30.9.07

ascensorofobia

il volto di me
è il mistero di me
numero - bluvertigo

29.9.07

abbagli(anti). note lunari di un pendolo in carne e ossa

cos'è la bellezza per un cieco?
una volta stevie wonder e ray charles
si incontrarono e si dissero reciprocamente:
in fondo non siamo così sfortunati.
pensa se fossimo nati negri!
umberto eco, intervista al venerdì

chi dispone della migliore informazione nel minor tempo utile, è un uomo potente. chi ha la fortuna di accumulare la conoscenza, la più disparata, talvolta smarrendosi, altre ritrovandosi, magari diventa saggio. in ogni caso, son due eccellenze. senza nessuna diretta relazione colla pratica.

24.9.07

spallata al governo d'autunno: si ritorni all'urne

possiamo noi essere liberi da tutti i pericoli,
liberi dal dolore, liberi dalla povertà,
possiamo noi trovare la pace del cuore
e della mente
dai sutra del buddha recitati durante la protesta




qui, qui e qui

diario delle proteste

sulla fiaccolata di solidarietà organizzata dal Campidoglio, cui sono mancato per un pelo perché recluso al lavoro

firma appello "campagna birmania" su birmaniademocratica.org

23.9.07

io voto te tu voti me le idee seguon da sé

definite le candidature per l'assemblea costituente nazionale/regionale per il PD: in tutto, 50'ooo candidati per circa 7'ooo seggi. l'obiettivo è di spingere un milione di cittadini alle urne. basterebbero 20 preferenze per ciascuno di loro e il traguardo raggiunto. esempio di democrazia dabbàsso o di democrazia frantumata?

22.9.07

bloggers: disgraziati macchiati di pixels

che cazzo di dolore quando si torna alle quattro mura domestiche. ritrovi vecchi, matti, disperati. i tuoi difetti che non vuoi veder più rappresentati. almeno, non così macroscopicamente!

21.9.07

diario di un vagabondaggio

incedevo a passo lento di quando recupero assaporandola la libertà condizionata di travèt tutto sommato ancora giovine, e la garbatella mi ha portato alla piramide, la piramide a santa maria degli angeli e dei martiri, lì dove un corteo rosapugnista, a suon di jazz e nell'anniversario della breccia di porta pia, manifestava contro il concordato clericofascista, beati gli invitati alla cena del signore. extraterritorialità alla vicina feltrinelli in cui l'atripaldese sabino cassese, massimo amministrativista italiano, presentava la sua ultima fatica. avrei voluto esprimergli la mia gratitudine perché personalità come lui mi rendono orgoglioso della provenienza geografica e indicano da decenni un percorso di buona amministrazione che è l'unico percorribile per una buona politica, ma la timidezza e nugoli di discepoli me lo hanno impedito. tempo fa, nel bel mezzo di un'estate oziosa, avevo seriamente pensato di lanciare una provocazione confrontando le cose fatte e i titoli di sabino cassese e quelli del presunto genius loci. Poi, non so perché, ho desistito. Al cantiere metro B1 di via corvisieri, operai festeggiano col karaoke. Monti tiburtini è invasa da romeni, allegri. I romani da sette generazioni li trovi solo in cattività.

15.9.07

sul lavoro culturale

Eccoci qua, insomma, tutti e due ufficiali in congedo, con la guerra perduta e il paese distrutto. Per chi? Per cosa? Ci avevano allevati dunque per questo, per comandare cinquanta soldati, cinquanta contadini, e portarli a sparare contro altri cinquanta soldati, altri cinquanta contadini? Mi spiegava Marcello che son sempre i contadini – italiani, inglesi, russi, di tutte le parti del mondo – che fanno la guerra, e che son sempre ragazzi di vent’anni, studenti che non hanno ancora finito la scuola, che li portano a farsi ammazzare. Era toccato a nostro padre, nel quindici. Lui almeno era tornato con l’illusione di aver vinto la guerra, ma anche lui, a conti fatti, aveva inquadrato cinquanta contadini, contadini calabresi e veneti, e poi era tornato a casa senz’arte né parte, senza un lavoro, proprio così come i soldati erano tornati senza terra, per ritrovare lo stesso padrone di prima.
Quanti ce n’erano rimasti, allora come ora, di sottotenentini di vent’anni, in Cirenaica, in Russia, in Grecia? Tanti. Erano morti insieme ai loro soldati, ed erano morti senza riuscire nemmeno, prima, a capirsi con i loro soldati, perché i contadini non avevano studiato né la cultura fascista né la letteratura, né la storia, niente insomma. Erano analfabeti. Ragazzi di vent’anni come noi, ma lontani da noi in ogni momento, tranne che nella sorte delle marce, dei turni di vedetta, degli scontri di pattuglie. Solo le bombe dei mortai greci, o le catiusce dei russi, o i carri armati inglesi ci facevano uguali. Perché?
Perché c’era voluta la guerra a farci capire che esistono due Italie? Da una parte l’Italia dei contadini, quelli che lavorano, e poi fanno le guerre; e dall’altra l’Italia del signor generale, del vescovo, del federale. E noi cosa stiamo a farci? Dobbiamo scegliere, o di qua o di là. Noi abbiamo studiato, diceva Marcello, ma quel che abbiamo imparato non servirà a niente, se non ci aiuta a capire le ragioni dei contadini; se non ci aiuta ad evitare di doverceli portare dietro un’altra volta, domani, e morire insieme senza nemmeno esserci guardati in faccia, senza mai esserci capiti.
Per questo, in mezzo a noi che volevamo, come si è già spiegato, una cultura moderna e spregiudicata, Marcello insisteva a dire che niente è moderno e spregiudicato se non lascia davvero dietro di sé i pregiudizi e i residui di maggior peso, se non tiene conto di questa fondamentale esperienza dei giorni nostri, e che la cultura non ha senso se non aiuta a capire gli altri, a soccorrere gli altri, ad evitare il male.

