bassa valle del sabato
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chi va insieme
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a sbrindellati come noi leggono negli occhi una presunta superiorità intellettuale che è solo nostalgia di un tempo andato in cui si poteva affondare nello specialismo e viverne dignitosamente. qui, invece, tocca barcamenarsi in uno spazio pieno di musiche arabe e cibi esotici, colori sgargianti e vestiti vintage, che a volte ne segue un gran mal di testa. tanto che la conversazione con l’interlocutore aggiornato, per niente a disagio con i ritmi della modernità, s’incaglia, perché egli infierisce, voce monocorde, con una mitragliata di citazioni ipertestuali, dalle fiction americane ai personaggi minori di romanzi che non avrai mai il tempo di leggere ma per cui sono disponibili infelici trasposizioni su pellicola. i commentatori più occhiuti rimproverano alla sinistra un odioso senso di alterità nei confronti della modernità, per non dire il disgusto per le stupefacenti forme che essa assume nella quotidianità italiana. tuttavia, non si tratta soltanto di conservatorismo, di una inconcepibile attrazione per il passato che non ritorna, benché sia innegabile che certi processi siano sfilati di mano. piuttosto è l’indecisione di chi prova ad aggiornarsi alle nuove tecnologie restando ancorato ai vecchi valori quando probabilmente si tratterebbe di disidratare i valori per come è cambiato l’uomo. ovviamente, questa è una conclusione cui molti sono pervenuti e tuttavia molti se ne oppongono perché troppo scomoda da affrontare. cos’è la libertà senza spazio pubblico? l’uguaglianza se ognuno si sente unico? la solidarietà se ci si rinchiude in un gruppo di pari?
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il responsabile del procedimento, con gli occhi smarriti, cerca appigli per dividere con il prossimo parte della sua pur esigua responsabilità. d’altra parte, da questo palazzo vetrato del centro, non si scorge l’utenza né aleggia lo spirito di servizio. la manovra finanziaria, un anno si prepara a luglio, l’anno dopo a dicembre, ed è un accanimento a decifrare le oscure ragioni dei tagli ad un bilancio preventivo e pochi che si chiedono come siano stati spesi i soldi dell’anno prima. ci può essere o meno qualità nell’amministrazione ma di sicuro è quasi sempre uno sperpero l’autoamministrazione. e si finisce per rilanciare ipotesi strampalate di una rinascita civile che poggi sulla qualità dell’amministrazione, condivisa da un nugolo di quattro gatti, derisi dai più che trovano improbabile proporre innovazione a panicuocolo. ignorando che panicuocolo sta all'italia come villaricca al belpaese.
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sicuramente è un tempo parecchio strabiliante a viversi, nel quale i gabbiani si sostituiscono ai piccioni di città nello spiluccare dalle ciotole dei gatti randagi e alle pompe di benzina si dissolvono i pachistani, sono ritornati i vecchi gestori, erano a godersi la pensione al circolo due di bastoni del quarticciolo. la borsa cola a picco ogni giorno e nessuno sente il bisogno di serie analisi economiche quanto dei vecchi sapori perduti come "o pollastro mpettonato", ah, se solo ci fossero donne ancora capaci di cucinarlo. capiprogetto sfiancati si sfaldano i legamenti crociati anteriori, amministratori delegati di controllate del ministero dell’economia e delle finanze sfilano in nerazzurro per l’ufficio, al suono di pazz’amala, e poi magari lasciano la baracca come mourinho. per il resto ci mangiamo le unghie, compresi i pollici, e nell’attesa di una sfiga greca, veniamo aggiunti su faccialibro da nipoti infanti che da quando sono nati, li abbiamo visti sei volte, tenuto conto di battesimo e comunione. ascoltiamo musica solo su utube e per fortuna nelle librerie trasmettono ancora vecchi brani di fossati. lavoriamo scoordinati e peggio ci amiamo cosicché l’unica traccia di socialità vibrante è la scala mobile della metropolitana nell’ora di punta. e mai resa fu più serena.
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la manovra lacrime&sangue preparata dal governo greco, nel paese aggredito dalla crisi del debito sovrano, taglierà, tra le altre cose, le pensioni d’anzianità per lavori usuranti previste attualmente anche per i trombettieri (la prolungata attività provocherebbe il reflusso esofageo). ora, la crisi provocherà un altro tipo di sbuffi per cui, forse, se ne esce solo se si impara a respirare.
