31.1.08

supertramp

l'uomo che si rifugia in natura per via della natura dell'uomo. veolia, multinazionale del trattamento dei rifiuti, si rifiuta di partecipare alla gara per la gestione del termovalorizzatore di acerra. se anche volessimo darci un taglio con 'sta sporca società, non siamo mica in america, intorno è contaminato, noialtri troppi, non troveremmo terra sufficiente per avventure nelle terre selvagge.

28.1.08

24.1.08

ode a prodi. di una estetica del Dimesso

voglio guardare negli occhi chi mi vota contro. è l’ultimo desiderio espresso da romano prodi quando capisce di aver perso la sua maggioranza e con essa, per la seconda volta, e definitivamente, il governo del paese. ma chi gli vota contro sfugge. divaga. e gli occhi li rotea a velocità strabiliante. mentre prodi li serra, li restringe, li socchiude, incorniciati come sono in una espressione di fissità, che tanti, troppi esperti di Immagine giudicano perdente. il suo è l’atteggiamento di chi seziona scrupolosamente la realtà prima di sanzionarla, di chi modera, soppesa le parole prima di spenderle, a costo di apparire incerto, afasico, inconcludente. di formazione è un economista, nell’arena zeppa di arringatori. modellizza e semplifica, il resto cavilla e complica. chi gli vota contro ha fatto la sua fortuna nell’altra italia, la più profonda, coi fuochi d’artificio lessicali, gli ammiccamenti clowneschi, il parlar difficile, azzeccagarbugliesco, "la chiacchiera estenuata e estenuante su un argomento di cui mai si dubita della rilevanza, e in cui emerge il retore più disinibito, spesse volte l’imbonitore", la chiacchiera che stupisce, istupidisce, non istruisce le masse. ché i più non debbono accedere alla verità. al massimo una verità dissimulata. tanto è vero che nei dibattiti le forze politiche strumentalizzano i Numeri, distorcono le evidenze. non ci si confronta su un terreno comune, oggettivamente delimitato, si tende a sottrarsene, a sviare. uno dei difetti della sinistra radicale è quello di lasciar soccombere, al suo legittimo diritto di “rivendicazionismo sociale”, quello più essenziale della chiarezza. d’altra parte si è costretti a giocare d’immaginazione quando si prefigura l’altro mondo. così mentre il discorso politico evoca soluzioni, illude che siano praticabili, dietro l’angolo, rivoluzionarie, “pronte al minuto”, nello stesso istante passa il messaggio che non si è disposti ad assumersi responsabilità di governo, che si preferisce rimanere fuori dal Sistema, dunque fieri della propria immaturità politica. percorsi che i più non sono in grado di seguire a prescindere dalle posizioni. di là l’eterno centro, a rimorchio della clamorosa retromarcia innescata dal papato di ratzinger: la sconfessione, inaccettabile, della chiesa conciliare che semplificava la dottrina. lo stesso paradosso lessicale degli “atei devoti” è culturalmente inaccessibile alle masse, benché sui media, sapientemente manipolati dalla conferenza episcopale, imperversino le loro elucubrazioni. della destra italiana, poi, non ne parliamo. la chiarezza delle intenzioni, al momento, è fuori della sua “portata umana”. ad oggi, le sue insegne si reggono solo grazie ad un macroscopico, e mai sanato, regime televisivo, propaganda, ottundimento delle coscienze. dunque, oggi con romano prodi si perdono, tutt’insieme, l’antiretorica, il pragmatismo, l’onestà, il coraggio e la fatica di governare un paese oggettivamente scombinato, socialmente anarchico, istituzionalmente debole, economicamente stremato. per avere in cambio la prospettiva, indubbiamente d’interesse generale, di schivare il referendum, di salvaguardare il partitino da cinquecentomila voti, di serrare le clientele in vista di una campagna elettorale permanente, in cui i discorsi sull’amore familiare rendono bene così come la vitalità di un paio di occhi che roteano. o la citazione, inaspettata, della più patetica delle poesie di neruda che entusiasma una platea che si ostina a ritenere d'animo semplice. maynardo

caduto

...non siamo mica all'osteria... il senato non approva. franco marini

per un'agonia diversa

avevamo invitato a non parlamentarizzare la crisi. era una scelta necessaria anche rispetto alle tante posizioni di queste ore, che hanno confermato che è venuta meno la maggioranza politica e numerica. per evitare un'inutile agonia ci troviamo oggi costretti a non rinnovare oggi la fiducia al governo prodi. giuseppe scalera

d'accordo con se stessi

voto no al governo per coerenza con la posizione di opposizione a sinistra assunta da sinistra critica dopo il protocollo sul welfare, la legge finanziaria, vicenza e le missioni militari. da quanto affermato dal presidente prodi non c'è ragione per cambiare posizione. il mio è un no alla fiducia per una questione di coerenza politica e morale. la crisi di questo governo è sociale e di credibilità. franco turigliatto

per qualche asl in più

mastella e barbato, per carità: salvate il soldato ryan, e cioè il povero cusumano, che rischia di morire nella trincea, avendo equivocato gli ordini del capo. magari fatevi dare cinque asl in più in campania... francesco cossiga

campanilismo

pezzo di merda! tommaso barbato rivolto a nuccio cusumano

disciplina di un partito (a tre): quando contarsi è facile

cusumano? chi vota come noi, come me e barbato, è nel partito. chi vota contro, è fuori dal partito. è evidente. clemente mastella

contesti

ci vuole ammazzare e lo rieleggono pure. contestatore solitario si avventa contro l'auto di prodi

la gastrite di bruto

nonostante le precarie condizioni di salute dovute ad un leggero malore, anche il nostro segretario clemente mastella, sta raggiungendo roma accompagnato da un medico. tommaso barbato

i guerrieri della parlamentarizzazione

quell'autentico guerriero che corrisponde al nome di romano prodi, ha deciso di andare al Senato a chiedere la fiducia. oliviero diliberto

23.1.08

60° anniversario Costituzione

o andiamo al voto o c'è la rivoluzione. troveremo le armi. umberto bossi

22.1.08

immobili altalene

non ho molta sicurezza nel mio lavoro, almeno non nel modo in cui dovrebbe essere... in italia uno è precario da giovane poi prende un posto sicuro e torna precario da pensionato come me. tommaso padoa schioppa

21.1.08

il mondo confuso. jimmy prodi

I Radiohead? Sono merda! Robert Plant

Perché quegli inutili festeggiamenti? chi festeggia una condanna 5 anni crea nell’opinione pubblica l’idea di essere abituato a sentenze e condanne! oppure l’idea che l’unica cosa che lo preoccupava fosse quella di doversi dimettere! Come si fa a non rendersi conto che l’immagine della Sicilia è, per forza di cose, legata al suo Governatore?
Gianfranco Micciché

Abbiamo sempre saputo che Cuffaro con la mafia non ha nulla a che fare, sono certo che in appello cadranno anche queste altre accuse che in primo grado si sono manifestate. Cuffaro aveva espresso con chiarezza l'intenzione di dimettersi se fosse stato condannato per mafia, ed avrebbe fatto bene, ma noi eravamo certi che non avesse nulla a che fare con la mafia ed io sono certo che in appello cadranno anche le altre accuse.
PierFerdinando Casini

Un basta che non riguarda i dettagli per quanto dolorosi e avvilenti di un'inchiesta giudiziaria faziosa e pregiudiziale, condotta con abuso di regole inquisitoriali, a partire dal ruolo inaudito e patologico delle intercettazioni. Un'inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre a disposizione dell'autorità penale.
Clemente Mastella

Io non lascio!
Alfonso Pecoraro Scanio

156 senatori con il centrodestra, 158 con il centrosinistra. Poi se ne è andato Turigliatto: 157 pari. Poi se ne sono andati tre mastelliani. Scendono a 154. Fisichella sta lì lì e sono 153. I diniani sono attestati su un granitico forse. Potrebbero scendere a 150. Nemmeno se Napolitano nomina 14 senatori a vita si salvano. Prodi a casa e fateci votare.
Francesco Storace