da il Lavoro culturale, Luciano Bianciardi

Trasformatomi in capo ad una settimana in colletto bianco pendolare, già disfatto dalla fame e da una serie di contrapposte sensazioni (dopo)lavorative, giunto alla stazione tiburtina, nell’attesa dell’imbarco air, piombai in libreria uscendone impaziente di immergermi nella lettura de “il lavoro culturale” di bianciardi, autore la cui opera in passato avevo colpevolmente tralasciata. Salito a bordo del mezzo, mi ritrovai nuovamente nel salottino a quattro del primo piano, bill gates immancabile compagno di destra e di fronte due giovani viaggiatori che sulle prime, sommersi come erano dai quotidiani nazionali e dalle cronache locali, mi parvero studenti curiosi, svegli, d’altra parte di ariano. Incapaci di tacersi, continuarono a disquisire probabilmente sulla bontà del disegno della Creazione, ma io, per me, totalmente rapito dalla lettura dello smilzo volume feltrinelli, non distinsi nulla dei loro discorsi finché, forse in pausa stropiccio-occhi, forse illuminato dal passo precedente, sulla fratellanza che ispira, convintomi nell’intimo dell’importanza della comprensione reciproca per il futuro dell’umanità (il bridging capital di Putnam in altre formule organizzato, dopo tutto), mi occupai (linguaggio del corpo mai fu più esplicito) di decifrare le loro ciance. Ne ricavai con sorpresa che l’adesione della scena cui stavo assistendo col ragionamento bianciardiano stava divenendo attimo per attimo più calzante. I due, fratelli, avevano appena partecipato alla prova scritta che gli avrebbe consentito di ingrossare le fila del nostro Esercito volontario. Stavano ripercorrendo con stupefacente dovizia di particolari le risposte che avevano dato al test, le alternative che argutamente avevano considerato sballate. Per cui la triplice alleanza: con la Russia; il triangolo scaleno: quello con due angoli uguali; oslo: la capitale della svezia; l’ultima regina d’italia: margherita di savoia; mentre, per chiudere, supportarono l’insondabile teoria per cui è inutile cominciare ad imparare l’inglese, a vent’anni, partendo dalla traduzione se rimangono ignote le regole grammaticali, meglio darla vinta al Sapere questa battaglia. Ebbi l’ardire di chiedere come era andata, e il più saputo dei due mi rispose che avevano avuto gioco facile e ora restano solo le formalità mediche. Gli porsi i più sinceri dei miei auguri ma non riuscii a procedere nel mio esercizio di contaminazione. A quel punto imbracciai il mio Ipod come una bandiera bianca e mi convinsi che il lavoro culturale spesso è una condanna alla sofferenza. Nel frattempo, all’altezza del vesuviello di Nola, avvistai una navicella spaziale in fase d’atterraggio. Che accertino subito se portano con sé risposte o domande, pensai. Dell’evento i due futuri soldati nemmeno se ne avvidero.

13.9.07

eterodossie in terra d'utopia. pietralata d'annata

l'economista (o chi per lui) che escogitasse il sistema per cui la remunerazione degli investimenti sia inversamente proporzionale alla dotazione iniziale di capitali, sancirebbe, una volta per tutte, l'efficienza dei mercati.

11.9.07

back to eurome

ero più produttivo quando fissavo il cielo
e mi chiedevo il senso di così tante conoscenze
chi batte forsennatamente sui tasti del pc
(e finisce per mugulare inconsapevole)
mi ripete, aspetta e vedrai
aspetta e vedrai
il partner diventa il tuo superiore
oggetto di venerazione
intoccabile, distante
già questa distorsione di significato
la dice lunga sulla (de)qualifica
come si dice, il labirintico presente

6.9.07

disinnescare de mita ad uomo

ciriaco de mita, e le sue truppe cammellate a far da coro, continuano a ripetere che non ci si ritira dalla Politica per l'età (veneranda) perché sarebbe come dimettersi dall'Intelligenza (che permane). si noti come sia Politica che Intelligenza siano indicate in maiuscolo, forse solo perché in questo modo l'arma dialettica dei Nostri risulti meno spuntata. rendendo astratto, quasi evanescente il discorso politico e dunque irraggiungibile ai profani il suo intendimento, ritenendo sciamani i pochi eletti che sono in grado di interpretarlo si ammanta il dibattito di un'aura di misticismo, si colgono svariati elementi a sfondo religioso (mucchi di voti nel senso di manifestazione di fede-ltà) che esso più prosaicamente non ha. difatti, non si spinge nessuno alla lobotomia o al silenzio. esclusivamente si discute dell'opportunità di convogliare o meno il consenso del futuro partito democratico campano sulla carica di segretario regionale intorno ad una figura "nuova" (e quando sono ancora aperte discussioni sui principi ispiratori, sulla struttura, sulle funzioni del nuovo partito ben più interessanti per un padre fondatore come pure si giudica il Nostro). sulle prime ritenevamo inutile rilevare la sicumera con cui de mita si giudicava dotato di sicura intelligenza politica, (d'altra parte, non si nega a nessuno un esercizio di autovalutazione); s'aggiungeva inoltre il rispetto che si deve ad un vegliardo, parlamentare da mezzo secolo e con numerose esperienze al governo del paese sulle spalle. oggi, tuttavia, che per l'ennesima volta si ripete il tormentone, e le truppe cammellate si dirigono in massa a pontecagnano, ci preme registrare, ammettendo umilmente di essere forse inadeguati ascoltatori della Sapienza del Nostro) che la continua e cantilenante ripetizione dei medesimi concetti, da strumento di persuasione rischia di trasformarsi, in maniera controproducente per chi li espone, proprio nel primo sintomo di una incipiente perdita della capacità di discernimento, così tanto decantata.