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di recente provo a scrollarmi di dosso cumuli biografici, dunque resta poco da raccontare perché in fondo il resto è troppo abnorme, anomalo, anormale. capita così di preservare una calma atarassica a dispetto di naufragi sentimentali, slavine relazionali, vuoti esistenziali, una vita senza ali, però a tratti, riemerge prepotente follia, a forma di vittimismo immotivato, cazzeggio ripetuto, lunghe tirate con argomentazioni ardite, sviluppate dove sono gli intellettuali. d’altra parte, l’unico elemento che distingue le nostre stanze, per il resto del tutto identiche, è la disposizione del pc portatile, stravolto sul letto o abbarbicato sul soffitto. leggere appesantisce quando farlo toglie spazio al mondo, di un mondo già ristretto all’open space di una società partecipata per intero dal ministero dell’economia e delle finanze, teatro di scorribande leghiste, posto di lavoro per figli di senatori in pensione, piuttosto antipatici perché vivono nell’imbarazzo una vita all’ombra di ciò che è stato. non gli opponiamo nessuna biografia, figli di nessuno se non di una regione che non conoscono perché lontana cento chilometri o poco più e quanto basta per ignorarla. reagisco ed il mio, per ora unico, acquisto critico diventa l’alta velocità roma-napoli. alcuni continuano a preferirle la panda gpl. meglio ancora se di colore verde.
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perché diventa oggetto di polemica una decisione non ufficiale?
mentre s'attende la conferma ufficiale della decisione del nucleo di valutazione regionale sulla graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, comune e provincia s’attivano per reperire fondi alternativi per evitare che opere, per circa 140 milioni di euro, restino solo sulla carta. l’amministrazione sibilia e l'amministrazione galasso aspettano la nomina e l'insediamento della giunta caldoro per dare la caccia a nuovi finanziamenti europei. si punta a reperire le risorse necessarie per la realizzazione dei progetti accedendo ai fondi fas.
cinzia puopolo, articolista di: piano strategico, la lista dei progetti bocciati, su il mattino ed. avellino di oggi
gli accordi di reciprocità accedono a fondi fas
non per fare l'apologeta di me stesso, né per ostentare capacità divinatorie che non posseggo, è tuttavia un fatto che ho sempre avversato l'impostazione sottesa ai progetti presentati, ritenendoli inadeguati a garantire concrete occasioni di sviluppo per l'irpinia: proprio per questa ragione, avevo avanzato l'idea, a mio avviso autenticamente strategica, di enucleare una proposta che, per così dire, sconfinasse geograficamente dai limiti angusti della nostra provincia, che andasse oltre il sistema provinciale, individuando ed intervenendo su aree omogenee anche in un contesto extra-regionale, ed elaborando un progetto di sviluppo complessivo ed esigente per quel territorio
silvio sarno, presidente di confindustria avellino dal mattino ed. avellino di oggi
come può sconfinare una pianificazione territoriale?
mentre la proposta del comune di avellino risultava inconsistente con scarse ricadute economiche e occupazionali e, quindi, non rientrava nelle finalità dell'accordo di programma, il progetto della piattaforma logistica dev'essere recuperato perché riveste un'importanza strategica per lo sviluppo economico della provincia. ritengo che la giunta bassolino abbia compiuto, non inserendolo nei progetti finanziabili, un colpo di mano perché a presentarlo era stata un'amministrazione di centrodestra
pietro foglia, presidente asi e neo-consigliere regionale UDC dal mattino ed. avellino di oggi
ovvero
bassolino ha chiuso cinque anni di governo così come li ha condotti. nel modo peggiore. nemmeno in mozambico si fa la pianificazione degli interventi nell’ultimo mese di mandato, ed è legittimo sospettare che la distribuzione dei fondi ha privilegiato qualche amichetto. anche se qualcuno si offende, le delibere dell’ultimo dell’anno e dell’ultimo mese rispecchiano i sistemi di governo di gava e pomicino. per fortuna è finita un’epoca, se si vuole individuare un aspetto positivo di queste elezioni.
donato pennetta, coordinatore del piano strategico di avellino, PD, dal mattino ed. avellino di oggi
bassolino è contro la provincia o contro il comune?
