe e il cuore. sempre buio umido intorno e nessuna ipotesi valida di espatrio. poi, è vero, attraeva una quantità non disprezzabile di utenti, perché il resto è peggio o molto distante. stasera la città diventa o più povera o più accorta ai luoghi in cui vive. finché poi, alcuni espatriano.

4.1.09

prova post tipo duemila&nove

ho dei dubbi sulla democrazia.
la partecipazione alla vita pubblica è insufficiente.
la gente è chiamata alle urne ogni quattro anni
e nel frattempo (il governo) fa quello che vuole

josé saramago


è di sicuro uno smottamento lessicale a far sì che i rifondaroli non digeriscano più i fagiolini (intesi come i seguaci dello psicanalista ex amico di faustobertinotti). un qualcosa che deriva dall’eccedenza di parole, smistate da sprovveduti, enfatizzate da parolai, come me medesimo, ignari fino in fondo del potere che esse detengono. cosicché la democrazia rischia di divenire una redistribuzione di nonsense anziché di risorse, con le quali ciascuno può sfrantummarsi come vuole, persino, con un sussulto di dignità, suicidarsi, laddove non gli va. dunque, opera di ingegno potrebbe essere semplicemente chiarificare, decantare, filtrare, se volete, disinfettare.

acqua&neve sulla citta(dina) e bianco a spruzzi intorno. l’ordine visuale urbano in orizzontale potrebbe essere l’acme raggiunto da un secolo a questa parte. ciò che manca è la diversità di usi, di generi e di questioni (al centro del dibattito pubblico). nell’annuale classifica stilata dal sole24ore, i dati certificano il costante divario dal resto del paese, il leggero vantaggio sui vicini di regione. ma ultimi, senza speranza, sul fattore immateriale più importante, l’indice di soddisfazione personale. e poco da aggiungere, se non che i dati sono provinciali, e a nulla serve che a commentarli siano gli amministratori della città capoluogo, per giunta inutilmente gai.

21.12.08

l'arroganza del piccio

siamo qui sulla terra per cazzeggiare.
non date retta a chi dice altrimenti.
kurt vonnegut

prendo e me ne esco dopo aver letto per caso o forse per necessità una frase di burke secondo cui perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinunzino all’azione. poiché l’atac mi indica che per raggiungere da casa mia la feltrinelli di viale libia, un tre chilometri e mezzo, non c’è altro modo che mettere un passo avanti l’altro, di buona lena procedo in direzione opposta all’abituale. costeggio il tratto finale dell’aniene, costantemente nascosto alla vista se non poco prima della nomentana. un monotono susseguirsi di ferramenta, autolavaggi, falegnamerie, autodemolizioni. effetto o causa della distruzione di vitalità urbana? nel cortile di una casupola, un uomo con la coda di cavallo accarezza un bonsai rinsecchito. dopo il circolo lanciani, urla in piscina di palombelle rosse contro le blu, sale dietro le lamiere il respiro del fiume. il suo letto disfatto dalla piena finalmente fa la sua apparizione circondato rami di stracci. un'anatra vola rapida. oltre le strisce pedonali, il quartiere africano. chiedo ad un paio di passanti la strada. mi indirizzano al sottopassaggio della stazione ferroviaria. all’estremo opposto un quindicenne ultras avanza fiero della sua sciarpa giallorossa. emergo a viale etiopia, e m’attardo a decifrare i messaggi dei fascisti, la cui strada si situa dove si trova la volontà. all’angolo paolo di nella vive. il bonus aziendale esaurito facilmente a fatica. zigzago in libreria come la palla di un flipper. per individuare il libro che chiuda la rosa. un giallo parigino di simenon la spunta su saramago, manganelli, heller, mcewan, yates. mani tese per il sud del mondo del mio collega sottosopra. una pizza rossa alla casilina. il circolo degli artisti. la specchiata convinzione di un’omologazione laddove pure si eviterebbe. la solitudine per purezza ideologica, alla luciano bianciardi. che infatti come finale nemmeno si capisce.