3.9.07

là costa / locuste / lacoste / la casta

intorno, frizzante, un'aria di rivoluzione
tra il tagliate le tasse e il tagliate le teste

31.8.07

avellino nell'età dei metalli

prima di riprendere cogli impegni autunnali (proprio ieri sul corso pedonalizzato lustrato piovevano dal cielo le prime foglie di platano) ha provocato sensazione l'allarme lanciato dalla rivista National Geographic secondo cui potrebbe essere imminente una ripresa di attività del vesuvio. con effetti catastrofici come tremilasettecentoottantaanni fa, quando, in piena età del bronzo, l'eruzione portò alla completa distruzione di avellino. ora, riuscite ad immaginare come fosse e dunque cosa si sia perso di avellino a seguito di quella eruzione? Ad ogni modo, quasi certamente, la pronta ricostruzione delle abitazioni non fu seguita da un nugolo di polemiche.

29.8.07

scritto sulla tolleranza che spenga diffidenza

Un giorno, mentre erano assieme sul treno che porta da Cambridge a Londra, “Sraffa fece un gesto, familiare ai napoletani, e indicante qualcosa di simile a disgusto o disprezzo, consistente nello sfiorare la parte inferiore del mento con un rapido movimento verso l’esterno delle punte delle dita di una mano”. Tale gesto può trovare un significato solo nel contesto in cui viene effettuato; non può quindi accordarsi con l’idea di Wittgenstein per cui ogni proposizione deve trovare un posto preciso nell’ordine assiomatico del linguaggio razionale, indipendentemente dal contesto in cui, volta per volta viene usata.
In seguito a questa critica, nelle Ricerche filosofiche Wittgenstein elabora una nuova teoria del linguaggio e dei rapporti fra il linguaggio e il mondo che esso descrive. Non esiste un solo tipo di linguaggio, dice Wittgenstein, ma “innumerevoli: innumerevoli tipi differenti di impiego di tutto ciò che chiamiamo “segni”, “parole”, “proposizioni”.

da La ricchezza delle idee. Alessandro Roncaglia


Un diffuso senso di sfinimento si spande prima che mi prenda il desiderio di buttare giù qualcosa. Forse mi lascio convincere, o istupidire, dal solito motto “ora o mai più”, come se poi scrivere fosse dominare l’attimo che viene, e non, come leggevo da qualche parte, essere da esso posseduto, e tutto per via dell’infinitesimo ma decisivo istante che trascorre tra il momento in cui compiamo una azione e quello in cui ne diventiamo consapevoli. Ed effettivamente qui arriva prima la scrittura e poi il pensiero. Intanto si succedono giornate in cui i benefici della socialità si contrappongono ai danni permanenti di passati isolamenti, come ricorda la vita agra dell’intellettuale di monteforte, che così quando incontra per strada chi immagina possa ascoltarlo, si lancia in infinite divagazioni, perifrasi, continue citazioni che spaventano l’interlocutore fino a costringere quest’ultimo alla fuga. Probabilmente avremmo dovuto meglio vigilare sulle sue idiosincrasie, su come metteva assieme i pomeriggi. Condivideremo, se non oggi domani, il suo fallimento. Ciò che rovina questa terra, a tratti confusa, a tratti disperata, è l’atavica diffidenza della sua gente. Gli avi ci hanno tramandato un inarrivabile gusto nel diffondere maldicenze sul vicino di cortile e una ostinata incapacità a comprendere le sue ragioni. Le due deficienze combinate sottraggono ampi spazi di discussione, di socialità, di solidarietà. Ora poi che il mondo stesso è diventato il cortile di casa, per quanto si sono accorciate le distanze, (lì dove potenzialmente sono mescolabili le differenze), questa diffidenza è il peggior passaporto del nostro carattere. Chi, qui come altrove, si sforza, ad ogni modo, di preservare l’identità dimentica troppo spesso che questa è composta anche di tratti oscuri, sorpassati, inadeguati ad un ideale felice di umanità. Il progresso civile sfida continuamente le vecchie credenze, dei tenaci conservatorismi; le sue battaglie si giocano certo su temi contingenti, ma la sua conquista finale è la completa liberazione dell’uomo. Chi può dare una mano?

27.8.07

copia, incolla & scopiazza

vivo in un posto in cui tutto quello che accade
sembra accadere per caso.
una strada attraversa il paese.
il paese è quella strada.
nessuno ha scelto di vivere qui
ma c'è qualcosa che ci trattiene.
perché anche se non c'è amore
a volte c'è qualcos'altro

da qui - massimo volume

ci abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela
malgrado le gru, le rovine,
le facce di manovali in cannottiere chiazzate
ci abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela
e abbiamo camminato incontro a tramonti muti
che si ha il pudore di guardare
e abbiamo dimenticato i nostri corpi inadeguati
sperduti abbiamo riso
montevergine resta immobile e senza neve
montevergine resta immobile e senza neve
montevergine resta immobile e senza neve
sullo sfondo

adattamento di ravenna, massimo volume

24.8.07

via federico cassitto, economista

il poeta è un fingitore
finge così completamente
che arriva a fingere che è piacere
il piacere che davvero sente