Quel rigore senza moviole l'avrei dato anch'io.
Cesare Gussoni

L'uscita dalla maggioranza dell'Udeur è da un punto di vista costituzionale irrilevante ai fini della sopravvivenza del governo. Secondo la Costituzione, il governo può essere rovesciato solo da un'apposita mozione di sfiducia, collettiva e non individuale. D'altronde l'uscita dalla maggioranza non comporta neanche il rimpasto di governo, perché l'Udeur al governo non ha più nessuno. Per presentare una mozione di sfiducia al Senato occorrerebbe un numero di firme che i senatori dell'Udeur, essendo tre, non hanno, e certamente non saranno né Forza Italia, né l'Udc, che ormai è a un passo dall'entrare nella maggioranza, né An a firmare detta mozione. "Il consiglio che posso dare al presidente del Consiglio Romano Prodi è 'resistere, resistere, resistere', e a tal fine nominare come ministro della Giustizia colui che ha inventato questo slogan, l'ex procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli.
Francesco Cossiga

Mi sfuggiva da tre giorni.
Romano Prodi

Mastico coca ogni giorno, al mattino e guardate come sto!
Hugo Chavez

In un sistema complesso e instabile, gesti piccoli e isolati producono conseguenze imprevedibili e sproporzionate. È il famoso battito d’ali di una farfalla che provoca un uragano.
Marcello Cini


20.1.08

prove tecniche di scrittura. dopo l'afonia

per le strade di roma erano giorni di gennaio, tra noi si scherzava filmandoci al bancomat. flusso umano scorreva di continuo sul corso del consumo. eppure c'era dell'altro che mi sfuggiva. perdevo parole di cui prima conoscevo sicuramente il significato, tanto per cominciare. e nel mezzo del fluire ininterrotto, assorbivo inerte mozzichi di conversazioni, scarti di luce, pezzi di immagini vincenti o pochissimo convincenti. veline al vento a braccetto di calciatori al tramonto. persino tu, naturalmente con un nuovo niente da dire. una casetta a piazza di pietra. il paradosso di un villaggio urbano disperso che si addensa al centro per compere, per poi scomparire.

16.1.08

campane a morto dal campanile del centro

sandra lonardo in mastella, presidente del consiglio regionale della campania, è agli arresti domiciliari, in ceppaloni. le viene contestato il reato di concussione, art. 317 del codice penale, il più grave dei reati nella pubblica amministrazione, per aver concusso, tra l'altro, il governatore della campania, antonio bassolino. lo avrebbe costretto a ratificare la nomina di un alto dirigente dell'asl di benevento. è prassi ben consolidata, nel paese, che suddetto tipo di nomine sia a disposizione di questa o quella consorteria politica, a scapito del merito, dell'indipendenza, della trasparenza, con o senza intento criminoso. il provvedimento riguarda altre ventitre persone, tra cui diversi esponenti dell'udeur, due assessori regionali, un paio di sindaci, un prefetto, non ultimo il ministro di grazia e giustizia, compagno della lonardo, il quale ha annunciato, alla Camera, le dimissioni, respinte dal capo del governo. l'intero emiciclo, con poche eccezioni, ha espresso piena solidarietà al ministro dimissionario, evitando di soffermarsi sul merito delle accuse. qualcuno ha parlato di emergenza democratica. altri di sconsiderato attacco da parte della magistratura. a prescindere della tenuta dell'impianto accusatorio, siam convinti, e non da oggi, che la liquidazione politica dei tanti "sistema-mastella" sia una soluzione e non un dramma per il governo di questo sventurato paese. che quelli come noi non governano.

15.1.08

il papa cosa pensa dell'etica italiota?

non mantengo i segreti. spesso diffondo ciò che sottovoce mi è stato rivelato. d’altro canto tollero ogni sorta di meschinità, eccetto il falso, che sia manifesta pure all’avversario. a carte scoperte, ognuno giochi come vuole, credo. però le carte restano stracoperte. così che la trasparenza diventa la mia forma di resistenza.

8.1.08

il rientro dei supereroi campani restituisce il Benessere perduto: di una preghiera laica (e retorica)

noi che costruiremo un paese migliore
senza mondezza
con scientifica autorevolezza
dopo prove ripetute, sacrosanti errori, incuranti delle beffe
noi che pagheremo l’ultimo dei debiti della generazione peggiore
senza lamenti
schivi senza esser schiavi
dopo aver sofferto per la morte dei padri, rielaborato il lutto
noi che supereremo i paesi migliori
quelli senza immaginazione
con imprevedibile scatto d’orgoglio
dopo aver mondato le teste, sconfitto le bestie (e accantonato il resto)
noi che vivremo un paese felice
senza violenza
dopo esserci raccolti sull’ultimo ammazzato, dopo aver perdonato l’ultimo killer
per la superstizione si vedrà
noi quelli che tornano a casa
perché altrimenti sarebbe disertare
opporremo il più fermo dei rifiuti a bruciare il nostro futuro

5.1.08

mia moglie si Ttroga

domani è il grande giorno. si celebrano le elezioni per la presidenza di quartiere: l’evento dai più individuato come il caucus di pietralata. in mattinata gli otto vicinati che lo compongono, dal primo che confina col tiburtino, all’estremo opposto che s’affaccia sulla nomentana, si riuniranno in assemblea. ognuna di esse nominerà tre delegati che nel pomeriggio sceglieranno il gran capo dei prossimi due anni. si è a lungo dibattuto su dove effettuare l’assemblea generale. alla fine si è preferito un ritrovo che non scontenti nessuno. l’appuntamento è per le diciotto sotto le ali di una delle tante pompe di benzina che si ripetono, insistenti, lungo la strada. incerto è l’esito delle votazioni. il presidente uscente per regolamento non può ricandidarsi. in ogni caso tutti si dicono insoddisfatti del suo operato. a tutti, poi, salta all’occhio come si sono divise le generazioni. i vecchi, che vivono qui da trent’anni o più, vogliono spendere il resto della loro vita per accrescere la vivibilità del posto, hanno scelto di morire qui perché altrove non se la sentono. i giovani, invece, sono esausti. vogliono scappare e spenderebbero volentieri i risparmi di una vita (quella dei loro genitori, compresa la casa) per puntare a quartieri più centrali, verso la densità urbana. i primi considerano i secondi degli irriconoscenti, degli utopisti. i secondi si aggrappano ad un concetto di welfare generazionale, ben espresso dal loro opinion leader, pino. se la generazione che li ha preceduti ha munto da uno stato sociale incredibilmente generoso, che oggi, in bancarotta, chiude i rubinetti, è naturale che a compensare siano le finanze familiari. logica, non inconsapevole etica del bamboccione!

il caucus dell’iowa, d’altra parte (del mondo), ha visto la vittoria di barack hussein obama, nel campo democratico, e di mick huckabee, per i repubblicani. un negro e un telepredicatore per la nuova america. i tre milioni di abitanti di questo sperduto stato del midwest, grande mezz’italia, granaio d’america, 90% della popolazione bianca, ….biofuel, ………, (lunga vita ai pezzettini d’informazione premasticata!), secondo luogo comune son già finiti nel dimenticatoio per i prossimi quattro anni. i riflettori dei media sono ora puntati sul new hampshire. in realtà des moines (capitale dell’iowa) è una delle tappe del viaggio di sal paradise (jack kerouac) e dean moriarty (neal cassady), narrato nel celeberrimo on the road. milioni di lettori, i più sono ancora adolescenti, si imbatteranno, dunque, nell’iowa nei prossimi quattro anni. probabilmente, seguendo una parabola discendente, nei prossimi quaranta. che poi proprio a des moines ha sede il Des Moines Art Center, il museo che ospita uno dei dipinti più celebri di edward hopper: automat del 1927. avete presente? secondo i critici d’arte, una delle rappresentazioni più significative di alienazione urbana. quella che, con soluzioni opposte, i vecchi e i giovani vogliono combattere a pietralata. edward hopper è il pittore preferito di una mia amica, di nome mattina (non martina). me lo confessò un paio d’anni fa ad una mostra dei fumetti di andrea pazienza. incassai, sorridendole. ultimamente mi son reso conto che il mio pittore preferito è lo sconosciuto che ha eseguito i quadretti naif esposti in un alberghetto di orvieto, in cui soggiornammo, una notte, quindici anni fa. la televisione era ancora rassicurante, a quel tempo e i fondi sovrani non spaventavano i mercati finanziari.

