27.4.07

sta saglienn a paura


trovata qui

23.4.07

lo zoo della speranza

Costretto dagli eventi a tapparmi in casa per memorizzare discorsetto, eventualmente declinabile su modalità efficaci di ripartizione del tesoretto fiscale, finisco, gioco forza, attirato dalla sala tivvù, a cui la parabola satellitare convoglia segnali di emittenti internazionali o, basta volerlo, quelle di telemodena, che trasmette la fase finale del campionato regionale di mosca cieca. Rapito dai raggi emessi dalla scatola col tubo catodico, circumnavigo felice, o solo obnubilato, intorno a sondaggi francesi, scudetti nerazzurri, rotocalchi biagiani. In questi anni molte cose sono accadute. Per fortuna qualcuna è anche finita: esatto enzo, l’università. Intanto il sorriso di ségolène mi manda, letteralmente, in sollucchero. Quanta partecipazione! Poi, approvo col capo i discorsi di saviano, invidio il suo forzato citazionismo. Mi chiedo quando le telecamere della domenica sportiva fasceranno di luce mediatica le fontane postmoderne di piazza libertà per il tricolore biancoverde, forse nel 2012, l’anno del centenario, forse mai, e perché quest’ingiustizia? Mi chiudo a riflettere sulla composizione del mio, personale, pantheon per il partito democratico, a congetturare se lo stesso possa comprendere il professore di greco del liceo, non sapendo, tra l’altro, se nel suo, oltre a Polibio, ci sarebbe spazio anche per il buon Aldo Fabrizi. Sarei più in difficoltà se dovessi scrivere il mio manifesto, come Sofri, su Repubblica, invita tutti a fare: rispondete ad un tema antico, Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia. Un concorso simile, lanciato su internet, a cui rispondesse anche solo un quarto dei votanti ufficiali per le Primarie dell’ottobre 2005, darebbe vita alla più vasta conversazione statutaria e democratica di tutti i tempi. Da parte mia, l’eccesso di partecipazione, insieme, mi affascina e mi soggioga. Devo approfondire (e pure sull'antropologia culturale). Gran parte della, cosiddetta, “società civile” è tenuta assieme dal desiderio di trasformarsi, prima o poi, in “classe dirigente”. In ogni caso, non maneggio bene la scienza politica, e si vede. So solo che Gerry Capaldo ha lasciato la margherita, e finzione o realtà, non si candiderà, nella città del Sabato, dove c’è grossa fibrillazione (profonda partecipazione). So solo che la capacità della politica clientelare di beneficiare la numerosa schiera dei clientes è largamente sopravvalutata da queste parti, e rappresenta un freno al cambiamento, esattamente come la presenza dei sauropolitici. Perché, semplicemente, quando c’è uno che compra, c’è sempre uno che si lascia comprare. Talvolta, per un prezzo irrisorio, o addirittura nullo, solo per timore di rimanere solo, di rimanere libero.

20.4.07

difetto di parole

ho una lingua che si rifiuta di battere ed emettere i suoni adatti all'interlocutore e ora che mancano pochi giorni all'evento, la cosa inizia a preoccuparmi, per cui mi lancio, forsennatamente, in ripetizioni, ad altissima voce, di pericolanti allocuzioni, su argomenti disinteressanti, tanto che il mio autorevole referente è stato chiarissimo fin dal principio, non ci si vede mai, ok? dopodiché sorrido della mia eloquenza, tallone d'achille generosamente svezzato, perché non so voi, ma io tengo ai miei difetti, e li cambierei, per carità, ma solo in cambio di alcuni nuovi, ugualmente edificanti.

17.4.07

con quali parole cominciano i cinque romanzi della tua vita?

"Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l'aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d'essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte".

Saul Bellow - Herzog

"Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove sulla città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il fiume tetro, è la Highland Brigade che va ad attraccare al molo di Alcantara, il vapore è inglese, delle Regie Linee, lo usano per attraversare l'Atlantico, fra Londra e Buenos Aires, come una spola sulle vie del mare, di qua, di là, facendo scalo sempre negli stessi porti, La Plata, Montevideo, Santos, Rio de Janeiro, Pernambuco, Las Palmas, in quest'ordine o nell'inverso, e se non naufragherà nel viaggio, ancora toccherà Vigo e Boulogne sur Mer, infine entrerà nel Tamigi, come ora sta entrando nel Tago e non ci si chieda quale dei due fiumi sia il maggiore, quale il villaggio".

José Saramago - L'anno della morte di Ricardo Reis

"L'orologiio battè le due e mezzo. Nel piccolo ufficio in fondo alla libreria del signor McKechnie, Gordon - Gordon Comstock, ultimo membro della famiglia Comstock, ventinovenne e già piuttosto muffito - oziava dietro il tavolo, aprendo e chiudendo col pollice un pacchetto di quattro penny di sigarette Player's Weights".

George Orwell - Fiorirà l'aspidistra

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevamo i miei genitori e compagnia e bella prima che arrivassi io, e tutte quelle bagginate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne".

J.D. Salinger - Il giovane Holden

Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare molto cauti. – La parola era tanto prudente ch'era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po' più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io, la mia carriera, la mia famiglia.

Italo Svevo - Senilità

invito: allerta, capola, gabriella, lidia, giannif. e tutti quelli che mi conoscono

16.4.07

moleskine

appunto pensieri. smaschero il punto di domani

12.4.07

così va la vita


Due sere fa hanno sparato a Robert Kennedy, la cui casa estiva si trova a dodici chilometri dalla casa in cui vivo tutto l'anno. E' morto la notte scorsa. Così va la vita.Un mese fa hanno sparato a Martin Luther King. E' morto anche lui. Così va la vita.E ogni giorno il governo del mio paese mi comunica il numero dei cadaveri prodotti dalla scienza militare in Vietnam. Così va la vita.Mio padre morì molti anni fa, di morte naturale. Così va la vita. Era un uomo dolce. Era anche un fanatico di armi. Mi ha lasciato le sue armi. Si sono arrugginite.


Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5,
antefatto: qui e qui e qui