Fernando Pessoa, riadattato


le stagioni portano con sé ribaltamenti di predisposizioni, rivoluzioni nell'indole, aggiunta inaspettata di caratteri e anche peggio. nel mezzo di continui cortocircuiti di esperienze: reali, virtuali, oniriche. il sottoscritto, lo scimunito in carrozza (quest’ultima degnamente rappresentata dall’utilitaria cigolante quindicenne) che quasi provocava un crash di inaudite proporzioni a montefalcione, si riabilita a ritmo delle ripetute discese a valle a caccia di cibo, giornali, eventi paranormali, durante l’assenza benedetta dei genitori. ventate di ottimismo oltremodo refrigeranti a dispetto delle temperature da eterno mezzogiorno lo illudono di un domani finalmente degno (se ci mette impegno), o quantomeno non fosco a prescindere. dopo tutto, ultimamente, è capace di attraversare al buio ampi passaggi complicati, resistere impassibile dinanzi l’assalto di noie assillanti, affrontare senza contraccolpi lunghe giornate di non amore. roghi nei pensieri non si propagano per l’asciutto di ampie zone di ignoranza, dove inutile fatica sarebbe il rimboschimento forzato. cosicché si prendono le decisioni che servono. futuro non si traduce illusione. e parigi varrebbe bene non solo una messa ma un intero mese di Passione.

21.8.07

pallottole sul campo coni (ispirano)

noi, un domani, si pensa di rilevare il capanno di lamiera in riva al fiume, oggi garage, riadattarlo in locale alla moda (cosa non impossibile perché qui i locali notturni appena dopo l'inaugurazione si avvantaggiano dell'effetto novità e son sempre pieni zeppi di gente, sarà che non accade mai nulla), riempirlo di oggettistica vintage, tenerlo in piedi con un pilastro "tour eiffel" e un pilastro "statua della libertà", un'amaca che li unisce, un orso bruno che vi dorme beato, paesaggi naif alle pareti oppure ritratti in b/n, moltheni in un angolo che suona ispirato, la terrazza sul greto del fiume ripulito, illuminato, che spande intorno aria immune, boccali che si alzano, vociare frenetico, via vai di idee, coscienze in transito, e lo chiameremo SABATO.

17.8.07

la fame che avevamo

ciascuno ha i suoi muri emotivi da erigere
i suoi muri emotivi da abbattere
così, d'un tratto, s'impone la socialità
un luogosano mette a nuovo
le luminarie a cupolone certo aiutano
e al centro sondo la tempra altrui
intanto le borse crollano
picocuapio emana odori amari
massimo coppola cincischia di filosofia
sandra grifagna scruta come per turbare
looketto è a un passo dalla Caduta
mr.federici ha messo su pancia e un ideale di benessere
intanto le banche centrali iniettano liquidità
jonny greenwood s'arrangia a nuovo
qualcuno mi costruirebbe un tavolo da ping pong
vittorio veneto mi trova malaticcio
il fratello mi trova etico
la coppia contorta si concede agli sguardi
intanto la Fiducia viene a mancare
immacolata coriandoli sorride divertendosi
il tifoso incallito si preoccupa dell'organico
gianni erre blesa sfugge quando può
metallari ciccioni e metallari segaligni fanno corpo
goran petto s'infatua solo delle quattordicenni
intanto gli analisti non sanno che pesce pigliare
alda quando gli sbrillucicano gli occhi dove vuole arrivare?
chi si nasconde dietro il business del "musso"?
perché scrivi che non mi vuoi bene?
federico zampaglione verrebbe ad avellino ad abitare
nel qual caso mi trasferirei a piazza mincio
intanto il PIL rallenta
le case non si pagano
gli uomini evadono
gli alberi respirano

14.8.07

spara juri spara

la vita è un po’ così
una certezza che scivola
di mano

il destino di un vip – samuele bersani

saltabeccando per feste di piazza
pare che una bionda poderosa ci insegua
fingendo distrazione
ha stivaloni bianchi e phard abbondante
(il phard abbonda sulla maschera delle biondone)
lo spettacolo di stasera dà le spalle alla stazione
(da cui i viaggiatori sono estromessi
e pure i treni mal sopportati)
e si rivolge alla chiesa di san francesco, borgo (?) ferrovia
accogliamo i dispersi/disperati più nel chiuso del sagrato
che alla luce della piazza
ché poi la gente sai che deduce, sai che racconta
otto chioschi di co.co.pro. ben riforniti vendono birra asciutta
tenuta fredda con lastroni di ghiaccio in bacinelle azzurre
l’abilità nella contrattazione spunta sconti sostanziosi
(necessario interloquire in dialetto stretto)
da un gruppo di individui si stacca una giovane donna in sorriso
mi viene incontro ma è oscurata dalla luci della ribalta
la riconosco solo quando è ad un palmo
quando tutto è già cambiato
e i colori intorno si sfaldano
ci disperdiamo e ci ricomponiamo secondo percorsi dei più vari
e le sorelle a spasso ci preannunciano con largo anticipo
lo spettacolo (di samuele bersani) comincia alle 21e42
ché il cronometraggio è la mania recente
il mostro del precariato alla media francesco tedesco
l’eloquio ironico del cantautore spezza il ritmo del concerto
ma piano piano convince il pubblico,
qui afflitto da secoli di diffidenza,
a partecipare da par suo
BATTETE LE MANI! INSOMMA FATE QUEL CHE VOLETE!
ci sta bene la seconda
…quello che vogliamo
racconta che nessuno lo ha riconosciuto nel pomeriggio in città, girovago
forse non sa che qui si usa solo la caccia all’assessore
sì, è quello del diluvio universale, del pezzo della pausini,
delle tettine di quand’ero giovane
internet crea dipendenza
l’umiltà è meglio
studio aperto cattiva (informazione)
chiude acclamato
meritato
la bolsa karaoketa c’infogna col confronto con michelezarrillo
atterriamo sui platani malati di vita
sciami di parcabatine sfilano tra giovani rampanti di periferia
soltanto i matrimoni misti potranno risollevare avellino
quando nasceranno finalmente dei bimbi a colori