3.1.08

29.12.07

ultimo post duemilasette

gran risultato rispetto agli anni scorsi: 2005 e 2006

1) cronosisma. kurt vonnegut **
2) hocus pocus. kurt vonnegut ***
3) i piccoli maestri. luigi meneghello *****
4) il dispatrio. luigi meneghello ***
5) fiori italiani. luigi meneghello ****
6) cuori e denari. giorgio ruffolo
7) lo specchio del diavolo. giorgio ruffolo
8) la versione di barney. morderai richler *****
9) una solitudine troppo rumorosa. bohumil hrabal ****
10) ho servito il re d’inghilterra. bohumil hrabal ***
11)
storia dell’economia. john kenneth galbraith
12) i segreti di parigi. corrado augias
13) i segreti di roma. corrado augias
14) la classe creativa spicca il volo. richard florida
15) lettere luterane. pierpaolo pasolini
16) scritti corsari. pierpaolo pasolini
17) le avventure di augie march. saul bellow *****
18) neve. maxence fermine *
19)
ghiaccio nove. kurt vonnegut ****
20) madre notte. kurt vonnegut *****
21) lisbona. fernardo pessoa
22)
un baule pieno di gente. antonio tabucchi
23) mi raccomando tutti vestiti bene. david sedaris *
24) l’italiano. sebastiano vassalli ***
25) lo scempio. toni iermano
26) una nuova vita. bernard malamud ***
27) un giorno questo dolore ti sarà utile. peter cameron ****
28) libera nos a malo. luigi meneghello *****
29) storia d’italia dal 1861 al 1997. denis mack smith
30) le sirene di titano. kurt vonnegut **
31) il lavoro culturale. luciano bianciardi ****
32) il grande tiratore. kurt vonnegut *****
33) siamo italiani. david bidussa
34) storia facile dell’economia dal medioevo ad oggi. carlo maria cipolla
35) viaggio in italia. guido piovene
36) la città. paolo perulli
37)
la vita agra. luciano bianciardi *****
38) la casta. sergio rizzo & gian antonio stella
39) irpiniagate. goffredo locatelli
40)
come parlare sporco e influenzare la gente. lenny bruce ***
41) la violenza invisibile. slavoj zizek
42)
storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino aglianico nel mondo. gaetano cappelli ***
43) il dono di humboldt. saul bellow ***
44) adulti con riserva. edmondo berselli
45) comica finale. kurt vonnegut **

25.12.07

quel gran popolo di zii

Zio john è un omaccione grande e grosso, di forza prodigiosa. Di lui conservo sempre l’immagine: baffi da crucco & camicione a fiori, col dobermann al guinzaglio. Col quale ruzzava, mangiava, parlava, dormiva. Poi, un giorno, il cane impazzì e cominciò a mordergli un paio di figli. Furono costretti a dividerli e da allora mio zio non fu più lo stesso. Si consolò con un pezzo di terra abbandonato che con pazienza recuperò all’agricoltura. Andavi a trovarlo, e riemergeva tra gli sterpi, i rovi, mezzo scorticato, nero di uno sporco impasto di sangue sudore e terra. Anno dopo anno spuntarono prima gli ortaggi, poi i frutti, infine crebbe la vite, di conseguenza il suo vino per cui si spertica in lodi infinite. Perché zio john è convinto di avere sempre ragione, o meglio, che ciò che lui faccia sia il meglio in circolazione. Effettivamente il suo entusiasmo è dirompente, la sua carica impetuosa; se investe una persona delle sue attenzioni è pronto persino all’estremo sacrificio. Zio john è nato e vissuto in libia fin quando gheddafi cacciò gli italiani. è un tipico esemplare di fascista rivoluzionario della prima ora, proletario, combattente, e delle regole di vita dell’epoca capitalista non ha mai saputo che farsene. crede che gli italiani siano un popolo di merda. È la mia maschera vitalistica.

Zio frank è un grassone con occhiali spessi, è uno di quelli che fuma poco ma è come se fumassero sempre. Lo vedo quattro, cinque volte l’anno, giusto le feste comandate e un paio di blitz domenicali, e per lo più lo pizzico che dorme. Dorme, mi dicono, perché stanco morto di lavoro. Zio frank è un imprenditore della città. è un uomo che si è costruito da solo. più precisamente: il padre ha avviato l’attività, il fratello l’ha mezza dissestata e lui, per ora, è quello rimasto in piedi. Quando non dorme mi chiama, storpiando il nome, come mi chiamava mio nonno o mi dice che uno come me gli tornerebbe comodo a lavoro. Ma strane alchimie familiari mi hanno sempre tenuto lontano dall’accarezzare quest’ipotesi. Zio frank tartaglia e si esprime con difficoltà. Se non è in abbiocco, si entusiasma per le pubblicità del suo marchio che straripano sulle tv locali. Ha vissuto per la sua fabbrichetta e i suoi figli, ma presumo che un po’ sia riuscito anche a godersela. Ma lui non è pago e rilancia di continuo. Nella sua ansia, tanto tipica in ogni ascesa imprenditoriale, c’è come l’assillo, il tormento che la vittoria non sia completa, che un arbitro vile fischi il fallo e gli porti via il giochino. crede che gli italiani siano un popolo di merda. è la mia maschera imprenditorial-afasica.

Zio micheal è uno smilzo atletico, sempre in bici. Bancario agronomo o viceversa è andato in pensione prima del tempo per trasformarsi in cicloamatore. Zucchetto nero in testa, percorre più di cento chilometri al giorno. Partecipa, quando può, anche alle gare. ma il suo carattere si riempie con il resto. Zio micheal è un grande interprete dell’italico dissenso, beppegrilleggia da una vita, decisamente da prima che beppe grillo cominciasse, la lista delle sue idiosincrasie è sterminata, il suo repertorio multiforme. Il suo spettacolo prevede sempre un tono di voce esasperatamente alto, invettive e turpiloqui, sapiente recupero di vecchi lemmi dialettali della bassa valle del sabato, scenico linguaggio del corpo. La politica e gli italici costumi sono il suo cruccio. Si professa anarchico e sparla di tutti i politici, berlusconi in primis. Non vota da quarant’anni ma dubito che sia vero. È un taccagno e si fa gran vanto di non dover nulla a questo stato sconsiderato. Però mette a frutto la sua esperienza lavorativa giocando in borsa. Guida un jaguar. Zio micheal recita a tavola il suo pezzo di provocazione. Ma sotto lo spesso cerone gli leggo una spessa scorza di solitudine. Crede che gli italiani siano un popolo di merda. È la mia maschera mattoide.

L’italia gran popolo!

18.12.07

manifesto degli antideclinisti. contro il new yorker e i dercoliani

stormi di inselvatichiti piccioni infestano la piazza senza mettere in pericolo il monumento equestre che non abbiamo. un trentenne barboso appiccica al portone manifestini da lui manoscritti, inchiostro blu, in cui invita gli inquilini a rivoltarsi contro l’inarrestabile riproduzione del “topo con le ali”. lamenta il dilagare dello Sporco, paventa l’imminenza della Malattia. nuove tecniche di sterminio sono disponibili al mercato, non più i punteruoli ai balconi, ma soluzioni chimiche, finali, rigorosamente selettive.
i primi passanti osservano beffardi l’uomo coraggioso che si è messo in opera, poi leggono irridenti le sue parole, la crociata contro la merda dei piccioni, subito la eleggono.
Tra di loro è un gran parlare, un gran (ri)dire, poi rimbeccarsi o formulare congetture.
il Sig. 1 ipotizza che il trentenne barboso abbia agito stanco delle lamentele della suocera.
il Sig. 2 ipotizza che il trentenne barboso abbia agito in vista del rinnovo della carica di amministratore del condominio.
il Sig. 3 ipotizza che il trentenne barboso abbia agito perché amico fraterno del rappresentante delle soluzioni chimiche antipiccione
il Sig. 4 ascolta ad orecchie spalancate ogn’ipotesi e di lì a poco riporterà tutto al trentenne barboso.
che così si persuaderà di essere circondato da vicini cani, contro cui battersi ad occhiate, maldicenze e scambio di (s)favori, come la chiusura anticipata dell’ascensore.
così i piccioni continuano a moltiplicarsi e quando atterrano sulla piazza, oramai vuota, formano geometrie curiose che gli uomini dietro le finestre scrutano irranciditi.