16.12.08

lucky ljubljana, ugly luciana

acquistare solo ora dalla truppa cingalese che attecchisce nelle stazioni non appare l’investimento adeguato aldilà delle spire deflattive che avvolgono l’economia reale. bisognerebbe prendere atto che la pioggia è un dato strutturale ed evitare di aprire i copertoni ad ogni scagazzo di pioggia purchessia. che poi farsi largo tra code di pedoni armati di parapioggia macroscopici è una sfida che mette a rischio testa, occhi e fede. domani marchionne dalla felpa blue troverà finalmente il socio in un bistrot fumoso all’antica, simbolicamente lontano dagli speed date, discorrendo di filosofia indiana. bush figlio è stato visto provare un paio di scarpe da trezza padre che liquida tutto e vende agli stranieri. berlusconi non è mai esistito, è soltanto la raffigurazione dei nostri peggiori incubi civili, lo capiremo quando si saranno esauriti questi anni di merda.

8.12.08

prima o poi: il mammozio!

prima poi arriverà davvero il tempo di vivere assieme
ed ogni stanza dell’appartamento avrà un colore diverso
ci saranno tutti eccetto il verde dell’irpinia che sfolgorerà fuori
perché, hai ragione, forse non conviene aspirare ad un loft sulla tangenziale
perché, ha ragione il sociologo inglese marito di un’altra sociologa di fama,
prima o poi dall’economia post industriale si tornerà a quella artigiana
chi sa costruire avrà da mangiare
io per me so intrecciare ghirlande di carta
dalle buste di plastica creare maschere
poc’altro
ma non manca la voglia d’imparare
rubando ad altrui produzioni
a saper metter insieme semplici palle di stoffa
due occhi di plastica e una striscia di lana rossa a far da bocca
pare si ottenga un simpatico pupazzo, qui dove il brand è tutto:

il mammozio

3.12.08

la caduta

non mi sono mai sentito così bene,
almeno da quando ho il blog, la luce, la riflessione.
non dipende da altro che dal sentire la mia misera vita stretta tra le dita (grignani)
è bastato relativizzare le pene ed enfatizzare tutto il resto
inchini deferenti alla vita che viene, spalle grosse ai marosi
quando ognuno gioca la sua partita io son quello che smista sorrisi
fino a sempre scompagnato perché
sento private le disfatte pubbliche
vivo pubblicamente i miei disagi privati
sicuro siano giuste chiavi diverse?
che talvolta cedere, conceder(si) sia la decisione buona
oltre al naturale processo di eliminazione (agnelli)
morendo per abele

1.12.08

lettera ad un boss mai nato

peccato che i buoni capi si circondino o di onesti ma mediocri o di intelligenti ma farabutti. 
(il guaio è che i cattivi capi si circondano di mediocri farabutti.)

30.11.08

il rimpasto di natale

nel vagare dei tuoi occhi, un lampo, quella che sembra una stella cadente in orizzontale sono solo fanali nel buio che scendono lenti dal contrafforte che si staglia da qualsiasi punto di fuga della nostra memoria. lì, come qui, evidentemente, respiri sincopati che riscaldano l’abitacolo. e scrosci di pioggia battente sul tetto. che quando smette attacca il vento. l’autoradio rilancia musica leggera: mango, minghi, i mogwai. ai bordi della strada un frigorifero, risentito, da le spalle alle finestre della casa dalla quale è stato allontanato. un assessore al comune si è suicidato. trame sociali, tremore ai polsi. i quarantaquattro cantieri del pica picchettano il centro. la sistemazione di una piazzetta semicentrale valorizza il verde scrostato di un palazzo abominevole. fuori sito, lievita l’ammasso periferico di villette, avvocati, figlie vallette. un assessore al comune si è dimesso. lasciando ai posteri, debiti mastodontici che costringono a contenere le spese. questo natale, niente pista sul ghiaccio, luminarie esose, castagne all’addiaccio. solo amore e poesia. e pace agli uomini di buona volontà