10.4.07

il CA(pa)LDO alla testa

Gerry capaldo sfida il primo caldo primaverile e, di pomeriggio presto, bazzica in una piazza deserta, ancora rattoppata dai lavori di restyling che, secondo la vulgata più informata, non potranno terminare se non il giorno esatto delle elezioni, ultimo ammonimento per i votanti ancora incerti a confermare la propria fiducia alla vecchia amministrazione. Sempre che l’esito dei lavori sia, per loro, soddisfacente. Come, a dir il vero, ai più non sembra. Pali altissimi sorreggono riflettori da stadio, fortissimamente inestetici; rotatorie dubbie; pavimentazione pronta e grigia; palazzone che copre la collinetta di san pasquale che nessun premio pritzker riuscirebbe ad alleggerire. Le campane della dogana rintoccano le tre ed un quarto. Gerry capaldo, sindaco immarcescibile di svariate amministrazioni, e capo indiscusso di altrettante maggioranze, tiene in pugno una biro con cui nervosamente traccia scarabocchi su un pezzo di carta volante. Parlotta con un giovane inamidato, impettito, indubitabilmente in forze, che annuisce ai, senz’altro, fini ragionamenti del politico di carriera. Mancano poche ore alla presentazione delle liste elettorali per le consultazioni che si avranno di qui ad un mese. Gerry capaldo, vecchio esponente della balena bianca, ora margheritino, domani, chissà?, se del pd, è visibilmente agitato. Deve diradare i suoi ultimi dubbi sulle capacità, le referenze, il passatofuturoepresente degli uomini (e donne) che in questa tornata vogliono accompagnarlo, come sempre, alla vittoria, all’eterna riconquista del potere nella piccola cittadina e scegliere la sua squadra. Ogni cinque anni, si appalesano decine e decine di uomini nuovi, ambiziosi, convinti di contare, di poter dire la loro, di possedere un cospicuo numero di voti, di parenticugini&fratelli, che ammiccano, che rimandano, che vicendevolmente si raccomandano. Diventa sempre più faticoso star dietro a tutte le loro storie, agli incastri, ai loro astrusi ragionamenti. Gerry Capaldo appare stanco. Di domenica, la piazza è piena zeppa di questi ed altri personaggi, che formano cellule, sodalizi, alleanze, che, magari, per anni si sfaldano, poi, però, magicamente, si ricompongono, facendo nascere dicerie di cui si alimenta l’anima profonda del paese. Da un po’ di tempo, combinazioni familiari più che ideali, ad esempio, consentono a Capaldo un’alleanza stabile con i diessini. Ma ciò ha creato forti malumori tra gli esponenti del fiorellino, spaccatosi in due circoli, per la cui ricomposizione è necessaria tutta l’abilità diplomatica dell’ex sindaco, che attualmente ha un solo interesse: una candidatura condivisa tra margherita e ds che batta, senza tafazzismi, gli avversari di sempre. Quelli che dicono male della famiglia capaldo, quelli che li paragonano a piccoli berlusconi, che seppure per stranezze geografiche risiedano e producano nel paese vicino, amministrano da sempre la città del Sabato, fino, paradosso dei paradossi, a far militare propri esponenti in entrambe le liste in campo, pur di non lasciare a mani altrui quella massa informe che si chiama potere. Gerry Capaldo, di indole pacifica, non ha mai ribattuto alle critiche che da decenni gli piovono addosso con un’insistenza certamente fastidiosa. Nemmeno per un attimo ha creduto fosse il momento di lasciare spazio ad altri, di fare due passi indietro per svelenire il clima, per far venir meno la pregiudiziale. Si è sentito indispensabile, e caricato di una responsabilità per la cittadina che ha fatto la fortuna sua e della sua famiglia. Ma, in attimi come questi, a colloquio stretto e pure senz’esito con una mente vacua come quella che gli è accanto, sente improvvisamente il peso degli anni, e nello scempio urbano, ancora da ultimare, la modestia del lavoro delle sue amministrazioni. E così, ora che mancano poche ore alle decisioni decisive, e il telefono trilla con una continuità esasperante, ora che i bari si vanno a scoprire e i pavidi si tirano indietro, solo ora comprende che il futuro della sua città gli è intimamente indifferente e mentre il suo discorso si fa inconcludente, la mano sul foglio tremolante, prende la sua decisione irrevocabile, di lasciare per sempre la politica, di ritirarsi perché si sbranino da soli, per manifesta incapacità, in un ultimo, sorprendente, empito di orgoglio*.

* OGNI RIFERIMENTO A PERSONE O COSE è PURAMENTE CASUALE

8.4.07

fontigliano

la poesia è negli occhi di chi guarda
(e poi passa?)
basta un panorama d'onde collinari
a varia gradazione di verde
per predisporre l'animo
a rispondere
o quantomeno ad interrogarsi:
essere qualcuno per qualcosa o qualcosa per qualcuno?
deliberare per conoscere o cosce di pollo da delibare?
essere o esser-ci?
...
dopodiché,
qui o in un altrove qualsiasi?
(non mi esce il finale)

3.4.07

il circolo di chi non ha molto da dire ma, quantomeno, pensa ad alta voce

meneghello in tivvù, rumiz sulla vite secolare di taurasi, la mia vita, rutilante, in doppiotetto mi rammentano che potrei sempre allietare i miei lettori con le mie storie, le mie testimonianze, le mie finestre. da cui, per esempio, si scorge montevergine, di sera, punteggiata di luci supplementari, che lasciano immaginare una discobenedettina, diggei Tarcisio alla consolle, e balli sorprendenti, disimpegno edonista concesso a chi ha contatti stretti con l’altissimo. Mentre qui, a valle, di lacrime e sudore, si balla, terremoti o meno, nel traffico o al mercato, o ancor peggio al parking, dove si scansano postulanti ellesseu, croce&delizia della città, privatizziamo il servizio o pubblicizziamo la carità?, che chiedono spavaldi, sul posto auto, un sovrapprezzo per un caffè che, si sa, aiuta a campare la famiglia e ad assaporare meglio la vita grama che va. di questo e di altro si fa un gran parlare in città, persino de mita al congresso regionale, se n’è dovuto occupare. In un discorso che pochi si son dati cura di ascoltare – pure se trasmesso a reti unificate – anche perché lui si rivolgeva ripetutamente ai soliti tre: polito (che conosce da poco e di cui condivide il pensiero del suo ultimo libro di cui, tuttavia, ha letto solo il titolo), rosetta (che, invece, conosce da sempre, pure il padre, per dire, e della cui interlocuzione si avvale quando parla della storia dicci e dei rapporti colla gerarchia) e tal amendola (in rappresentanza dei diessini con cui vuol fare il partito democratico ma a condizione che…uno, due e tre). Due ore e dieci di discorso, scandito da applausi interrotti sul nascere, per timidezza o sconsideratezza di chi li faceva partire, e applausi fragorosi ignorati dal Nostro che continua imperterrito, costretto com’è, a non dimettersi dall’intelligenza che ha, ma che potrebbe sempre, per sfinimento, dimettersi per la scarsa intelligenza di chi gli è intorno. D’altra parte è sempre questione di messaggi che si vuole trasmettere. per quanto mi riguarda, ho allestisto il mio profilo splinder, arricchito da ritratto giovanile di maynardo, probabilmente da duncan grant, il vaglione, e da rete di amici da allargare, peccato mortale chiudersi in una nuova bloomsbury, non ci aggrada l’elitarismo, ma magari un qualche scambio (d’idee) proficuo ne viene fuori.

1.4.07

ripescaggi

TETRIS

abito in una casa di collina
e userò la macchina tre volte al mese…
… vivere più a sud
per trovare la mia stella
e i cieli e i mari
prima dov’ero


Giubbe rosse, Franco Battiato

Uso la macchina tre volte al mese: di ritorno da roma, scaldo i motori della piccola utilitaria e scendo giù in città. Senza utilità immediata, come una passeggiata. E sulla strada trovo insegne nuove, asfalto a pezzi, rotatorie in fiore. Una volta giunto a piazza libertà, svolto a destra per il corso. Schivo pedoni danzanti mentre furgoni bloccano la corsia degli autobus. Mi superano a destra, mi superano a sinistra, strombazzano per un nonnulla, ed è un allegro tran tran. Conto settantatre auto in doppia fila, una persino in tripla. Uomini in casacca arancione formano lobby dialettale contro i parcometri, nessuno ha pensato di trasformarli in ausiliari del traffico (?), primi agguerriti rivali dei parcheggiatori folli. Mentre scappo via, un’immagine si fa viva: se i vigili, o chi per essi, potessero accatastare questa sfilza di auto in uno dei tanti spazi lasciato a marcire in questo corso groviera?!? Otto, dieci piani di auto a frecce lampeggianti, attrazione autentica per gli sparuti visitatori, e non solo, monito perenne per i parcheggiatori folli, botta d’autoironia… e un buco in più coperto.

28.3.07

cambio capitale






antefatto: 1, 2
foto da: 1, 2





26.3.07

diliberto dal billionaire

quasi calpesto
piccione spiaccicato
suo occhio mi fissa
come peone ben armato
su isola appostato
di video gioco domenicale
senza duecento lire di gettone
e di rimando
vado ad orda festosa (1, 2, 3, 4, 5, 6)
tra alcool e trucco
(dove
sconto la mia distanza per non aver fatto una passata di lucidalabbra)
perché
lì avrei avuto bisogno di piedi prepotenti
e armi contundenti!