17.12.07

fotografia di un paese mezzo moderno

nel pagellone finale, avellino raggranella quattrocentoquattro punti che gli valgono l’ottantasettesimo posto in coabitazione dell’altra città montagnosa enna, e della vicina salerno. perdute dieci posizioni rispetto allo scorso anno, quando ne recuperò otto, dunque quasi pari e patta. dei sei indicatori che alimentano il pagellone, (ciascuno dei quali ha sei sottoindicatori) – tenore di vita, affari&lavoro, servizi ambientali&salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero - avellino è rispettivamente novantaseiesima, ottantunesima, ottantaduesima, ventunesima, ottantatreesima, novantaquattresima. si dirà: mica male rispetto alle altre città campane. peccato, per il sentire medio, che le classifiche sportive delle squadre cittadine non siano computate. per una possibile rivoluzione urbana il nostro benchmark sia l’irrealizzabile.



(prima che scoppi la rivoluzione sannita)

16.12.07

raucedine

alba di gelo prende alla gola
dal buio antro in basso fumi incompatibili
dopo i passi in tondo a vuoto
interrogo la mia nemesi
si tratta di un compenso
o di una punizione
per la dissipazione delle ore?
o forse perché mi sottraggo alle leggi correnti
di consumo pure consapevole
critico
ok, scappo al centro
mi compro una cravatta a righe
vado ad equilibrare
risparmi antisociali
ma per i silenzi non do la parola

10.12.07

la famigerata banda dei comestaibeneetumoltobenegraziedopodichéignorarsi

impoltigliati nel traffico egoisti sociali come noi finiscono per parlare/pensare di/al denaro. delle poche manciate di euro al mese che mancano per la felicità. in realtà faccio della sociologia. per quanto mi riguarda, mica corrisponde al vero. ritenevo fosse giunto il tempo di una pausa prolungata dal blog, ché il poco da dire rattrappisce la coscienza se di continuo espresso, val bene un estemporaneo scrivere di niente ma non sempre, altrimenti finisco per smarrire ogni riferimento contingente. mi ripromettevo di concludere le mille letture appese al chiodo. ritornare con un post chilometrico/chimerico sul piano strategico di una città immaginaria di nome Hirpinia, rete di “storie comuni” oramai esangui, ma l’individuazione della dimensione spazio-temporale di riferimento mi ha esautorato. logica vuole che una visione per un’area urbana depressa sia condivisa da più attori, ché l’epoca, si sa, è complessa assai. invece, mi ritrovo ritaglio umano, bolla d’aspirazione senza scopo né mordente, in tessuto sociale contrassegnato da deboli connessioni, smorte forme di aggregazione, inanimati simulacri dei processi di coesione che furono…

30.11.07


28.11.07

scartabellare mappe cognitive

portami oltre il vedere
dalla parte del clamore
che fanno le cose inanimate
quando l'uomo è voltato
ecco la mia vita di lavoro
e di antipatica sapienza
te la cedo volentieri
non fa proprio per me
io preferisco così
io preferisco così
io preferisco così
...
preferisco così, max gazzé


fugo dilemmi contrattuali, mi assumono o mi mettono in fuga?, ma almeno ne guadagno in mimica, finalmente decontratta, dopodiché al lavoro si tratta di mappare i bacini idrografici della penisola, così ne approfitto, in una finestra a margine, per tracciare su google map una linea orizzontale che dia un'interpretazione eterodossa dello sviluppo urbanistico di avellino, c'è che se la mansione affidatami non mi diverte, trovo sempre modi per occuparmi in quello che so fare meglio, aprire cantieri che poi è indifferente se li chiudi o meno, non a caso sono un keynesiano

27.11.07

ora sì che è giunta l'ora della riscossione

andare camminare lavorare,
andare a spada tratta, banda di timidi,
di incoscienti, di indebitati, di disperati.
niente scoramenti, andiamo, andiamo a lavorare,
andare camminare lavorare,
il vino contro il petrolio,
grande vittoria, grande vittoria, grandissima vittoria.
andare camminare lavorare,
il meridione rugge, il nord non ha salite,
niente paura, di qua c'è la discesa,
andare camminare lavorare,
rapide fughe rapide fughe rapide fughe

andare camminare lavorare – piero ciampi



un sonno ristoratore a digiuno fortifica. all’appuntamento all’enoteca col superiore spendo di necessità sorrisi caimani. garbatella è giallorossa, prima, forse, era pericolosa, un tassinaro non voleva accompagnarci il mio barbiere, tanti anni fa, ora no, ora è cool. petrucciani in sottofondo. più in là, uscito sfiancato dal palazzo di cristallo, oramai deserto, barcollo, l’aria è statica, i sbuffi di vapore dalla mia bocca rendono l’atmosfera onirica. sotto il porticato di una chiesa, giovani poveri si preparano per la notte. in metro, c’è chi ride sguaiata, chi rimpiange il futuro, io, per me, m’accontenterei di dormire. disteso su un cellophane. teso sul vuoto. ma non un vuoto qualsiasi. pietralata m’accoglie discreta, sono le undici, a casa tutti rinchiusi, in un monastero sarebbe diverso? o in una pensione primonovecentesca? almeno la padrona di casa sarebbe deliziosamente indiscreta, ficcanaso, il rumore delle sue stoviglie mi terrebbe sveglio, mentre qui, c’è tanto silenzio da trasformarsi in un fischio. una bottiglia di birra mezza piena cade, col suo contenuto, in una scarpa. il wireless è imballato. caduta senza rete. mancano persino i bicchieri di carta. la catasta di piatti&pentole non lascia spazio al rubinetto. la tv lancia la sigla di chiusura del tg1, cambio d’immagine, la sigla d’apertura di porta a porta, l’argomento del giorno riguarda i savoia e la loro richiesta di risarcimento all’italia. spengo. la mia vita surreale rilanciata alla tivvù sotto altre forme. vivo nel posto giusto. vado a dormire prima che le certezze svaniscano.

25.11.07

bodysnatchers

it is the 21st century
it is the 21st century
you can fight like a dog
and they brought me to my knees...

bodysnatchers - radiohead

non mi fermo più a scrutare il volto della gente, sì, lo studio della mimica ultimamente mi lascia indifferente. a pensarci bene è la cosa peggiore mi sia capitata da quando ho cominciato a lavorare. insieme ad una leggera assuefazione alla caffeina. senza la quale oramai m’addormento in piedi ad orari prima improponibili. assente in parte lo stress. per quello ci sono quarant’anni di tempo. la stazione tiburtina di domenica esala odori forti, i “soggiogati ai forzati seigiornipersei” si godono la giornata di libertà. che colore tenue ha questa libertà! tale e quale alla mia. stretta in una morsa da nuvole quasi bruxellesi. tu viaggi da bologna coll’intercity plus 507 proveniente da torino e diretto a reggio calabria. il vagone è il numero otto. mi siedo ad aspettarti. una spagnola mi chiede dove si obliterano i biglietti. mi alzo in automatico, smanacciando per mostrarle come nei paraggi non veda macchinette gialle. poi scompare. un trentenne si siede al mio fianco e comincia a parlare al telefono, col vivavoce, colla ragazza. un secondo trentenne mi chiede spazio e si siede all'altro mio fianco cominciando a fumare. mucchi di famiglie napoletane, allargate, carichi di valigie e imprecazioni, mi scorrono davanti. l’altoparlante metallico annuncia che il treno corre con cinque minuti di ritardo. aggiungere meno a meno. una donna rugosa attraversa i binari, furtiva. parte il regionale per pescara. sopraggiungi tu. il vagone otto casca proprio davanti la mia panchina. ma la porta è l’altra. avanzi incerta. incapaci come siamo a ricreare il pathos. ti stringo. deperisci come avanza l’amore. giochiamo alle voci da bambini. resta. no, sali tu! l’orologio sulle nostre teste scatta implacabile ad ogni secondo con uno strappo che impercettibilmente sembra lo faccia oscillare all'indietro. magari fosse così. il capotreno fischia. risali soltanto tu. dietro i vetri oscurati la tua sagoma si fa indistinta. il treno, i binari, i muri della stazione, il cielo partono in orizzontale. una coppia all'imbocco della scala mobile m'ostruisce la strada. mi sentono arrivare e mi fanno passare. li supero in progressione. io scappo. sull'aventino.

22.11.07

19.11.07

mostri

nasce il popolo delle libertà
dal predellino di un'auto blu
via i parrucconi per i trapianti
fermi una firma al gazebo
patetica eterogenesi dei fini
di una decade di ombra
da sant'angelo dei lombardi
sarebbe troppa grazia
se di mezzo c'è questo
in ogni caso, auguri!