(il concerto è terminato alle 23e22)

13.8.07

ferragosto in città




daft punk, around the world

6.8.07

il giovane e il mare (back to 2002)

Le mani stringevano nervosamente in un pugno cumuli di sabbia che dunque ricadevano su se stessi, perdendosi, indistinti, nel mare di sabbia sottostante che si stagliava di lì a pochi metri sul mare azzurro spuma. E, a sua volta, il mare azzurro spuma, le cui onde ritmicamente sbattevano sulla battigia, si infrangeva, sulla linea dell’orizzonte, nell’azzurro pallido del tramonto. Da dove viene questa spossatezza dell’anima? Questo dolore continuo per il velo che si frappone tra l’esperienza e la comprensione delle cose? Che diavolo di importanza può avere la mia interazione col prossimo quando non distratto, inautentico, inopportuno, inane come me ma con giustifica? Posso conoscere solo le mie ragioni, forse nemmeno tutte. A mia discolpa c’è che nemmeno oso infiocchettarle in un discorso logico che pesi torti e ragioni, d’altra parte, proprio questo atteggiamento di chiusura per gli interlocutori rappresenta il massimo affronto. Per quanto mi riguarda esistono l’incomunicabilità delle parole e l’evidenza dei gesti. Ed è per questo che sono arrivato qui, al mare, a ritirare il mio pacco di umiliazione, perché il momento era propizio, il tempo di uno schiaffo in faccia, del reset traumatico da cui ripartire. Del resto sui fili del telefono già si leggeva, a chiare lettere, la fine. Nulla da spiegare, non riesco ad ascoltarti, è una lingua divenuta improvvisamente sconosciuta alle mie orecchie la tua. Io sono venuto soltanto a vedere: il corpo esanime del nostro amore, in putrefazione altroché. Forse perché non avevo ancora conosciuto la morte di persona e devo dire che l’evento in sé impressiona in modo tale da render molli i sensi, vanifica ogni reazione. Ho visto il tuo volto mutare d’espressione, deformarsi, imbruttirsi in un ghigno animalesco. Ho visto le tue bugie prender forma sulle tue labbra come bolle di sapone. Ho visto i miei passi perdere di consistenza, i miei discorsi di lucidità, i miei pianti di scorrevolezza. Nel frattempo nuvole di parole continuavano ad addensarsi sulle nostre teste, dal loro umore scaturivano momentanei riavvicinamenti, collere violentissime. Poi, persino le parole hanno cominciato a diminuire in frequenza, col tempo s’ingrossavano i silenzi, i sordi risentimenti. Ora gli occhi gonfi fissavano quella distesa immensa di acqua che incontrava un pezzo di costa qualunque. È tutto inutile, la Natura non collabora, a volte è persino meno espressiva degli uomini. Da lì ho rotto per sempre con quella donna. Ho rotto per sempre con il mare!

3.8.07

le proposte culturali dei GIOVANI per AVELLINO 2008

(perché non si creda che qui si critica ma non si propone), ecco di seguito un insieme di proposte, giovani& creative che, il prossimo agosto, ravvivano l'asfittico panorama culturale cittadino:

1) l'ECOTUNNEL: un lungo serpentone colorato che attraversi una delle arterie principali della città, in cui esporre oggettistica di design e moda ricavata dai rifiuti. Giovani creativi utilizzando scarti industriali realizzano, per lo più artigianalmente, prodotti piacevoli, finanche "alla moda" come
borse , vestiti o oggetti di arredo. L'ecodesign è divenuto, in breve tempo, la frontiera alla quale anche molte aziende del settore oggi puntano. Per saperne di più, qui;



2) Drive In Cupo di mezza estate: lì dove decine di giovani coppiette ogni sera si scambiano dolci effusioni, nell'ampio parcheggio dello stadio Partenio, proiezione trisettimanale di films, la cui visione, data una certa disposizione delle auto, è possibile da bordo, senza di fatto che sia intralciato lo scambio d'affetto di cui sopra;



3) MUSICASTELLO: programma di musica classica, jazz, rock, pop, a giorni o settimane alterne, nell'unica arena della città, piazza castello, antistante il teatro Gesualdo (possibili anche rappresentazioni teatrali all'aperto) nonché prossimo al Conservatorio Cimarosa;



4) AVELVINO IN BORGO: la festa del Vino, autentica ricchezza dell'Irpinia, che lustri a festa e riconnetta al tessuto urbano il centro storico, i suoi vicoli: ché paradossalmente tra musica popolare, balli, degustazioni enogastronomiche e tanto vino locale, a qualcuno possa tornare la memoria;

5) CHI RIDE FOTTE A CHI CHIAGNE: gigantografie in bianco e nero attaccate sui muri scrostati delle periferie dimenticate dei volti dei suoi abitanti, ritratti disperati, perplessi, depressi, di fianco gli amministratori, i politici, i potenti, naturalmente sorridenti, superbi, solari. Esempio di street art, alla maniera di quanto ha realizzato un giovane creativo francese nella striscia di gaza. L'effetto, vi assicuro, è dirompente!