23.3.07

luogo comune

soltanto nei due poli dell'unione umana, là dove non vi sono ancora o non vi sono più parole, nello sguardo e nell'abbraccio, può trovarsi la felicità, giacché lì soltanto esiste assolutezza, libertà, mistero e profonda assenza d'ogni riguardo. tutto quello che nei rapporti umani sta frammezzo quei due poli è debole e tiepido, è determinato, deciso e limitato da formalità e convenzioni borghesi. qui domina la parola. questo mezzo freddo e smorto, questo primo prodotto d'una civiltà mediocre, così estraneo alla calda e muta sfera della antura, tanto che si potrebbe affermare che già ogni parola è in se stessa un luogo comune.

thomas mann

22.3.07

avevo voglia di scrivere: m'è passata!

sopra la panca, sotto la luna
sceglie una capra la sua fortuna
ogni sua cellula può raccontare
quanto fa male farsi tosare

sotto la panca, sopra un gelato
muore un biscotto col cioccolato
forse si scioglie o forse rimane
forse lo mangia una coppia di rane

sopra una panca, sotto un inferno
peggio di andare da villa a salerno...

babalot, panca bestia


scrivo, inchiostro rosso, dietro brochure di convegno bell'e andato, dove accorsi convinto di trovare la strada su cui raccogliere molliche di pane che mi orientassero... ma subito, sulla destra, mi compare, dr. enfasi, che in pochi attimi allestisce solito palcoscenico di rampantismo militante e malinconico, "mondo fatto" e finito di businessman pronti allo sbrano, mica come nelle pubbliche amministrazioni dove si grattano i coglioni (come se poi le rappresentassi, come se poi veramente fossi il sindaco di trevico). mi confessa che è stato costretto alle dimissioni (?) da stage in multinazionale, per tesi pericolante, per prole frignante. vuole che l'accompagni all'84 (ma se passa il 36 fa lo stesso). e così m'accingo a spaccar il capello in quattro in quattro, ma con lui è fin troppo semplice, diciamo ragionare come tagliare tronco di quercia secolare. sospira: "sopraggiunge la primavera romana!", mentre una folata gelida mi strozza in gola l'acido che ho in corpo. s'illumina in volto. corre goffamente a raggiungere il 36. riesco solo a gridargli un generico "fammi sapere!". speriamo di no. allora, torno alla base. sorriso al mendicante. rumenomanovali alla finestra. mangio e bevo. scopro il blog di universitario perfettino irpino e me lo segno, perché un giorno aggiorni la lista. per informazioni, vorrei vivere a via degli appennini numero trenta. me lo ripeto da anni. io che batto il quartiere metro per metro, fino a sentirmelo stretto. quando mi dicono, butti tempo, sbotto subito e ribatto a denti stretti, quasi fossi sotto ricatto. ma in cuor mio, riconosco che rispetto al mio fancazzismo di questi giorni, il bodyguard di ettore andenna è un vero stakanovista.

20.3.07

l'ossessione dei numeri

sull'ultimo venerdìdirepubblica, giorgio bocca affermava che durante l'arco di un'intera vita un uomo medio legge circa quaranta libri, dunque perché affannarsi? a scrivere, intendo io. uno come lui, ad esempio, ne sforna uno all'anno, e non pare preoccuparsi del fatto che un "uomo medio" riuscirebbe a stento a finire la sua opera omnia, e rimarrebbe così totalmente digiuno della bellezza. comincio così perché mi rimproverano l'ossessione per i numeri, e io, m'irrigidisco, insomma mica vero? solo che poi, tornando indietro nel tempo, a scartabellare tra i ricordi, salta fuori il mitico quadernetto dove appuntavo i risultati delle partitelle sotto casa, gli infiniti due contro due, i tre contro tre, se proprio ci andava bene (vale a dire, quando tutte le madripremurose ci offrivano l'agognato permesso o qualche "prefabbricatense pacifico" si univa a noi) i quattro contro quattro. naturalmente, le squadre si cambiavano giorno per giorno, e così pur di competere e far di conto, ogni singolo era una squadra. ognuno di noi accumulava giorno dopo giorno vittorie, pareggi, o sconfitte, goal fatti, e goal subiti. di sera, altro che tv, stilavo serie infinite di classifiche, medie, statistiche, trend e la mattina seguente aggiornavo i compagni interessati. purtroppo, cazzo!, a fine stagione, a vincere fu proprio un "prefabbricatense pacifico", tal patrizio. e noi ci trinceravamo dietro il fatto che non giocasse con continuità, si allenasse di nascosto, sgomitasse sporco. la verità era che che uno corretto come lui non ne trovai più. intanto l'esperimento del quadernetto dei campioncini, dopo quell'estate, fu rapidamente accantonato.

19.3.07

segni inequivocabili dell'imminente fine del mondo

mio fratellocheèfigliounico, sul suo pc, ha messo come sfondo del desktop l'immagine dell'uomo più forte del mondo che solleva, fiero, un masso enorme, dopodiché, si può supporre, il buon uomo vada a bere la cosiddetta "bomba".


ultimamente, sconto gli effetti di scontri quotidiani con persone (me stesso per primo) che utilizzano l'intercalare "cazzo" continuamente, un po' come il verbo to do in inglese, o pure "fuck"!


perdo contezza delle cose fare; cercasi contessa pur di continuare!


ora è tutto sotto controllo!

12.3.07

pulizie pasquali

don eustachio, sacerdote della parrocchia di santa maria dei canadesi, ieri pomeriggio, ha bussato alla nostra porta. accompagnato dal chierichetto, dodicenne, sebastiano, stava compiendo il tradizionale giro quaresimale di benedizione. così maneggiava ispirato il suo aspersorio, irrigando d'acqua santa il nostro ambiente . ma una volta arrivato in cucina, s’è imbattuto in cumuli d’immondizia, in refoli di polvere. resosi conto dell’inutilità di quattro gocce, dico quattro, ha diluito il contenuto del suo secchiello nel mocho vileda di colore rosso, s’è rimboccato le maniche, e c’ha dato di straccio, aiutato dal fedele sebastiano. dopo un’oretta il nostro appartamentino era tirato a lucido come dio comanda!

8.3.07

le ultime parole...

maynardo ha detto...

...ora vado nella pagina dei modelli e combino un casino!

6.3.07

filosofo de 'sto cazzo

d'inerzia e non d'energia
allungo il passo,
a stento,
perdo tempo da tempo immemore,
anche se non sembra,
è l'immagine che mi frega,
nei limiti,
dei miei gangheri,
da cui esco volentieri,
perdendo l'orientamento,
così bussano alla mia porta,
toc toc!
e non mi trovano,
mentre,
col tom tom
cerco di rientrare a casa,
insomma,
è tutto un smarrirsi,
un cercarsi,
è tutto
uno sballato
gioco di coincidenze

5.3.07

w l'italia!

io non faccio politica... non l'ho mai fatta!
da un'intervista a sergio abramo, ex sindaco di catanzaro
in W l'Italia, raitre, domenica sera

mr. google, how are you? fine thanks, very fine! intanto, però mi escludi dalle tue liste. cosa diavolo ho fatto per meritarmelo? guarda che qui, prima di poco fa, arrivavano persone da ogni angolo del mondo, grazie alla tua mediazione magica. digitavano sulla barra della tua home page minimal, che so, mariobarisanofotte, e il mio indirizzo risultava primo fra i primi. così erano convogliati su inadeepsleep, fior fior di lettori ignari e ora, invece, solo bari. dunque, possiamo, mr. google, da gentiluomini quali siamo, arrivare ad un compromesso, accordarci su un prezzo, su uno scambio equo, reciproco, di spazio pubblicitario, prima che sia tardi, e le momentanee incomprensioni diventino irrimediabili chiusure. parliamone, mr google, non può farle male; d'altra parte, le porto visite, come tanti!

2.3.07

perso com'ero, resto!

l'amore disamorato mi doveva capitare. a spiegazzare certezze. a far eco ai miei silenzi. a riempire di dubbi tutto il labile del mondo. t'inseguo ad ostacoli e scanso i fossi e poi ci rinuncio e poi ci riprovo. perso com'ero, resto. di rado rassicurato dalle tue effusioni, perché a debita distanza. fino quasi alle lacrime che impazienti attendono di sgorgare, e sembrano solo voler affettare. sto male e per te pare indifferente curarmi. sto male per te e sarà difficile guarirmi.

schay may

e chissà se il mondo del pallone non sia tenuto in piedi dalla potente lobby del fantacalcio...