15.11.07

autoironia di un samaritano metropolitano

c’è una vecchia storiella che racconta di un operaio sospettato di rubare:
ogni sera, quando lascia la fabbrica, la carriola che spinge davanti a sé
subisce un’accurata ispezione.
i guardiani non trovano niente.
è sempre vuota.
alla fine la verità viene fuori:
ciò che l’operaio ruba sono le carriole…

Slavoj Zizek, incipit de La violenza Invisibile


affastello sul comodino volumi, anche smilzi per carità, di cui leggo soltanto le prime pagine, o altrimenti, tutti d’un fiato, eccetto le ultime dieci, per un vezzo che costa caro solo alla statistica anobii, ma lascia un senso di sospensione, un lampo di sregolatezza nell’ingranaggio di minutaggi nel quale si è trasformata la mia vita.

a volte, sui mezzi pubblici, penso di essere un ammutinato; succede quando sfondo con rapidi movimenti il muro di diffidenza,
l’atteggiamento blasé che sbianca gli animi delle megalopoli: cedo il posto alla vecchina, lascio il reggimano alla ragazza, fornisco indicazioni stradali ai rumeni dai capelli di cenere e dalle mani nodose. d’un tratto una donna di mezz’eta, scalpitante già in partenza, erompe in imprecazioni da vignetta col teschio, soltanto per un rallentamento del traffico causa lavori, rompendo un incanto: l’umanità di un buono è in fretta oscurata dall’intolleranza di un nevrotico. colpa dei tempi o sua soltanto?

14.11.07

chesterton

la sorpresa è la sola riflessione possibile

13.11.07

senza risposta

di quando pensi che invece di metterti in rete avresti potuto imparare a lavorare la maglia

1.11.07

bernabucciana

metro b, roma

viaggiatore: ahò, mayna', che fai 'sto uichend?
maynardo: ncazzo!

31.10.07

reti&sbarre

Ciao Renato senz’altro non ti ricorderai di me son passati molti anni ma sono quel volontario che ti ha portato dal carcere al palazzo di giustizia e che abbiamo fatto 2 chiacchiere niente d’eccezionale ma mi son fatto 2 risate per la tua allegria poi quando hai detto al questurino di girarti dalla parte opposta così avresti aperto la porta scorrevole per poter guadagnare la libertà ma era solo una battuta la tua non avresti fatto 2 metri,fuori c’era l’esarcito che aspettava una tua mossa per farti saltare il cervello hahahaha dai la metto sul ridere che è meglio.Io ho vissyto la mia infanzia a QUARTO OGGIARO che tu ben conosci e la COMASINA ho conosciuto molti tuoi amici come il WLADY,GEGE’,WUAPPETTO,LO SMILZO ecc. non sò se te li ricorderai ma io me li ricordo sì ora molta gente non cè più perchè la loro strada si è fermata o per colpa di un colpo di pistola oppure chiusi in un carcere come te,ma posso dirti che questa gente ti adoravano come un dio,per loro eri un’esempio (sbagliato x me)di liberta e trasgressione di quei tempi,sapere che ora con l’avvento della tecnologia sia del pc o telefonini tu sarai meno isolato spero che questo sia un’inizio anche solo leggendoti di un’amicizia,caro RENE’resisti vedrai che prima o poi uscirai da lì con le tue gambe e nò disteso come molti vorrebbero vedere hai resistito tutto questo tempo sì sempre positivo come lo sei sempre ti faccio solo un’in bocca al lupo ciao da SNOOPY
commento rilasciato sul blog di vallanzasca

cutolo ha avuto un figlio; vallanzasca ha aperto un blog

28.10.07

prega al rialto

uscito stracco dalla settimana consulenziale numero sette, alla maniera di trinità ho legato la mia branda all’ultimo vagone del convoglio metro verso rebibbia. più che intorpidito dal solleone battente, solo un gran mal di testa da impegni senza sosta né tanto frutto. a parte il tempo di un pasto primo-secondo alla “dea di roma”, perfino pres’in giro perché gran mangione, perché accantono l’idea di un semplice toast, della palestra fuori mano, di una gita lato tribordo a largo del golfo di gaeta. i tributaristi, gente senza scrupoli, razza italica per eccellenza, luogo comune li vuole amici degli evasori o evasori loro per primi. noialtri alla loro caccia, ci arrangiamo a modo nostro, siamo convinti della bontà del fine, scettici sul buon esito dell’azione. mentre fuori l’ufficio, un licenziato perugino inscena una protesta surreale, rumorosa, doverosa, contro quell’arraffastipendi dell’amministratore delegato, cui piace il mare, lo yacht, il potere. il nostro staff team group 24hsu24 di brain stormin’ alloggia, sotto chiave, il duplicato nelle mani della donna delle pulizie, al seminterrato, scenografia da obitorio, macchina senza caffè, caffè senza macchia. nel week end mi riprendo, prendo in mano letture, relazioni, contatti, vite. nel week end ricostituisco il senso del mio andare. il week end è stato. il treno è ripartito

24.10.07

scelte di vita ad un capolinea

un pensionato osserva sbigottito giovani donne in tuta sfogliare voracemente l'ultima uscita di muscle&fitness

22.10.07

programmi della sera

riprese sembianze civili stento a ritrovare il senso sociale, il tempo non mi sembra passare ed è perché lo dissipo con amore, esploro, anche dal satellite, pietralata, borgata pasoliniana, violenta perché senza centro, sette casette da sette lire tra palazzoni antisociali, muri perimetrali abnormali, spruzzi di immigrazione irregolare in mezzo a soldataglia regolarissima, fondo stradale rialzato, un casino altimetrico infiltrato dal teverone, scassi d’auto, discount, scontri culturali, ristoranti sguarniti, sgarri&sgherri, duecentoundici ritarda ancora, mentre il freddo si intensifica, i baveri provano a nascondere orecchie gelate, ma non piove, né nevica, solo le luci dei palazzi si comunicano segnali di distensione, quando germogliano tanti apparecchi televisivi quante sono le teste è inevitabile si generi il caso umano, quello seduto di spalle, parrucca rosso, voce metallica, lo sguardo di compatimento del conduttore non serve, lui abita a monti, e di sera va a teatro!

20.10.07

riforma delle procedure di bilancio: per obiettivi

la finanziaria, in palese contrasto col comma 3° dell'art. 81 della Costituzione, allega al bilancio (di cui mai si discute) nuove entrate e nuove spese. gli emendamenti alla finanziaria sono dunque variazioni di variazioni che logica vuole si elidano a vicenda. naturalmente non è così, ma sarebbe tanto meglio!

18.10.07

codici di geometria esistenziale

stormi di storni si stagliano su un tramonto romano
afferrarne il senso
perdersi

16.10.07

lo spoglio e la profezia

la proclamazione degli eletti alla costituente del PD campano si terrà, per forza di causa maggiore, a cuma

13.10.07

il pd. perché. l'inno

la politica (non) è (più)
la ginnastica delle mie idee
è forse strano a dirsi
ma il mio pensiero unico sei tu!

niccolò fabi – la politica

sono italiano da più di cinquant’anni e
mi sono fatto l’idea che fra potere e società
non ci sia differenza alcuna di calibro etico.
elettori che considerano la furbizia una virtù
eleggeranno politici che sono il loro specchio fedele.
il qualunquismo è esattamente questo:
individuare nel Palazzo
un comodo e vistoso capro espiatorio.

michele serra – “la repubblica”

la verità è che, dove tutti sono responsabili,
ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta,
in proporzione della sua capacità a fare il bene o fare il male
che ha realmente fatto o che non ha cercato di impedire.
un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima parte
di quanto avviene in Italia.

gaetano salvemini




1. L’arte politica riesce ad incidere realmente sulla vita delle persone quando nel bel mezzo di trasformazioni socio-economiche, spesso indipendenti dalla sua azione, cerca di orientarle, di incanalarle secondo percorsi alternativi sulla scelta dei quali dovrebbe esercitarsi il dibattito delle forze politiche. Esempio: posto che sia ineluttabile, in un prossimo futuro, se non già oggi, una società multirazziale, inutile che il partito x – conservatore continui a esaltare l’armonia sociale del superato Stato nazione, il partito y – progressista abbozzare l’elogio delle virtù delle “culture altre”; piuttosto affrontassero il problema di quale pacchetto di politiche di integrazione offrire. Nonostante sembri una distinzione sottile, il più grosso difetto della politica (italiana) è che si limita alla tessitura dell’ovvio, il futuro non le interessa né l’analisi dell’impatto che le sue decisioni possono avere sul Paese. Naturalmente il mio ragionamento presuppone un paio di postulati. Uno: la politica non è il motore immobile della realtà, se pure è piuttosto vorace in questo paese resta uno degli attori in campo di un sistema; tra l’altro se debole, come è oggi, la sua azione è influenzata da forze economiche, lobbystiche, criminali. Due: la politica solo quando è liberata dallo sfinimento delle polemiche da bar, può diventare ragionamento previsivo, quand’è di buona levatura, persino profetico: prefigura la realtà che sta arrivando e s’ingegna a trovare modi per cui il bene pubblico sia accresciuto, il male minimizzato. La politica dunque, come dovrebbe essere, sta sempre sulla frontiera della battaglia intellettuale (per le idee nuove), e tra le forme di conoscenza è la più nobile perché le comprende tutte.