2.8.07

libere considerazioni dopo partecipazione alla fronda

Ho ritrovato ad Avellino esemplari perfetti di un certo tipo di intellettuale del Sud, intelligente, pessimista, che contempla se stesso e i suoi malanni come un capitolo della storia.
Guido Piovene, Viaggio in Italia

Nel minuscolo cortile di Palazzo Greco, ieri sera, si è discusso, dinanzi ad un pubblico minuto ma attento, del Viaggio Elettorale di De Sanctis, appena ripubblicato dalla locale casa editrice Mephite. Relatori il giornalista di Repubblica Napoli, Marco Lombardi, il “paesologo”, Franco Arminio, e l’ispiratore del ciclo di incontri agostani in Via Duomo di “La città visibile. Movimento di alternativa civile” (questo era il primo appuntamento) nonché curatore del libro, Prof. Toni Iermano. Poche note di ragguaglio sul testo: nel freddo gennaio del 1875, il Professor Francesco De Sanctis, già ministro della Pubblica Istruzione nei primi governi unitari di Cavour e Ricasoli e autore della celebre storia della letteratura italiana (del 1870), attraversa il collegio di Lacedonia, la sua terra (era nato a Morra) per raccogliere il consenso attorno alla sua candidatura al Parlamento. Sarà l’occasione per descrivere le condizioni di arretratezza materiale e civile che incontra sulla sua strada e che, proprio in quegli anni, ispireranno le analisi dei meridionalisti. Il testo è ancora attuale? A parere di Marco Lombardi (cui tocca l’introduzione dell’incontro e le lodi di rito), nonostante siano mutate molte delle condizioni ambientali del tempo, rimane un “divario civile” da colmare (poi, a dir il vero, si perde quando illustra le sue ultime “odissee politiche”). Per Franco Arminio, addirittura, sarebbe necessario invitare (o costringere, addirittura) i politici locali (ma non solo) a leggere un’ora di De Sanctis al giorno, perché applicando, oggi, solo un rigo di quello che lui scriveva (centotrentadue anni fa) si otterrebbe grande beneficio. Poi si lamenta (da ipocondriaco?) della scarsa attenzione che la stampa tributa a questi eventi (ma ora ci sono i bloggers); invoca di fermarsi tutti, di riaprire una “questione De Sanctis”, un “dibattito pubblico”, reading e “rivoluzioni toponomastiche”, ché è una vergogna che lui abiti in Via Caravaggio n.1 e non in Via De Sanctis, per dire. Iermano, per finire, parte dalla ricostruzione delle sue, oramai storiche, dimissioni dalla carica di assessore alla cultura nella città capoluogo (rivela come quella fatidica sera fu in grado, per la prima volta di raggiungere casa, a piedi, senza il solito codazzo di fastidiosi questuanti, e fu un’autentica Liberazione), per concludere sui mali della politica locale, ignorante, codina, trasformista, barbara che ritiene Grandi Opere non quelle letterarie (alla De Sanctis) ma piuttosto quelle cementizie, potenzialmente portatrici di nuova distruzione morale. Insomma, c’è poco da stare allegri. Non mancano gl’intellettuali, quello che manca è lo spirito costruttivo, la convinzione, pur se dissimulata, che si possa, alla fine (del tunnel), trasformare lo stato delle cose, il “siamo solo noi” compiaciuto e improduttivo, la considerazione, profondamente errata, di cominciare la rivoluzione redimendo la testa dell’Idra di Lerna (che, guarda caso, fa capo sempre al panzer di Nusco) e solo di seguito impegnandosi a dare un’interpretazione della società attuale (dei Giovani), da cui si dimostra (forse) l’insopportabile inclinazione a vivere una sorta di complesso di inferiorità nei confronti della politique politicienne, quando si fa politica, come rappresenta la signora del pubblico che interviene (non per porre domande sul libro) ma perché rotta dall’eterno interrogativo che tormenta gli autoctoni (resto o vado via?), coi gesti quotidiani, dal condominio, dal come si sorbisce il cappuccino, al bar sotto casa (il finale è enfatico).

1.8.07

ad un passo dall'assunzione, capitombolo! pateticamente reagisce. ogni conforto lo sconforta

Ci riferiamo all’iniziativa di selezione citata in oggetto. Al riguardo Le comunichiamo che i risultati da Lei conseguiti nelle fasi finali del percorso selettivo, La collocano al di fuori degli idonei alla selezione medesima…


temo che se non mi aggrappo strenuamente con la punta della biro al foglio possa venir sbalzato di colpo in orbite lontane o peggio sprofondare nei pressi degli abissi, del nocciolo duro, magmatico, che risiede, dicono, al centro esatto della terra, tenendola insieme tutta. la comunicazione arriva dritta, capo&collo, nonostante l’attesa durasse da lungo termine e avesse paralizzato ogn’altra utile attività, congelato ogni ulteriore decisione sull’aspetto da assumere da qui a dopodomani. ora, un leggerissimo cerchio alla testa lascia deragliare liberamente i pensieri. un'eco e come se il destino si fosse ripresentato alla porta di casa, chiedendo insistentemente istruzioni sul da farsi. e io barricato dentro, incapace di affrontarlo, che attendo il momento giusto per presentarmi all’uscio, e dignitoso affrontare il suo sguardo.