27.2.07

la guerra pubblicitaria che contrapponeva dotolo mobili ai nicoloro

e allora che te ne pare?
siamo dotolo mobili veniteci a trovare
al passo di mirabella
e la tua casa sarà sempre più bella
canzoncina dello spot di dotolo mobili

mi alzo al mattino con la sveglia sotto orecchio
surf di stazioni perché certi pezzi mi sveglierebbero
poi giornata di assessment
come le precedenti, d'altra parte
strizzacervelli dicono che son così e così
in ogni caso, si può recuperare
dopodiché prendo il 233 per la rivoluzione
roma stupisce, roma tradisce
fermata a favore di campo rom
fermata "disonore" nel vespasiano della farnesina
vale a dire
malridotta
come un qualsiasi istituto tecnico di provincia meridionale
altro che e.n.a.
mi dileguo frastornato
a rifletter la mia ombra in acque verdastre
sotto ponte milvio
desiderio di lasciarmi andare
non verso il mare
controcorrente
verso la sorgente


p.s.
eppoi, sulla strada di casa
un furgoncino di dotolo mobili
parcheggiato
(a lisca di pesce)
a via somalia

26.2.07

template

dopo le ultime modifiche (sulla destra) al template, questo blog non ha più nulla da invidiare a... a... a chi? cazzo, non saprei!

22.2.07

chi ben comincia


Il governo è cascato,
C’è chi dice che sia colpa dei dissidenti,
C’è chi dice sia colpa dei senatori a vita,
C’è chi s’insabbia coi numeri, coi pallottolieri, coi regolamenti parlamentari,
c’è chi apre le consultazioni e chi prospetta scenari,
c’è chi dice, la pace, la base, amerika, la fiat,
c’è chi dice “di nuovo i borboni”,
c’è chi dice, peccato per d’alema, chi, ancora berlusconi?,
E mai nessuno che si vergogni di essere italiano!
(comincio io)

21.2.07

fiumi di pixel

Dico, tanto per iniziare, che i rapporti tra gli uomini (qualunque sia il loro temperamento sessuale) sono complicati; se poi s’immischia l’amore, peggio. dico che scrivere avendo come base della musica rap, per me, non è cosa abituale. Ma un amico mi ha rifilato, a cinque euri, il suo nuovo disco e qualche panzana verosimile su amori diseguali, in età, modelli, potenza: da rimanerci secchi. Dico che in questi giorni di sostanziale nullafacenza, potrei essermi innamorato. E non vorrei che c’entrasse la nullafacenza. Dopodiché se seguissi l’istinto non progredirei. e a non progredire, nulla di male, se non venissi meno ad una faccia, ad una mimica, ad una morale. Dico che la blogosfera è il circo dell’autoreferenzialità. Un blogger, meglio se presente, categorizzabile di primo acchitto, essenzialmente monotematico. Venendo meno ai tre requisiti, il peggio che ne segue non è tanto la irrilevanza, quanto l’assoluta incomunicabilità col pubblico. Tipico esempio di selezione avversa nel senso che a leggerti sono, al massimo, insospettati dipendenti dell’azienda sanitaria locale avellino 2, degli studenti dell’università di caltanissetta, dei pensionati emigrati in svizzera, e mai quelli che vorresti tu (e cioè, fondamentalmente, quelle come Eleonora, 18 anni, di Savona). Se i post sono disorientanti, i commenti, giustamente, quando arrivano, sono difficilmente conseguenti ai post. D’altronde manca qualsivoglia continuità di discorso, di rapporto, di logica. Se poi è assente del tutto un approccio promozionale, immobile la macchina dei commenti, svilita la funzione dei links, inattivata quella dei feed, si rischia di perdere doppiamente il contatto col reale… Dunque, acclarata la profonda e istupidente crisi d’ispirazione, lettori silenti (o lurker) si manifestino, lettori soliti favoriscano un’idea, lettori-qui-per-caso, per voi c’è personalitàconfusa!

Scegliete tra le cinque alternative:

1. inadeepsleep si trasforma in blog politico, iscrivendosi ad un network di destra-finto-liberale come questo o di sinistra meta radicale come questo (per capirci, lì dove prima mi prendono) e comincia a sfornare una serie di post strumentali alla polemica del giorno, massima aspirazione paologuzzanteggiare;

2. inadeepsleep si trasforma in un blog intimistico estremo, del tipo l’amoremioèilpiùbellissimodellaterra, con annessi: foto della coppia, copia&incolla di canzoni di jon bon jovi, jo donatello (anche in duetto: jon bon jovi&jo donatello), sfoghi inattuali al minimo scazzo della compagna, cui seguirebbe ovvia minaccia di suicidio;

3. inadeepsleep si trasforma in un blog a sfondo sociale, promovendo le centinaia e centinaia di manifestazioni benefiche a cui partecipa l’autore, in giro per l’italia, a favore del mondo, con accorati appelli alla generosità degli italiani e terribili requisitorie contro le cattiverie dei potenti che amano la guerra, il denaro e la figa;

4. inadeepsleep si trasforma in un blog supereroe, che se ispirato dal munifico dio della scrittura unisce le volontà degli Uomini Nuovi, altrimenti irreperibili, la cui massima ispirazione è liberare la propria città dai malanni che l’affliggono, il meridione dall’arretratezza morale che l’attanaglia, l’italia dal deserto culturale che la rallenta, il mondo dalla povertà materiale che l’affama.…;

5. inadeepsleep non si trasforma e per l’ennesima volta manda tutti a fanculo, che, per carità, come alternativa è la mia preferita, ma il fatto che la scegliate voi, ammetterete, è alquanto ironico!

6. fanculo tu e inadeepsleep, che, per carità, da parte vostra, sarebbe l’opzione più onorevole, ma purtroppo non praticabile: le alternative (vedi sopra) sono soltanto cinque; questa c'è ma solo per togliervela di mezzo, capito? e fanculo, di nuovo!

19.2.07

fade out

(ri)comparirò!

16.2.07

a solofra vendono cara la pelle

AVVERTENZE PRELIMINARI
QUESTO POST E' TOTALMENTE PRIVO DI SENSO.
LA SUA PRODUZIONE E' DOVUTA A IMPROROGABILI IMPEGNI CONTRATTUALI.
L'AUTORE, TUTTAVIA, SI SCUSA CON LO ZOCCOLO DURO DEI SUOI LETTORI PER LA QUALITA' SCARSA DELL'INTERVENTO.
E COGLIE L'OCCASIONE PER INVITARE ALL'USCIO I LETTORI (DURI A MORIRE) PER CUI SE C'E' QUALITA', E' IN QUESTO POST E NON NEGLI ALTRI.


eri malato.
adesso sei guarito.
e hai un sacco di lavoro da fare.


mantra lenitivo della sindrome APT (Apatia Post Cronosisma)
da Cronosisma. Kurt Vonnegut


alle 18 in punto ho spento la mia lampada perché ho un amico a kyoto e lui non l'ha mandata giù questa storia dei protocolli che pure hanno dato alla sua città una fama, altrimenti, impensabile. voglio dire, per me sarebbe bastato. sono stati due minuti di buio nella mia stanzetta che pare fuori, in ogni caso, dai giochi globali ma pur sempre di questa terra o sbaglio? però non mi son dato cura di propagandare l'iniziativa e così, dal piano di sotto, provenivano i rumori di consumi televisivi dannosi per la testa più che per il resto. ora, dovrò scusarmene (via mail) col kyotense (o kyotano o, ancora, più semplicemente, uomodikyoto) se, persino, in un piccolo (o grande) appartamento di quattro, dico quattro persone, non si riesce a ridurre il consumo, neanche per pochi minuti. mi arrovello sulla cosa e finirò per soffrire di un cerchio alla testa per via di un buco in cielo.