2. Eppure è tutto marcio. Un lamento continuo. Prodalzheimer, Mastellaereo, Pecoraro con i consulenti (per niente) al verde, Padoaschioppa dalle tasse bellissime alla chiamata against-bamboccio. L’ondata di antipolitica recentemente rilanciata dai media ha scatenato una fibrillazione popolare senza precedenti e i discorsi nella metro hanno raggiunto picchi di violenza verbale inauditi. Come se, tra l’altro, tutto fosse imputabile ai rom e a roma. A proposito di grillo occorre fare un salto di qualità. Benché è fisiologico credere che in un paese come l’italia tutto sia causa del ceto politico, è utile ricordare che tra il Palazzo e la collettività esiste un corposo soggetto intermedio, che raccoglie le direttive (in leggi) dall’esecutivo e gli dà sostanza, sottoforma di servizi (dei quali si lamenterebbe l’inefficienza). Ebbene l’amministrazione pubblica occupa qualche milione di persone e entrarvi a farne parte è il desiderio nascosto di molti (compreso il mio). Ci si lamenti, dunque, anche del fatto che abbiamo una amministrazione scadente, incapace, scarsamente proattiva. Certo, i meccanismi di cooptazione dei dirigenti l’invadenza della politica, le cordate, le clientele. Oltre al Palazzo (al singolare), esistono dunque una moltitudine di Palazzi (quelli della p.a.), all’interno dei quali (non solo in quelli, sia chiaro) vivacchia una umanità della più varia specie, da cui ogni cittadino ha il diritto di chiedere il resoconto, quando non soddisfatto, perché la responsabilità è sempre di uno, né di Dio né di nessuno.

3. Finora non si è ancora nominato il PD, la ragione per cui il post nasce. Dico subito che domani andrò, entusiasticamente, a votarlo. Ci sono mille ragioni per criticarne i primi passi. Inutile, ad esempio, eleggere il segretario, prim’ancora che l’assemblea costituente abbia deciso quale contenitore di idee, di riferimenti culturali, semplicemente quale tipo di struttura, andrà a dirigere. Inutili assemblee così pletoriche. Ma rimane il senso di sfida, di speranza. Un partito post ideologico, aperto, a rete, come è diventata la società. Voterò per la Bindi, per nessuna particolare ragione se non fosse che ha tenuto in piedi una competizione nata morta per contingenze governative. Poi il filosofo Mazzarella, perché il resto dei candidati è proiezione di una vecchia politica che avrebbe fatto bene a ritirarsi, e che trasforma, da queste parti, la battaglia per il nuovo partito, nell’ennesima battaglia di retroguardia.


ARCADE FIRE - WAKE UP

2.10.07

candidati assemblea costituente regionale (?) per il PD, campania 2, collegio 11

ASSEMBLEA REGIONALE (disponibili 13 seggi)

CAMPANIA DEMOCRATICA per TINO IANNUZZI

1) Enza Ambrosone, capogruppo margherita comune di avellino
2) Ettore Iacovacci, guardalinee
3) Vanda Grassi, sindaco di montefalcione
4) Michele Iannicelli, presidente alto calore servizi s.p.a.
5) Vera Trasente, vicesindaco montefredane
6) Alberico Villani, sindaco di altavilla irpina
7) Rita Petruzziello, rappresentante sindacale uil
8) Guido d'Avanzo, capogruppo margherita comune di avellino (staffetta)
9) Maria Cerullo, referente sinistra giovanile per firme referendum
10) Sergio Barbaro, non questo, capogruppo ds comune di avellino
11) Olimpia Rusolo, fondatrice circolo "CHIESA&POLITICA"
12) Massimiliano Carullo, vicesindaco mercogliano
13) Enza Preziosi, responsabile Cpo Uil

I RIFORMISTI CORAGGIOSI per SANDRO DE FRANCISCIS
1) Andrea Forgione, promotore apd
2) Antonietta Calvano, responsabile URP ?
3) Giuseppe Trunfio, assessore villamaina
4) Mario di Rienzo, volto nuovo ?
5) Angela Storti, nessun risultato
6) Amedeo d'Amato, autore di documento sulla Democrazia
7) Antonietta d'Agostino, nessun risultato
8) Angelo Oliveto, signore
9) Claudia Donatiello, coraggiosa

un Nuovo Inizio per la Campania per Salvatore Piccolo
1) Coppola Rosa, poetessa?
2) Aliberti Vittorio, risultati dubbi
3) Cioffi Raffaella, uil??
4) Fasolino Aniello, consigliere comunale di sarno?
5) Gaeta Giovanna, architetto
6) Aliberti Filiberto, iscritto al club juventus doc - alessandro del piero
7) Maratea Franca, zero risultati
8) Coppola Alessandro Santolo, zero risultati
9) Bergamo Maria, risultati dubbi

I DEMOCRATICI per EUGENIO MAZZARELLA
1) Francesco Todisco, assessore comune di avellino
2) Rosanna Rebulla, esperta pari opportunità
3) Luca Iandolo, consigliere comune avellino
4) Vincenza Falasca, volto nuovo ?
5) Michele Palladino, consigliere comunale avellino
6) Lucia Bardesiato, collaboratrice per la redazione rapporto fillea cgil
7) Mario dello Russo, delegato UILTuCS
8) Esterina di Meo, autrice della tesi di laurea: "il soggetto. la persona"
9) Guglielmo Greco, volto nuovo ?
10) Rosa Macchione, volto nuovo ?
11) Roberto Lettieri, ?
12) Ester di Cillo, zero risultati
13) Giovanni Vesce, medico chirurgo ?

1.10.07

continua - assemblea nazionale

I RIFORMISTI CORAGGIOSI per Walter Veltroni, blog di riferimento

1) Franco Maselli, ex presidente della provincia, promotore di
democraticamente insieme
2) Rita Caronia,
volto nuovo
3) Giuseppe di Iorio, da ultime verifiche, responsabile interno Comune di Montemiletto
4) Michela Stoccuto, zero risultati
5) Alfonso Iacobucci,
geometra premiato

Con Veltroni, AMBIENTE, INNOVAZIONE, LAVORO

1) Wanda Dovetto, zero risultati
2) Antonio Di Pietro, milioni di risultati ma sull'omonimo
3) Daniela Barbieri, blogger ?
4) Luigi Frusciante,
professore universitario
5) Antonella Rocco, cantante?
6) Francesco Miccichè,
regista?