26.7.07

piangere sull'epo versata

Peggio di noi non si può stare,
credimi!
L’alta marea ci porterà via,
contaci!
….
Seven! SEVEN!
È il numero degli alberi
Dio solo sa se questa città ha alberi


Canos – Verdena


Un lampo e m’accorgo che l’ombra cala nella mia stanzetta tropicale, e mi precipito alla finestra, e scorgo che la prima nuvolaglia del mese s’appresta a coprire finalmente il solleone. Nuvolaglia passeggera. Se giusto un attimo dopo i raggi m’accecano e sono costretto a distogliere lo sguardo, “la capa gira”, sbalzo di pressione, come un sacco tracollo sul letto. Sul comodino, fogli di giornale spandono il proprio odore di stampato, devo costringermi a scrivere, penso, o non imparerò mai a farlo. Ritorno a stamattina, quando ipnotizzato dalle immagini, quasi mi commuovevo alla visione delle prodezze di robybaggio, chissà se per immedesimazione. Ché ieri sera, a calcetto, ho segnato in rovesciata il goal della vita, cross lentissimo dalla sinistra, io in fuorigioco da mezz’ora, capisco che è la volta buona per provare, mi distendo a terra ad attenderlo, ne vien fuori un destro all’angolino, portiere sgomento, avversari e non basiti, degna esultanza stile “marcelo salas”. Non capiterà più. Di sport in sport, finisco col teleincollarmi alla cronaca di bulbarelli e cassani del tour de france. Mai stato un ciclista all’altezza, ne sono uno spettatore appassionato fin dai successi di indurain, accoppiata “giro&tour”. È il giorno dell’esclusione di Rasmussen, capoclassifica, non per l’ennesimo caso di positività, ma per aver nascosto alla sua squadra dove si allenava. Già ammonito dalla sua federazione e dall’UCI, per essersi sottratto, prima dell’inizio del Tour, a dei controlli antidoping, gli organizzatori della corsa hanno fatto pressioni sulla sua squadra perché si decidesse ad allontanarlo. A svelare l’errore del corridore danese è servita la testimonianza di Davide Cassani, che lo aveva visto allenarsi in Italia, sulla Marmolada (e non in Messico come aveva dichiarato). In telecronaca Cassani, ex corridore, sembra mortificato per l’accaduto e accenna ad una telefonata (con un fil di voce) di Rasmussen, ad esclusione consumata, che l’avrebbe fatto piangere. Spera che un giorno possano tornare a guardarsi negli occhi, a testa alta, senza rancore. La sua voce è alterata. Il quadro è devastante. La regia della tv francese s’attarda sui campi di girasole che voltano le spalle alla corsa dalla quale manca il giallo del primato. Non riesco a distogliere lo sguardo dal disfacimento. Peggio di noi non si può stare, credimi!

Molti mi chiedono cosa ci resto a fare, al Tour. Ci resto per raccontare quello che succede tutti i giorni, esattamente come i colleghi che in una guerra raccontano i danni collaterali, e nessuno gli chiede di andarsene dall’Afghanistan o dall’Iraq se per sbaglio è stata centrata una scuola o un mercato. Credo che questo sia il nostro lavoro, non è tornandomene che cambierei la situazione (gravissima) del ciclismo.
Se ne sentono tante, in questi giorni. Una spassosa l’ho letta su un giornale francese: “Bisognerà smettere di fare del ciclismo una metafora della vita”. Padronissimi, ma perché? Forse che nella vita non ci sono imbroglioni che vincono a mani basse? Nella vita va sempre bene agli onesti? Nella vita la competizione è leale, senza trucchi, senza raccomandazioni, senza spinte chimiche o politiche, senza complicità diffuse? Questo ciclismo è perfetto, come metafora della vita. Infatti è malato, come può ammalarsi (o drogarsi) un amico o un parente. Proprio per questo ha bisogno di presenza (di attenzione, di vigilanza) e non di lontananza.
Secondo me, nel 2008 mezzo gruppo sarà disoccupato, e anche questo è un prezzo da pagare. Ecco perché non me ne vado e spero di esserci, a Brest, nel 2008. Perché il ciclismo pulito può essere, a seconda dei punti di vista, un’utopia, una speranza, un affare, una barzelletta, o più semplicemente molte cose da raccontare. Di una giornata come quella di ieri, tanto per dire, non ci si può lamentare.

Gianni Mura, su Repubblica di oggi

25.7.07

spiattellare

credo di aver aperto un blog per intercettare i passaparola. non perdetevi l'ultimo sole!

21.7.07

cosa vuoi fare da grande?

l'abachista al mercato, il pescatore d'altura, l'entemologo sociale, il lettore forte demotivato, il malato immaginario, il caporedattore in bretelle, il cineasta ansioso, lo storiografo puntiglioso, il biografo di Mazzini, il filantropo parsimonioso, l'assistente meridionalista, il fotoreporter di pace, il freelance franco, l'imprenditore brusco, il taxista pettegolo, il ceramista solitario, il pittore naif, il politico di commissione, il viaggiatore refrattario, il barbiere filosofo, il tennista galantuomo, il ciclista da gregario, il violinista in quartetto, il gelataio "limone&fragola", il rivenditore di carta, il vigile urbano, il vagabondo di cuore, lo stivatore di Colombo, lo scompaginatore di protocolli, il portalettere dei poeti, l'ambasciatore degli umili, il cinesiologo per hobby, il fisionomista di professione, l'agricoltore scenografo, l'urbanista immaginifico, il....

18.7.07

quando girava figa da queste parti


inspiegabili rivelazioni

cazzo, se mi prendessero*
col cavallo sbizzarrito d'ombra
gratificazione senza inquadramento
ma poi prendono gli irregolari?
prendono i velleitari?
chi ha larghe vedute, almeno a parole
cento orizzonti
con cui confondersi
in cui perdersi
datemi una strada, intanto
durante il passo, prometto**,
troverei la chiave giusta!

*martedì 17 luglio 2007, a margine del colloquio di lavoro in cui ho svelato di esser un blogger
** non prometto da quando promisi di riportare dietro, il giorno dopo, il modellino ferrari preso a prestito dal mio amichetto di giochi: dovrebbe essere ancora in qualche scatolone, su in mansarda. In ogni caso...