14.2.07

7.2.07

ultras: unico orgoglio della città!... (e noi, zitti, accanto)

Se vogliono risolvere i mille problemi che tutt’ad un tratto (no, da sempre) affliggono il pallone, scambino i provvedimenti urgenti, le norme nuove di buon senso e le regole riciclate perché bellamente inapplicate, con un solo, semplice, obbligo valido per tutti i tifosi, ogniqualvolta entrano allo stadio: guardate la partita! Perché il marcio viene proprio dall’emergere prepotente e, per certi versi irriguardoso nei confronti della bellezza del gioco, di uno spettacolo nello spettacolo, quello delle curve irreggimentate, che cantano come un sol uomo, delle coreografie multicolori e superdecantate, dei pochi striscioni intelligenti e dei miliardi di idioti. perché il marcio viene dal progressivo conflitto tra le due rappresentazioni, quella in campo e quella sugli spalti, in cui se la prima è noiosa, talvolta deprimente, ci si accontenta dello show della curva, della festa di giovani che continuano a sputar cori fino al novantesimo, che, a dirla tutta, smarriscono persino l’occasione dell’insulto più antico e dunque neutro, arbitro cornuto, perché, semplicemente, non seguono le fasi della partita. Così il capo-ultras dà le spalle al gioco e dirige migliaia di teste attente solo ai suoi ordini, un’orchestra frastornante, e fomenta gli animi, e insulta pesantemente non solo gli sbirri ma persino i poveretti che, follia delle follie, vorrebbero tranquillamente assistere ai ventidue che si disputano un pallone. Chi frequenti qualsiasi stadio, quelli di A con (o senza) i tornelli, a scendere fino ai campi polverosi dei dilettanti, e viva la giornata con un minimo di distacco, conosce bene il disorientamento che si prova a non capire dove volgere lo sguardo e la voce, se ai fatti rappresentati in curva (nelle due curve, quando sono presenti gli ultras ospiti, lo spettacolo è decisamente più appetitoso) o a quelli, meccanici e ripetitivi della gara. Come se si fosse perduto il senso della partecipazione ad un evento sportivo e con violenza (questa sì, primitiva), alcuni degli spettatori tentassero di rubare la scena, di ritagliarsi un ruolo, di strappare un grammo di notorietà ai calciatori strapagati e infatti quante volte si dice che i campioni passano, i tifosi restano (poi i capi-ultras, quelli arroganti e duceschi resistono ancora di più)? Tutto quello che segue, il morto la domenica, l’odio per le forze dell’ordine, lo spaventoso giro d’affari che ruota intorno al mondo ultras (biglietti omaggio, gestione trasferte, gadget, servizi d’ordine), viene dopo. D’altronde, perché negare l’ingresso gratis ai veri artefici dello show: si è mai visto uno sbirro manganellare totti o del piero perché non avessero il biglietto? La logica perversa di questi ruba-scena esige che gli onori siano giustamente divisi tra i due spettacoli in scena la domenica e di fatto, i giocatori, al termine della partita, vanno ad applaudire le gesta dei tifosi e non sempre accade il contrario. E giornalisti ultras esaltano la bravura dei tifosi organizzati, a partire da “questa tifoseria non merita la serie…” , per finire al “si gioca come in casa” per elogiare i trasferisti coraggiosi; esultano sguaiatamente, curvescamente, dopo le vittorie mentre sparano su allenatori, giocatori, dirigenti, peggio degli ultras più beceri, dopo le sconfitte, piegandosi a cassa di risonanza di un fenomeno che non sanno raccontare con oggettività (vale a dire da giornalisti). ora, dir colpevoli tutti è facile, ma forse è più facile guarire il gioco tramortito, ex più bello del mondo. se, d’ora in poi, allo stadio, non ci distraiamo, isoliamo chi vuole abbaiare alla luna, guardiamo la partita e accontentiamoci solo di quella.

5.2.07

la modification

spengo il motore. aspetto che tu esca.
il cassonetto argento, dalla scritta napoli soccer, che durante le ricorrenti crisi spazzatura si è visto spesso circondato, ora avrebbe spazio libero per tagliare la corda ma sciancato com'è preferisce qui aspettare la fine del servizio. nasconde palla mondo, poco flessuosa, istallazione postmoderna di una palestra per donne pro-fumate. mentre a terra giace ramo d'albero, spezzato, secco, rassegnato. in lontananza fiorisce la mimosa a preannunciare raggelante global warming. un cane abbaia. un altro risponde. un apparecchio tv trasmette raggi blu dal secondo piano. in alto veglia la sagoma di montevergine. da cui si intravedono: luce rossa d'antenna, fascio giallognolo abbazia, fari d'auto che scendono lungo i tornanti. penso che quando sarà, io e i passeggeri di quelle auto, a rigore, non potremmo dire di non esserci mai incontrati. poi m'accorgo di non essere arrabbiato. perché quando sto male, tutto sommato mi trasformo in un occhio.

2.2.07

turbainurbamenti

a un passo dal possibile,
a un passo da te,
paura di decidere,
paura di me
elisa, a nome di un’intera generazione


Ci muoviamo spavaldi lungo gli assi che da piazza istria portano a piazzale delle province, da porta pia puntano su piazza Gondar. Dopodiché, una volta oltrepassati questi confini esistenziali, siamo subito disorientati, confusi dallo sbaraglio della vita metropolitana, noi provinciali inurbati non vediamo l’ora che il 60 express ci riporti all’ovile. Noi siamo quelli per cui la breccia, onore dei bersaglieri, è stata un di più, avremmo potuto lasciar spazio e privilegi ai pontifici, magari la storia patria avrebbe preso tutt’altro corso, tra pax e pacs mentre la storia personale, tutto sommato, sarebbe stata la stessa. Dunque, consideriamo nostra soltanto una piccola porzione di città, del resto ignoriamo angoli e persone; ci siamo costruiti un'enclave nella metropoli e sorridiamo con affetto a chi ci rinfaccia dolci nottate, federicofellineggianti, nella capitale tentacolare a cui, per tempra antisocial, abbiamo ammanettato i tentacoli. Al massimo, godiamo della vista delle massaie ciarliere alla fermata del 310. le quali non assomigliano a nostra zia solo perché massaie, solo perché ciarliere. C’è dell’altro. forse è lo schiocco della lingua a scandire le notizie di una certa importanza, suo marito è morto, suo figlio su marte, il suo amante, da quando con lei, come risorto. Al massimo, ci chiudiamo nella biblioteca dell’università, dove, è vero, invece dei topi, girano personaggi curiosi, ragazzi con la sola intenzione di ritardare la laurea, ragazze con la sola intenzione di sradicare le doppie punte, stanare saperi da libri ogni giorno più intonsi, selezionare, ma solo se c’è modo e tempo, uomo adatto, che sia danaroso o nulla. Dunque, poche distrazioni. Se non fosse per il circolo di tennis che s’ammira dalla terrazza, sul didietro, campi in terra rossa, uomini d’affari indaffarati sui rovesci del gioco. Noi che bramiamo di entrarvi ma l’esclusività del posto ce lo nega e a nulla valgono gli sconti famiglia perché, a suo tempo, evademmo dalla famiglia fatto salvo il sostanzioso cordone finanziario per cui eternamente saremo debitori, che pure non ci permette spese folli. Se non fosse per passaggi a vuoto, spiegazioni fumose, tira&molla gratificanti, avremmo pure individuato, finalmente, la strada, amministrativista o pubblicista (senza passar per il giornalismo). Avremmo trovato, cioè, quella spinta, che è difficile capire da dove provenga, che muove i virtuosi, semplicemente, ad agire, intuendo, tra l’altro, il fatto che non sarebbe arrivata a spiare di continuo gli spiragli della coscienza, in eterna attesa di segnali. Ora, possiamo aprirci a nuove avventure e mai più ignoranti di fronte a parole come assessment e recruitment. Perché se lavoreremo, sarà soltanto per spaccare il capello in cinque. Chissà per un think tank, thanks! Intanto, cerchiamo di rosso la data del tre maggio e nel frattempo, dovrò inventarmi una pozione magica che tenga incollati tutti i capelli in testa, per non rischiar di venire spelacchiato nelle foto che poi restano, e più di tutto, per non uscir perdente da una scommessa con il mio riflesso. Dopodiché cercheremo di non esser cannibalizzati dai nuovi coinquilini, due dei quali autentici fenomeni dell’italietta di quest’anni. Tanto per dire, pochi giorni fa, convenivano sull’utilità di possedere il porto d’armi, non foss’altro per il vantaggio di poter sparare al pentagono. Al che, inutile dietrologia per concludere, chi è più terrorista, noi o loro?