I DEMOCRATICI per Enrico Letta
1) Raffaello De Stefano,
ex presidente alto calore avellino
2) Rita Maio,
dirigente scolastico against tunnel
3) Angelo Spica,
consigliere comunale avellino
4) Rosanna Rebulla, ex assessore comune avellino,
esperta pari opportunità
5) Pasquale de Guglielmo,
geometra webmaster
6) Filomena Montanile, prof. associato scienze della formazione università di salerno

DEMOCRATICI DAVVERO per Rosy Bindi
1) Rosa Martino,
direttore A.S.L.
2) Domenico Tucci, professore
3) Annunziata Lombardi, professoressa
4) Luca Cecere,
avvocato
5) Giuliana Luongo,
dipendente A.S.L.
6) Massimo Balzano, giovane avvocato

collegio numero 11, campania 2, avellino, liste pd, politica&web, foglio di lavoro aperto

chi è per il pd, fra un paio di settimane (il fatidico 14 ottobre) sarà chiamato ad esprimere la propria preferenza per l'elezione dell'assemblea costituente (nazionale e regionale). noialtri, si vota nella circoscrizione campania 2, al collegio numero 11, avellino. nonostante non si possa far di più (leggere alla voce partecipazione), un benché minimo contributo lo si vuole fornire. ecco, dunque, di seguito un elenco dei nominativi dei candidati, colle informazioni (talvolta stringate) che si è riusciti a ricavare con una semplice ricerca su google. ovviamente, può essere questa l'occasione per tutti gli interessati per aggiungere i contenuti che desiderano, di descrivere il pd che sognano. oppure di rimanere silenziosi

ASSEMBLEA NAZIONALE (6 posti disponibili)

CAMPANIA DEMOCRATICA per Walter Veltroni
1)Vincenzo De Luca,
assessore regionale lavori pubblici
2)Fiorella De Vizia,
volto nuovo (?)
3)Giuseppe Galasso, sindaco di avellino
4)Angelina Aldorasi, dirigente scolastico liceo classico europe P.Colletta
5)Mario Matarazzo, dirigente scolastico scuola media
6)Antonella Ciarcia, consigliere comunale venticano, volto nuovo

30.9.07

ascensorofobia

il volto di me
è il mistero di me
numero - bluvertigo

29.9.07

abbagli(anti). note lunari di un pendolo in carne e ossa

cos'è la bellezza per un cieco?
una volta stevie wonder e ray charles
si incontrarono e si dissero reciprocamente:
in fondo non siamo così sfortunati.
pensa se fossimo nati negri!
umberto eco, intervista al venerdì

chi dispone della migliore informazione nel minor tempo utile, è un uomo potente. chi ha la fortuna di accumulare la conoscenza, la più disparata, talvolta smarrendosi, altre ritrovandosi, magari diventa saggio. in ogni caso, son due eccellenze. senza nessuna diretta relazione colla pratica.

24.9.07

spallata al governo d'autunno: si ritorni all'urne

possiamo noi essere liberi da tutti i pericoli,
liberi dal dolore, liberi dalla povertà,
possiamo noi trovare la pace del cuore
e della mente
dai sutra del buddha recitati durante la protesta




qui, qui e qui

diario delle proteste

sulla fiaccolata di solidarietà organizzata dal Campidoglio, cui sono mancato per un pelo perché recluso al lavoro

firma appello "campagna birmania" su birmaniademocratica.org

23.9.07

io voto te tu voti me le idee seguon da sé

definite le candidature per l'assemblea costituente nazionale/regionale per il PD: in tutto, 50'ooo candidati per circa 7'ooo seggi. l'obiettivo è di spingere un milione di cittadini alle urne. basterebbero 20 preferenze per ciascuno di loro e il traguardo raggiunto. esempio di democrazia dabbàsso o di democrazia frantumata?

22.9.07

bloggers: disgraziati macchiati di pixels

che cazzo di dolore quando si torna alle quattro mura domestiche. ritrovi vecchi, matti, disperati. i tuoi difetti che non vuoi veder più rappresentati. almeno, non così macroscopicamente!

21.9.07

diario di un vagabondaggio

incedevo a passo lento di quando recupero assaporandola la libertà condizionata di travèt tutto sommato ancora giovine, e la garbatella mi ha portato alla piramide, la piramide a santa maria degli angeli e dei martiri, lì dove un corteo rosapugnista, a suon di jazz e nell'anniversario della breccia di porta pia, manifestava contro il concordato clericofascista, beati gli invitati alla cena del signore. extraterritorialità alla vicina feltrinelli in cui l'atripaldese sabino cassese, massimo amministrativista italiano, presentava la sua ultima fatica. avrei voluto esprimergli la mia gratitudine perché personalità come lui mi rendono orgoglioso della provenienza geografica e indicano da decenni un percorso di buona amministrazione che è l'unico percorribile per una buona politica, ma la timidezza e nugoli di discepoli me lo hanno impedito. tempo fa, nel bel mezzo di un'estate oziosa, avevo seriamente pensato di lanciare una provocazione confrontando le cose fatte e i titoli di sabino cassese e quelli del presunto genius loci. Poi, non so perché, ho desistito. Al cantiere metro B1 di via corvisieri, operai festeggiano col karaoke. Monti tiburtini è invasa da romeni, allegri. I romani da sette generazioni li trovi solo in cattività.

15.9.07

sul lavoro culturale

Eccoci qua, insomma, tutti e due ufficiali in congedo, con la guerra perduta e il paese distrutto. Per chi? Per cosa? Ci avevano allevati dunque per questo, per comandare cinquanta soldati, cinquanta contadini, e portarli a sparare contro altri cinquanta soldati, altri cinquanta contadini? Mi spiegava Marcello che son sempre i contadini – italiani, inglesi, russi, di tutte le parti del mondo – che fanno la guerra, e che son sempre ragazzi di vent’anni, studenti che non hanno ancora finito la scuola, che li portano a farsi ammazzare. Era toccato a nostro padre, nel quindici. Lui almeno era tornato con l’illusione di aver vinto la guerra, ma anche lui, a conti fatti, aveva inquadrato cinquanta contadini, contadini calabresi e veneti, e poi era tornato a casa senz’arte né parte, senza un lavoro, proprio così come i soldati erano tornati senza terra, per ritrovare lo stesso padrone di prima.
Quanti ce n’erano rimasti, allora come ora, di sottotenentini di vent’anni, in Cirenaica, in Russia, in Grecia? Tanti. Erano morti insieme ai loro soldati, ed erano morti senza riuscire nemmeno, prima, a capirsi con i loro soldati, perché i contadini non avevano studiato né la cultura fascista né la letteratura, né la storia, niente insomma. Erano analfabeti. Ragazzi di vent’anni come noi, ma lontani da noi in ogni momento, tranne che nella sorte delle marce, dei turni di vedetta, degli scontri di pattuglie. Solo le bombe dei mortai greci, o le catiusce dei russi, o i carri armati inglesi ci facevano uguali. Perché?
Perché c’era voluta la guerra a farci capire che esistono due Italie? Da una parte l’Italia dei contadini, quelli che lavorano, e poi fanno le guerre; e dall’altra l’Italia del signor generale, del vescovo, del federale. E noi cosa stiamo a farci? Dobbiamo scegliere, o di qua o di là. Noi abbiamo studiato, diceva Marcello, ma quel che abbiamo imparato non servirà a niente, se non ci aiuta a capire le ragioni dei contadini; se non ci aiuta ad evitare di doverceli portare dietro un’altra volta, domani, e morire insieme senza nemmeno esserci guardati in faccia, senza mai esserci capiti.
Per questo, in mezzo a noi che volevamo, come si è già spiegato, una cultura moderna e spregiudicata, Marcello insisteva a dire che niente è moderno e spregiudicato se non lascia davvero dietro di sé i pregiudizi e i residui di maggior peso, se non tiene conto di questa fondamentale esperienza dei giorni nostri, e che la cultura non ha senso se non aiuta a capire gli altri, a soccorrere gli altri, ad evitare il male.