27.11.08

la gigantesca scritta gina lebole

muoversi come trulli è un lungo tirocinio, lo sai
per scansare i lamenti che piombano depotenziati
lavoro alacre per un obiettivo che si sottrae
o forse quel che manca è la condivisione
oltre pochi attimi di compassione
quel che disturba è il fondo degli uomini
non sei niente se non conosci il fondo degli uomini
la lente a contatto asciuga la pupilla
e l’urgenza del pianto sgorga fuori tempo
l’abito talare è un gessato nero
è macchiato di spruzzi di bianco
non è forfora
ma briciole di documenti di seconda mano
a notte fonda, in un ufficio buio, mi faccio strada con un laser blu
ombre di consulenti caduti m’accompagnano
quando non si amano i contenuti s’armano i contenitori
il teorema cui soccombiamo
allegri, sorridenti, ironici
fino a che smettiamo l’abito

11.11.08

revolutionary road

limpido: oggi il cielo è così limpido
come acqua chiara dentro gli occhi tuoi
che bagna gli occhi miei
io raccoglierò tutti i petali caduti dalla tua orchidea
tutti i giorni spesi dentro quell’idea
quei giorni che non torneranno mai
(…)

verano – moltheni


il problema è che l’ufficio non è un open space. come il resto del creato di nostra pertinenza. il problema è che l’edificio di fronte non è né un grattacielo né un palazzo in vetrocemento. ma pericolosamente qualcosa di intermedio. e lo spiazzo antistante culmina con una scultura moderna che è un accrocchio di brandelli di metallo. come lo spazio suburbano della sera, nulla di pianificato, dispersione di superfici e di vite. che temono il cambiamento perché potrebbe cambiarle. nessuno che abbia un’idea precisa di chi sia veramente. da una parte, un’assurda tensione al conformismo. dall’altra, torsione interiore perché siamo distanti nell’ideale di giustizia, nelle abitudini, nel disimpegno. sfibrato il tessuto civico, anemia pubblica: cura del ferro.

p.s. volevo ripromettermi nuovamente di non scrivere più. per non permettermi di rimasticare pensieri altrui perché comuni a tutti gli uomini. poi, però, nei miei indugi domestici mi sono trovato immobile al vetro del balcone, stupidamente impressionato perché appannato dal primo contrasto stagionale tra la temperatura esterna e il tepore di casa. l’immagine mi ha portato indietro a certi pomeriggi d’infanzia, quando, facendomi spazio tra le stoviglie della cucina, m’issavo alla finestra della cucina, spostavo i rami delle piante e disegnavo dueocchiunnasoeunaboccacheride. un attimo fa, ho ripetuto quel gesto e ho sentito il fluire angoscioso dei miei pensieri finalmente umanizzato.

5.11.08

il supermartedì


Caro Senatore Obama,

Ci uniamo al popolo del suo Paese e di tutto il mondo nel congratularci con lei per essere diventato il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti. La sua vittoria ha dimostrato che nessuna persona, in nessun luogo al mondo dovrebbe astenersi dal sognare di volere cambiare il mondo affinché diventi un pianeta migliore.

Prendiamo atto e plaudiamo al suo impegno di sostenere la causa della pace e della sicurezza in tutto il pianeta. Confidiamo inoltre che lei faccia rientrare nella sua missione di presidente anche la lotta alle piaghe della povertà e della malattia in tutto il pianeta.

Le auguriamo forza e decisione nei giorni e negli anni difficili che le stanno davanti. Siamo sicuri che lei alla fine conseguirà il suo sogno, quello di rendere gli Stati Uniti d'America un partner a pieno titolo di una comunità di nazioni dedite ad assicurare pace e benessere a tutti.

Con i miei più sinceri auguri

Nelson Mandela
immagine da qui

31.10.08

pericolo di pencolo

voglio un coltello che dipani il gomitolo nel petto
dove si sistema l’ansia, si raggruma il peso di tanti ieri
voglio occhi leggeri e vestiti normali
librarmi sulla città, metterci le mani
un posto di lavoro si giudica da quello che si osserva dalla finestra
poi, la vita e/è tutto il resto
l’amore che ci metti
questione di progetti
non sempre i passi sono proprietà privata
ad esempio quando si pencola per altrui pene
ma poi abbarbicati a questa pietralata, nulla si smuove
tranne sacchetti dell’immondizia che vorticano sul balcone
un pezzo di paese si rivolta
i restanti nove marciscono nello stesso brodo
diseducazione civile
fino a quando soprassedere?
quanto vale colpevolizzarsi?