25.1.07

laureandi

si sta come in attesa
sui ceci (con) le ginocchia

24.1.07

vorrei postare come gaetano

Vorrei postare come gaetan’amato
Vorrei ragionare come fa gaetan’amato
Aprire discussioni, riempire lo shinystat
E fare quello che fa gaetan’amato
Vorrei vestirmi come gaetan’amato
Vorrei convivere con gaetan’amato
Se fin da piccolo il mio mito era maradona,
con pantani ed edberg, adesso è solo Gaetan’amato

sono un blogger di paese
ma per quanto sia provinciale non sono mai
stato ad un blograduno
i link che mi sono rimasti non li disconosco
ma di loro quasi più nessuno scrive e resto solo
credici, mi dicono, credici e arriverai
a pubblicare su carta o in tivvù
fidati, mi dicono, fidati, ce la fai
ma io mi sento un panchinaro condannato allo stand by
mi stima tantissimo una collega blogger
i miei amici, e qualche amico degli amici
mi vuole bene questo pubblico di nicchia
ma io mi sento piccolo come una lenticchia

Vorrei postare come gaetan’amato
Vorrei ragionare come fa gaetan’amato
Aprire discussioni, riempire lo shinystat
E fare quello che fa gaetan’amato
Vorrei vestirmi come gaetan’amato
Vorrei convivere con gaetan’amato
Se fin da piccolo il mio mito era maradona,
con pantani ed edberg, adesso è solo Gaetan’amato

pesanti i tuoi attacchi quotidiani
contro camorra, diesse e demitiani,
mentre io mi accontento di barisano,
in un post che riceve solo il tuo battimano
purtroppo in cima alle classifiche non ci facciamo compagnia
la costruzione di un blog di successo è sempre un’alchimia di template e di testo
tu sei un gran maestro
ti dedico ‘sto post e spero tu ricambierai la cortesia

Vorrei postare come gaetan’amato
Vorrei ragionare come fa gaetan’amato
Aprire discussioni, riempire lo shinystat
E fare quello che fa gaetan’amato
Vorrei vestirmi come gaetan’amato
Vorrei convivere con gaetan’amato
Se fin da piccolo il mio mito era maradona,
con pantani ed edberg, adesso è solo Gaetan’amato

sono bravo a lasciare commenti
ma tu di più, ma tu di più
sono bravo ad aprir polemiche irritanti
sì, ma tu di più
ma quanto tempo e ancora, io dovrò darci dentro
quanto tempo e ancora mi viene da star male perché…
na na na na na na na na na na

Vorrei postare come gaetan’amato
Vorrei ragionare come fa gaetan’amato
Aprire discussioni, riempire lo shinystat
E fare quello che fa gaetan’amato
Vorrei vestirmi come gaetan’amato
Vorrei convivere con gaetan’amato
Se fin da piccolo il mio mito era maradona,
con pantani ed edberg, adesso è solo Gaetan’amato

purtroppo io non sono gaetan’amato

19.1.07

barisano apra prima tivvù

Sarebbe meglio se mario barisano non disponesse di tutto il tempo che dice di avere per le sue intemerate, che fosse tutta una questione di mesi, di giorni, e poi, irrimediabilmente, la città, i suoi uomini, politica&istituzioni, consorterie di potere e poteri deboli, perfino lui stesso, lo sciamano mediatico di prima tivvù, alzasse bandiera bianca e si arrendesse al catafascio. Con una resa finale, incondizionata, purificatrice, le dimissioni degli over cinquanta, del “punto e a capo” definitivo. Perché, davvero, come barisano, ci simmo rutti ò cazzo delle mille diatribe e semplicemente dell’immondizia senza futuro e dei lavori bloccati al corso groviera. E tanto per cominciare, sarebbe meglio se mario barisano, primo tifoso dell’u.s. avellino, dalla storia altalenante, e dalla serie A difesa non solo per meriti sportivi (come sembra alludere quel Roberto Saviano, il cui romanzo-inchiesta è letto dal nostro durante la sua nuova trasmissione, a bocce ferme), evitasse di parlarne, nonostante i riflettori che le vittorie porteranno, le polemiche che seguiranno le inevitabili sconfitte, perché la città non è malata di calcio, ne è drogata, stordita, rintronata fino a non discernere più il male di tutto il resto. I successi della squadra non risolvono e, domanda delle domande, chi davvero non preferirebbe vivere in una città vivibile ma senza calcio? Dopodiché sarebbe meglio se mario barisano strepitasse, per una delle “sciagure più fortunate” che potessero capitarci: nessuno mai sostituirà i politici dinosauri, i funzionari corrotti o peggio corruttibili, i giornalistucoli arrendevoli, i maldicenti di professione, per cui fra dieci o vent’anni ad avellino si respirerà aria nuova, d’altra parte di generazioni peggiori difficile averne. Perché un partito, democratico o riformista, di centro di qui o centro di là, prima o poi sarà cosa fatta, una decisione che calerà dall’alto, fuori dai veti bizantini di de mita. E lo sgretolamento dei ds&margherita ingoierà il vescovo rosso, ed altri loschi figuri, persino i loro nipoti rampanti; d’altronde un ex presidente del senato non si gode già un tranquillo prepensionamento che gli impone il voto dell’astinenza (politica)? E ha ragione barisano nel rilevare che le polemiche politiche del tipo “pà partenza ra cammisa e cristo!” (n.d.r. per la spartizione delle vesti del Signore) siano inudibili alla gente comune e celino i veri problemi, su tutti, la qualità scadente dei servizi pubblici, tanto essenziale qui più di altrove, perché in una regione dove si sopravvaluta il compito della politica, la politica dovrebbe dar prova di maggiore efficienza, per non dire della moralità e della rettitudine nell’esecuzione suoi uffici. Un gioco adatto ai tenaci, insomma. Unica legge: far rispettare le leggi. E invece qui zero ma ancora per poco. allora se avellino cambierà pelle sarà per via di una mobilità regionale rivoluzionata, all’avanguardia, che nel consentire di raggiungere Napoli più velocemente spingerà molti napoletani a spostarsi in periferia (da noi) e non certo per il viadotto (?) variante-piazzetta perugini. Avellino si trasformerà per il mettersi in moto o l’inazione delle sue forze economiche e non certo per gli arricchimenti di oscuri mestieranti della politica che prima, da privati, arraffano i terreni, poi, da amministratori, li rendono edificabili per la stessa differenza che passa tra la produzione di ricchezza e passaggio di mano di ricchezza inerte. Si veda, ad esempio, cosa accade alla zona est di napoli (leggi nola) in impetuosa espansione, e persino renzo piano a disegnarle un “mercatone” a forma di vesuvio di sicuro successo, per il coraggio di imprenditori locali che pensano in grande perché in fondo è quello il loro mestiere. Mentre qui caterve di maldicenze sulla provenienza dei gestori degli esercizi commerciali di Corso Vittorio Emanuele (e dei loro denari), telecamere generosamente puntate sulle proteste dei commercianti contro questo o quel piano traffico, questo o quel “lavori in corso” e mai nessuno che si preoccupi di chi produce le cose, con quali mezzi e quali prospettive. Mai qualcuno che inserisca, così di sfuggita, nel suo discorso il nome, il punto di vista, l’interesse, di un imprenditore irpino che non sia un costruttore: il Preziosi dei giochi, forse? Paradossalmente persino la camorra da queste parti si astiene dal produrre e imbastisce attività di rimessa: munge denaro con il pizzo, l’usura, poi lo ricicla mentre col malaffare degli appalti a prezzi improponibilmente bassi arraffa le risorse pubbliche uccidendo il mercato. Dunque, il problema è come connettere la nostra città, e pure rapidamente, alle dinamiche dello sviluppo, che è regionale non localistico. Forse non sarà la politica, fatta da questi politici locali, a dirigere il cambiamento. Poco da fare, ne saranno travolti e non potranno che lasciare spazio alle generazioni che verranno dopo di loro, ben più attente ad una visione “glocal” e per questo “apolitica”, quelli “capaci di fare sistema”, al di là del bene e del male. Allora mario barisano, da uomo intelligente qual è, invece di smarrirsi a rincorrere le polemiche di bottega a cui pure non vorrebbe soccombere (andreotti vs tedeschi, ovvero barile vs pennetta non è che una delle tante guerre claniche di cui non interessa né il retroscena né l’esito), investa sul cambiamento. Apra la sua tv ai giovani, agli innovativi, ai dinamici, agli “sprovincializzati”, ai creativi, ai musicisti, agli artisti. A tutti coloro che possano scuotere con la forza di un’idea l’immobilismo culturale che blocca ogni cambiamento. Diventi talent scout fino a correre il rischio di scovare un altro mario barisano, di venticinque anni più giovane, e per questo voce persino più dirompente, in una città nata vecchia al di là delle biografie di ciascuno. Da uomo libero qual è, capisca che il momento di puntare sul futuro se del passato proprio non ci si può svincolare. Ma lo faccia subito. Viene a mancare il tempo che pure dice di avere a volontà e invece corre a tradimento. E se proprio ne sente la necessità, elencasse, una volta e per tutte, nomi, peste & corna dell’avellino bene che ha distrutto la città (bello il teorema forza centripeta/ forza centrifuga che ha svuotato il centro), per chiudere definitivamente con quello che è stato perché fra qualche attimo potrebbe non interessare più a nessuno e lasciar l’uditorio del tutto indifferente.