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se rovisto nello scatolone disordinato dei ricordi, aiutato dal blog diario, negli ultimi aprile ritrovo solo disillusioni elettorali, possibili rivoluzioni civili trafitte sul nascere, dal popolaccio grullo che non capisce e che forse solo non si pone il problema ché la metà di esso o resta a casa o, nell’urna, è mosso da altre sfere (emotive). molto probabilmente sono io a non capire poiché il mio campione di osservazione è composto da amici delle elementari che figliano imperturbabili, chiusi nel quartiere popolare che mai hanno lasciato e amici delle superiori, emigrati oltre cortina, che si pongono come obiettivo una crescita personale infinita, scossi perché ancora non producono 740 all’altezza delle proprie incertezze. l’opinione che hanno del berlusconismo e dei suoi effetti non li divide di più della scelta che inconsciamente hanno compiuto, o stanno compiendo, riguardo la disponibilità ad accettare il nuovo modello di produzione, globale. nei fatti, chi rimane e chi si muove, secondo traiettorie che prescindono dai luoghi, da ogni legame con ciò che c’era prima, ignari di ciò che sarà. semplifico di molto il discorso se affermo che il problema nazionale non è berlusconi ma la modernità; quando mancano gli anticorpi necessari per affrontare la modernità, rischi di beccarti un’influenza di populismo illiberale, così sarà ricordato il ventennio 1990-2010. e hai voglia a sforzarsi di rintracciare le ragioni nei mali persistenti della penisola, controriformato senza riforma, con una amministrazione debole, una borghesia pavida, la massa codina, e via dicendo. sarebbe un tollerabile difetto vivere in un paese incapace di interrogare la sua lunghissima storia. quando qui invece, si aggiunge la grave responsabilità di non sapere sfidare il presente.
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sul sito istituzionale del comune di avellino, qualche giorno fa, è comparsa un’icona di un albero dalle fronde bianche e dalle radici verdi ben avvinghiate ad un terreno che sembra liquido. il logo presenta, nientepopodimenoche, il piano strategico di avellino. avendo sostenuta, a suo tempo, l’urgenza per le amministrazioni locali di adottare tale strumento e dunque criticate le modalità assai improprie, con cui esse lo maneggiavano, e non ritrovando praticamente alcuna sintesi on line (ad eccezione dei commenti del prc e delle ragioni del vicesindaco di san michele di serino), ho preso coraggio e la sintesi, critica, l’ho fatta da me. compito arduo, poiché cliccando sull’icona del piano strategico di avellino, in realtà è scaricabile lo studio di fattibilità del progetto territoriale per lo sviluppo sostenibile, e relativo allegato. ovviamente, prima di tutto questo sono pubblicate le undici tavole urbanistiche che corredano i documenti, uno straniante antipasto, così che al coraggio ho dovuto aggiungere una buona dose di pazienza.
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…cara barbara, non sono sicuro che questi uomini di sinistra del "forse" siano migliori di quelli del "sì", e di quelli del "no". però sono la mia cultura, la mia biografia, la mia storia, hanno qualcosa del vecchio (e mai morto) spirito azionista. provarci sempre, non cedere mai. senza paura di fare. senza paura di sbagliare. un abbraccio dal tuo papà.
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ribatto convinto ma senza frutto ad un capo che in realtà è già andato, vendutosi al suo superiore (quasi) estinto, per i suoi ripetuti voli d’icaro sulla pampa argentina, dovuti dall’assunzione smodata di peyote e polvere bianca, un infarto ai quaranta, salvato, per sua fortuna, per la punta dei capelli che non porta, non in quanto calvo, ma perché, formidabile benemerenza, ai suoi tempi fu l’iniziatore della moda della pelata, ancora prima della sparizione della fluente chioma di vialli gianluca. così la flessibilità del lavoro si tinge di mancanza assoluta di direzione e quando la barca affonda invale l’uso che i primi a scappare siano i nocchieri. tutto il resto dell’equipaggio finga di mantenere la rotta in attesa di nuovi ordini, per il buon nome della firm: lasciate stare che i suoi uomini possano talvolta comportarsi come se fossero nella lapio consulting, quel che resta siamo noi, siamo noi, che annuiamo assenti e in realtà siamo già andati.
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