da il Lavoro culturale, Luciano Bianciardi

Trasformatomi in capo ad una settimana in colletto bianco pendolare, già disfatto dalla fame e da una serie di contrapposte sensazioni (dopo)lavorative, giunto alla stazione tiburtina, nell’attesa dell’imbarco air, piombai in libreria uscendone impaziente di immergermi nella lettura de “il lavoro culturale” di bianciardi, autore la cui opera in passato avevo colpevolmente tralasciata. Salito a bordo del mezzo, mi ritrovai nuovamente nel salottino a quattro del primo piano, bill gates immancabile compagno di destra e di fronte due giovani viaggiatori che sulle prime, sommersi come erano dai quotidiani nazionali e dalle cronache locali, mi parvero studenti curiosi, svegli, d’altra parte di ariano. Incapaci di tacersi, continuarono a disquisire probabilmente sulla bontà del disegno della Creazione, ma io, per me, totalmente rapito dalla lettura dello smilzo volume feltrinelli, non distinsi nulla dei loro discorsi finché, forse in pausa stropiccio-occhi, forse illuminato dal passo precedente, sulla fratellanza che ispira, convintomi nell’intimo dell’importanza della comprensione reciproca per il futuro dell’umanità (il bridging capital di Putnam in altre formule organizzato, dopo tutto), mi occupai (linguaggio del corpo mai fu più esplicito) di decifrare le loro ciance. Ne ricavai con sorpresa che l’adesione della scena cui stavo assistendo col ragionamento bianciardiano stava divenendo attimo per attimo più calzante. I due, fratelli, avevano appena partecipato alla prova scritta che gli avrebbe consentito di ingrossare le fila del nostro Esercito volontario. Stavano ripercorrendo con stupefacente dovizia di particolari le risposte che avevano dato al test, le alternative che argutamente avevano considerato sballate. Per cui la triplice alleanza: con la Russia; il triangolo scaleno: quello con due angoli uguali; oslo: la capitale della svezia; l’ultima regina d’italia: margherita di savoia; mentre, per chiudere, supportarono l’insondabile teoria per cui è inutile cominciare ad imparare l’inglese, a vent’anni, partendo dalla traduzione se rimangono ignote le regole grammaticali, meglio darla vinta al Sapere questa battaglia. Ebbi l’ardire di chiedere come era andata, e il più saputo dei due mi rispose che avevano avuto gioco facile e ora restano solo le formalità mediche. Gli porsi i più sinceri dei miei auguri ma non riuscii a procedere nel mio esercizio di contaminazione. A quel punto imbracciai il mio Ipod come una bandiera bianca e mi convinsi che il lavoro culturale spesso è una condanna alla sofferenza. Nel frattempo, all’altezza del vesuviello di Nola, avvistai una navicella spaziale in fase d’atterraggio. Che accertino subito se portano con sé risposte o domande, pensai. Dell’evento i due futuri soldati nemmeno se ne avvidero.

13.9.07

eterodossie in terra d'utopia. pietralata d'annata

l'economista (o chi per lui) che escogitasse il sistema per cui la remunerazione degli investimenti sia inversamente proporzionale alla dotazione iniziale di capitali, sancirebbe, una volta per tutte, l'efficienza dei mercati.

11.9.07

back to eurome

ero più produttivo quando fissavo il cielo
e mi chiedevo il senso di così tante conoscenze
chi batte forsennatamente sui tasti del pc
(e finisce per mugulare inconsapevole)
mi ripete, aspetta e vedrai
aspetta e vedrai
il partner diventa il tuo superiore
oggetto di venerazione
intoccabile, distante
già questa distorsione di significato
la dice lunga sulla (de)qualifica
come si dice, il labirintico presente

6.9.07

disinnescare de mita ad uomo

ciriaco de mita, e le sue truppe cammellate a far da coro, continuano a ripetere che non ci si ritira dalla Politica per l'età (veneranda) perché sarebbe come dimettersi dall'Intelligenza (che permane). si noti come sia Politica che Intelligenza siano indicate in maiuscolo, forse solo perché in questo modo l'arma dialettica dei Nostri risulti meno spuntata. rendendo astratto, quasi evanescente il discorso politico e dunque irraggiungibile ai profani il suo intendimento, ritenendo sciamani i pochi eletti che sono in grado di interpretarlo si ammanta il dibattito di un'aura di misticismo, si colgono svariati elementi a sfondo religioso (mucchi di voti nel senso di manifestazione di fede-ltà) che esso più prosaicamente non ha. difatti, non si spinge nessuno alla lobotomia o al silenzio. esclusivamente si discute dell'opportunità di convogliare o meno il consenso del futuro partito democratico campano sulla carica di segretario regionale intorno ad una figura "nuova" (e quando sono ancora aperte discussioni sui principi ispiratori, sulla struttura, sulle funzioni del nuovo partito ben più interessanti per un padre fondatore come pure si giudica il Nostro). sulle prime ritenevamo inutile rilevare la sicumera con cui de mita si giudicava dotato di sicura intelligenza politica, (d'altra parte, non si nega a nessuno un esercizio di autovalutazione); s'aggiungeva inoltre il rispetto che si deve ad un vegliardo, parlamentare da mezzo secolo e con numerose esperienze al governo del paese sulle spalle. oggi, tuttavia, che per l'ennesima volta si ripete il tormentone, e le truppe cammellate si dirigono in massa a pontecagnano, ci preme registrare, ammettendo umilmente di essere forse inadeguati ascoltatori della Sapienza del Nostro) che la continua e cantilenante ripetizione dei medesimi concetti, da strumento di persuasione rischia di trasformarsi, in maniera controproducente per chi li espone, proprio nel primo sintomo di una incipiente perdita della capacità di discernimento, così tanto decantata.

3.9.07

là costa / locuste / lacoste / la casta

intorno, frizzante, un'aria di rivoluzione
tra il tagliate le tasse e il tagliate le teste

31.8.07

avellino nell'età dei metalli

prima di riprendere cogli impegni autunnali (proprio ieri sul corso pedonalizzato lustrato piovevano dal cielo le prime foglie di platano) ha provocato sensazione l'allarme lanciato dalla rivista National Geographic secondo cui potrebbe essere imminente una ripresa di attività del vesuvio. con effetti catastrofici come tremilasettecentoottantaanni fa, quando, in piena età del bronzo, l'eruzione portò alla completa distruzione di avellino. ora, riuscite ad immaginare come fosse e dunque cosa si sia perso di avellino a seguito di quella eruzione? Ad ogni modo, quasi certamente, la pronta ricostruzione delle abitazioni non fu seguita da un nugolo di polemiche.

29.8.07

scritto sulla tolleranza che spenga diffidenza

Un giorno, mentre erano assieme sul treno che porta da Cambridge a Londra, “Sraffa fece un gesto, familiare ai napoletani, e indicante qualcosa di simile a disgusto o disprezzo, consistente nello sfiorare la parte inferiore del mento con un rapido movimento verso l’esterno delle punte delle dita di una mano”. Tale gesto può trovare un significato solo nel contesto in cui viene effettuato; non può quindi accordarsi con l’idea di Wittgenstein per cui ogni proposizione deve trovare un posto preciso nell’ordine assiomatico del linguaggio razionale, indipendentemente dal contesto in cui, volta per volta viene usata.
In seguito a questa critica, nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein elabora una nuova teoria del linguaggio e dei rapporti fra il linguaggio e il mondo che esso descrive. Non esiste un solo tipo di linguaggio, dice Wittgenstein, ma “innumerevoli: innumerevoli tipi differenti di impiego di tutto ciò che chiamiamo “segni”, “parole”, “proposizioni”.

da La ricchezza delle idee. Alessandro Roncaglia


Un diffuso senso di sfinimento si spande prima che mi prenda il desiderio di buttare giù qualcosa. Forse mi lascio convincere, o istupidire, dal solito motto “ora o mai più”, come se poi scrivere fosse dominare l’attimo che viene, e non, come leggevo da qualche parte, essere da esso posseduto, e tutto per via dell’infinitesimo ma decisivo istante che trascorre tra il momento in cui compiamo una azione e quello in cui ne diventiamo consapevoli. Ed effettivamente qui arriva prima la scrittura e poi il pensiero. Intanto si succedono giornate in cui i benefici della socialità si contrappongono ai danni permanenti di passati isolamenti, come ricorda la vita agra dell’intellettuale di monteforte, che così quando incontra per strada chi immagina possa ascoltarlo, si lancia in infinite divagazioni, perifrasi, continue citazioni che spaventano l’interlocutore fino a costringere quest’ultimo alla fuga. Probabilmente avremmo dovuto meglio vigilare sulle sue idiosincrasie, su come metteva assieme i pomeriggi. Condivideremo, se non oggi domani, il suo fallimento. Ciò che rovina questa terra, a tratti confusa, a tratti disperata, è l’atavica diffidenza della sua gente. Gli avi ci hanno tramandato un inarrivabile gusto nel diffondere maldicenze sul vicino di cortile e una ostinata incapacità a comprendere le sue ragioni. Le due deficienze combinate sottraggono ampi spazi di discussione, di socialità, di solidarietà. Ora poi che il mondo stesso è diventato il cortile di casa, per quanto si sono accorciate le distanze, (lì dove potenzialmente sono mescolabili le differenze), questa diffidenza è il peggior passaporto del nostro carattere. Chi, qui come altrove, si sforza, ad ogni modo, di preservare l’identità dimentica troppo spesso che questa è composta anche di tratti oscuri, sorpassati, inadeguati ad un ideale felice di umanità. Il progresso civile sfida continuamente le vecchie credenze, dei tenaci conservatorismi; le sue battaglie si giocano certo su temi contingenti, ma la sua conquista finale è la completa liberazione dell’uomo. Chi può dare una mano?