È il mio secondo pezzo su barisano, l’ennesimo su avellino. Un tempo, credevo non sarei stato in grado di scriverne uno. D’altronde mi costa per difetto di conoscenza e per eccesso di partecipazione emotiva. In mancanza di elementi nuovi, mi asterrò dal ritornarci. Se non per fare oltreché discettare: promesso!

Precedenti:

17.1.07

riserve sulla FED

glenn hubbard parodiato (o è davvero lui?) per ragioni che non vi sto qui a dire


16.1.07

riforma delle riforme: qualità del dibattito

politico 1: allora, stasera sei liberalizzato?
politico 2: no, perdiana, con massimalista ho chiuso
solo bossi vola alto!

dove cazzo sei?

l'ora delle verità scomode
qui è sempre il tempo del perdono facile
scanso il disonore perché tutti corresponsabili
chiamo tutti dinanzi al boia
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa
e supplico il carnefice a sorridermi
che mi riceva con gli onori
riservati a lorsignori
sempre benevenuti
al gran hotel patibolo
cinico perché smosso da chi si copre di una doppia pelle
una, marginale, che va bene per il sesso
l'altra, di scorza dura, adatta al compromesso
mentre io ne ho una soltanto
che si macchia ad ogni eccesso
chiedo autenticità
ma suono fesso
chiodo fisso: progresso
ma neanche imbocco l'ingresso
ok
chiudo con le rime
da cui mi nascondo dal fantasma dei significati
era giusto un siparietto
senza spettatori né applausi
lettore di me medesimo
senza nome né cognome
come celarsi a se stesso
nemmeno la fatica di crearsi triple identità
naturaliter indossare la realtà
ignorandosi
perché a scavare anni interi
ci si è trovati
screziati
impalpabili
però se per caso sei qui intorno che ascolti,
dova cazzo sei?

14.1.07

giusto il tempo

mio fratello è figlio unico. e io di conseguenza, perché arrivo secondo. largo ai giovani o giovani al largo? galleggiare mai equivale ad emergere. qui si rimbrotta, si storce il naso, si china il capo, poi addirittura si teme, con angoscia, la dipartita dei padri, invece di invocarla a gran voce. ché i padri, si ritiene, tanto onorevoli furono in passato, hanno governato l'italia (o il cortile dietro casa), affermano, dopodiché non importa se bene o male, se per brevi periodi e in concorso con mill'altri. i padri che, guarda che ben di dio c'hanno messo a disposizione! eterna lotta di sopravvivenza. o commorienza. che è uno dei primi articoli del codice civile. forse uno dei più letti perché a tutti viene il ghiribizzo di tentare la lettura da capo a fondo, in un sol fiato, prima di alzare la bandiera (bianca o del colore che meglio si crede) sfiniti, esausti dalla complessità di tutte le cose. in fin dei conti, ci sono giovani e giovani, vecchi e vecchi. allora resto io e il mio tempo. quello degli altri (sacrificato al niente) non posso che compatirlo in nome della libertà di ciascuno.



fonti di ispirazione:

steve jobs

mio fratello & mio padre

larry page & sergey brin

giacomo leopardi

ciriaco de mita ( a rappresentanza di tutta la politicalgerontocrazia)

tony blair & david cameron

carmine losco

la mia immagine (sfocata) fra quindici anni

9.1.07

io&te: un semestre di zucchero a velo

cara l. (per lasciar intendere ma non proprio a tutti, voglio dire, a tutti escluso i disinteressati),
ti scrivono uomini-fegato e msnmaniaci, o meglio "monaci internettianensi" come si rischia di diventare tutti, prima o poi, bada bene a non tracciare la strada, tanto mica è difficile orientarsi da soli. ti scrivono: tirati su, scuotiti, amasolochit'amadipiù, come se fosse facile, una questione di vento. e ti scrivo anch'io perché, prova&riprova, è da giorni che cerco la traccia, mai qualcosa che veramente mi piaccia, e tra l'altro le ultime cose che leggo al suono delle parole privilegiano il Messaggio, e io, rimbrotto, semprivilegiato il primo per il secondo, a costo di perdermi gratuitamente. ma ora mi tocca:

MESSAGGIO

perché non mi sorreggi? smettila di tormentarti i capelli e i gioelli, non dire, no, no, no, a ritmi annoianti, se mi lasci in un angolo, ci resto e scavo. la prossima volta che mi dici stronzo, ti strozzo, poi vediamo, ti faccio vedere io cosa ti faccio, preferisci un sommergibile o un dirigibile? a telefono, sei smorfiosa e dal vivo non mi ricordo più. però prima o poi torno, prima o poi cambio, primo o poi si comincia davvero!

1.1.07

post it

ed ecco qua la libertà:
l'ultima frontiera,
ti fotte e non è vera
è combustibile
inesauribile
che giova la tua brama, ti ingrassa e non ti sfama

sei un parassita intellettuale
senza una mente originale
e tanto neanche questo saprà farti male

sei un parassita intellettuale
senza un tuo centro emozionale
e tanto non capisci ma è un dovere
dirti che quel che senti dentro non ti appartiene

succhi ancora i capezzoli di ogni dea odierna icona del potere?
nel tuo vuoto sei un mito
e hai ancora quella foto del tuo cazzo irrigidito?

sei un parassita intellettuale
senza una mente originale
e tanto neanche questo saprà farti male

sei un parassita intellettuale
senza un tuo centro emozionale
e tanto non capisci ma è un dovere
dirti che quel che senti dentro non ti appartiene

sei un parassita intellettuale
siamo allo stadio terminale
ma in fondo tutto questo è familiare

io ti conosco e riconosco,
fratello di un lungo carnevale

parassita intellettuale - giulio casale

29.12.06

gerontoreality

di questo passo, saremo governati da politici costretti, dall'età, ad avere a cuore la propria salute piuttosto che quella del paese

28.12.06

modestia

non faccio per vantarmi ma oggi è una bellissima giornata.

gioacchino belli

25.12.06

via corvisieri, 54

vi entrai poppante, sapore di latte in bocca, spaurito, opportunamente scortato da padre premuroso, e mi parve di esser rinchiuso, prima del tempo, senza colpe, in una prigione per cui, paradosso, pagavo persino una pigione. due stanzette identiche, servizi minimi, spazi economizzati, di un bilocale claustrofobico, in una città immensa, verso un futuro enigmatico, a cui, in ogni caso, per non urtarlo, nemmeno chiedevo. primo coinquilino, omone di s.mango sul calore, ad un passo dalla laurea in economia, perennemente in casa, perennemente sul letto su cui, mangiava, beveva, leggeva, studiava, guardava la tv, fino a morir dal ridere, o a indignarsi, mentre attentati alle torri e successive guerre al terrore impazzavano per il mondo, e noi attoniti, nemmeno provavamo a ficcare il naso fuori dell'uscio. al massimo, si compravano lasagne già pronte quando i troppi piatti da lavare ci impedivano di cucinare. fino ad alzare la testa, perché la donna lasciata a casa s'insubordinava, a ragione?, fino a esiti disastrosi, ancora sulla pelle, e quelle mura a raccoglier singhiozzi col silenziatore e botte in testa di disperazione. alzare la testa fino a quella prima, indimenticabile, passeggiata nomentana- piazza del popolo, di sabato sera, a metter in moto la testa, affrontare di petto un ragionare sopito, eppoi di pennarello, stender giù pensieri, occultati in cartellina verde sopravvissuta a mille nascondigli. un primo anno vissuto meno pericolosamente non si può, in filo diretto (you&me) con te che poco dopo frantumasti ogni speranza, coll'estate che ci colava fra le gambe, ripetute cadute da calvari, bare fin troppo pesanti. dopodiché tornare a roma, cambiare il san.manghese con coinquilino adeguatamente selezionato e poi mai sostituito, fu leggero come respirare. come imparare a conoscere il quartiere. le maschere che lo popolano. il norcino, salumiere gentilissimo, dalle gag involontarie, e dai tic nascosti. il pizzaiolo uno, che prima romanaccio stretto poi, resosi conto della nostra provenienza, si trasforma in fuoriuscito napoletano, che storpia dialetti e cadenze e spera di tornare a napoli un'ultima volta e solo dopo morire. la pizzaiola numero due, meglio detta "'a vecchia", tartaruga dell'impacchettamento, e dei conti col resto, col cambio euro-lira, mentre file chilometriche scalciano dietro e lasciano il locale per disperazione. il pizzaiolo numero tre, il sardo, servile come pochi e corriere dello sport munito (e questo vi farà capire quante centinaia di pasti abbiamo coperto con una pizza da asporto). il giornalaio mario, che a chiedergli il sole 24 ore, ti induce ad acquistare allegati di mesi addietro, come se nulla fosse ma pure deve svuotare quella cazzo di edicola. il barista macedone di nome ales, guru immortale, e moglie italiana iperreale. il librario comunista, mezz'orbo, tradito dalla cina e chissà da quanti altri, che sempre teme la delazione altrui. e mill'altre facce di donne etiopi, vecchi fascisti, giovani immigrati e fruttivendoli stanziali di un mercatino che non c'è più per via dei lavori della metro. vado via ma tornerò. perché dai luoghi dell'anima non si parte, banale questa, ma il peggio deve ancora venire: un trasloco non fa primavera!

21.12.06

idioteque

vivo di commenti a chiamata
di vaniloqui convincenti
di supponenza incompresa
che faccio passare per autoironia
ci credi oppure no?

vivo di ricordi altrui
di soliloqui azzittiti
di scrollo-spalle teatrali
che faccio passare per sense of humour
ci credi oppure no?

sopravvivo di giorni a venire
di scritti dileggiati (al tuo cospetto)
di speranze future
che faccio passare per realismo
ci credi? oppure vattene!

20.12.06

tra due fuochi in una notte che si gela

scriverò tanto, mica bene, pertanto (che ultimamente utilizzo al posto del dunque, incluso com’è nel pacchetto “linguaggio tesi”) non è obbligatorio leggiate tutto. per venirvi incontro sottolineerò le parole chiave (key words) cosicché potrete quantomeno farvi un’idea di cosa si tratti. Scriverò tanto perché c’è tempo, e, nonostante sia in una posizione scomoda, in un eurostar che mi riporta a roma, dopo un paio di sponde in emilia, metà scrupolo metà piacere, nessuno accanto che mi scruti e dunque (lascio pertanto, per variare) vena libera. Nelle cuffie, giovanni allevi, pianista che non riesco a mandare giù, gli concedo l’ultima possibilità prima di scaricarlo, questa volta letteralmente, dall’ipod.

spagna ritorna, ottanta express ritarda, villa paganini passeggio canino, pioggia sottile, pensilina non ci bagna, leggermente fuorisede, come leggermente fuoritesta?, rubo penne, mangio rigatoni, imbrattare manifesti, vivi, divertiti & sii felice, pacco di fandonie, appartamentino delizioso: 22 mq, 800 €, intrattabili (pure i locatori), fiore in bocca farfallina, da come soffio vapore si direbbe che respiro con classe, mi son distratto un attimo…, le attenzioni che ti do, il calcolo delle intenzioni, il consenso, scema!, lavoro di ricerca o ricerca di lavoro, dopo fabio volo, passare a vonnegut come reimparare a leggere: detto per inciso, proprio non ce la faccio, sono arrivato alla traccia numero 5 di joy, jazzmatic, passo la mano, ciao giovanni, è stato bello (pure) non sintonizzarci!.. (passo a paolo conte: appunti di viaggio!).

aguzzando la vista in cerca di annunci immobiliari (cartacei), ad un passo dallo sfratto, li scovo in posti impensati. I miei preferiti sono affissi in ordine decrescente su: segnali stradali, tronchi d’albero, cassonetti della differenziata, e primo, non facilmente scalzabile, il banco del salumiere. Così, ora, ho imparato a riconoscere pure gli altri tipi di annunci. roma è letteralmente invasa, fateci caso (sempre se non avete meglio da fare), di annunci di ditte di traslochi, sgomberi o sgombri appiccicati sui cassonetti dell’immondizia mentre le saracinesche se le contendono i “saracinescari” o, più propriamente detti, “manutentori di serrande automatiche”. Una vera e propria guerra di annunci-adesivi colorati, tutti pressoché identici. Questo lo scrivo perché mi torna utile per il quello che voglio raccontarvi. Pure inadeepsleep è pubblicizzato come non mai. Non da me, però. Me ne sono accorto perché ultimamente su technorati recupero posizioni a velocità sorprendente e se continuassi così, tra cazzi e culi, insidierei grillobeppe. Succede che non-so-per-quale-diavoleria-viral-informatica molti dei miei post vengono spammati da blog neonati (sigh! per l’occasione) dagli indirizzi inequivocabili e talvolta felicemente evocativi*. Come guarire da siffatta notorietà malata? Chi ne sappia qualcosa, commenti. Lo faccia per l’onorabilità di… di… technorati!


ivan basso, depresso, ogni pomeriggio alle cinque, fissa la gente che passeggia, seduto su una panchina, nella piazza delle due torri, spacciandosi da manovale. Mentre io, spaccio tre pezzi da cinquanta euro visibilmente veri, però rifiutati dalla emittitrice automatica di biglietti alla stazione, come falsi al posto di polizia, ma non ci cascano, nemmeno loro come una volta. albert einstein, invece, si è reincarnato in capotreno gentile, annoiato dal quotidiano tran tran, ma in amore relativamente soddisfatto. Mentre io, relativizzo il mio annaspare a dispetto dell’altrui affondare!

Non ho un pubblico. Non mi somiglierebbe!


* per rendersi conto di quali blog fantasmagorici parlo, bisogna far i conti con le bizze di technorati che tre volte su quattro risponde così:
No links
Sorry!
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