16.7.07

salvamme 'o munno

inerpicandosi per pendenze ragguardevoli: sentieri mediterranei
il festival di musica world più importante al mondo!
(a detta dell'organizzatore)
ieri sera khaled, e il suo rai
(e se domani toccasse a me?)
gente che si scompiscia ai suoi gorgheggi
beati loro
di poco a lato, khaled fouad allam a ballar
una piccola comunità scopre la sua vocazione
coesione
ma per alcuni è tutto grazie all'onorevole!

15.7.07

resa dei conti

il comitato promotore provinciale del pd sarà composto di 65 teste (o più?). resta dunque lettera morta quanto avevo scritto in proposito. effettivamente sconto gli effetti di una ridotta "voice", manco d'influenza, insomma. sono libero di concludere che, alla luce dei fatti, i potentati locali non abbiano bene inteso le regole del gioco. e la loro ansia di partecipazione, davvero esagerata allo scopo, li spinge ad occupare qualsivoglia carica pubblica senza che, per un attimo, si fermino ad interrogarsi sulle funzioni di quella carica. il gazebo del pd allestito a piazza libertà più che alle idee della gente comune, è esposto al vento della indifferenza. auguri!

14.7.07

(rovinoso) citazionismo

la più rovinosa invasione subita dall'italia è stata quella degli italiani


ennio flaiano

13.7.07

il rischio del solipsismo in agguato dietro la lettura delle avventure di eroi solipsistici


ho urgente bisogno di raggranellare cinquantacinque monete dal valore di un euro l'una da investire prontamente sul primo meridiano dell'opera di saul bellow (1944-1959), di cui sono venuto a conoscenza oggi, un'esigenza insopprimibile, comprensibile forse solo da chi ha nei confronti di uno scrittore, di un poeta, di un artista, in senso lato di un maestro, una riconoscenza infinita perché da quell'incontro, spesse volte immaginario, è scaturita l'intuizione della profondità (talvolta declinabile in bellezza) dell'esistente.


recensione meridiano della repubblica, il corriere della sera, il giornale; ancora su bellow dal curatore della raccolta, guido fink, infine giuseppe genna


bozzetto del celebre ritrattista della new york review of books, david levine

12.7.07

il partito che è partito

si è deciso, da tempo, che il partito democratico nasca federale, promanazione politica del territorio, d'altra parte l'italia è o non è la terra dei cento, dei mille campanili? certamente lo è (si ripete da anni). così il "comitato promotore nazionale della costituente del partito democratico", il famigerato "comitato dei 45", allo stato dei fatti il massimo organismo deliberante del futuro partito, oltre al compito di individuare le regole (criticabilissime) sulla base delle quali si concorrerà il 14 ottobre per la elezione della Costituente, regole queste definite ieri notte, deve assicurarsi che i comitati provinciali avviino la fase costituente nei territori con l'obiettivo di aprire le porte alla partecipazione dei cittadini. In più, i comitati provinciali debbono svolgere funzioni di garanzia verso tutti coloro che intendono partecipare attivamente al processo. La costituzione di tali organismi territoriali (alcuni dei quali già costituiti) è oramai imminente, essendo il termine ultimo per la loro presentazione il 30 giugno. Sulla base di una regola non formalizzata, da vecchia politica, il comitato dovrebbe essere composto seguendo la regola dei tre terzi: un terzo di esponenti dei DS, un terzo della Margherita, un terzo espressione della società civile. Napoli, prima città campana ad aver nominato il suo comitato promotore provinciale, non si è accontentata di soli 45 membri, si è arrivati a più di sessanta, con l'innesto di noti esponenti della società civile, quali il comico francesco paolantoni e l'attrice lina sastri. Salerno, solitamente in controtendenza, in polemica antipartenopea (o antibassolino?), ha invece varato un comitato ristretto di cui fanno parte solo 9 elementi. Ad Avellino, intanto, fervono i preparativi. Le segreterie provinciali dei DS e della Margherita pare abbiano deciso di tener fuori dal comitato promotore gli amministratori di punta, ma non le seconde linee, distinzione oltremodo sottile. Se poi la Margherita dispone di un ampio bacino di maggiorenti locali da cui pescare, è più difficile individuare personalità della società civile. Chi, da queste parti, è sinceramente interessato al futuro del partito democratico, indipendentemente dal futuro politico della nomenklatura attuale (o strapassata) alzi la mano. In assenza di nomi, (eugenio corsi per paolantoni, sonia aquino per la sastri?), sarebbe preferibile mantenere un profilo basso, costituire, come fatto a salerno, un comitato ristretto, e aspettare che esca qualcuno fuori per la presentazione delle liste. Termine ultimo, il 21 settembre! Intanto sulla home page del sito del nascente partito, è già partito il count down!



per ulteriori informazioni, rassegna stampa , iMille, rischio regole 1 e 2

11.7.07

quando mi prendevano per massimo di prato

la mia segreteria telefonica (attiva quando ho il cellulare spento, spesso), oggi, si è riempita di messaggi vocali imploranti risposte urgenti da un certo massimo, da verifiche successive risultanti provenire dalla zona prato/montecatini terme/chianciano (prefisso +057), effettivamente voci di chiara cadenza toscana, voci di madri preoccupate, amici guasconi, donne sospettose. addirittura lo sportellista della banca (il credito popolare) esige che il nostro si faccia vivo al più presto. che l'abbia combinata davvero grossa? il leggero fastidio iniziale si tramuta in sincera apprensione. dài massimo, sei perdonato per aver scelto il mio numero di cellulare come copertura, però esci fuori, non far lo scemo...

10.7.07

ciò che i fans da tempo aspettavano

finalmente il sito ufficiale di gigione e jo, a nome del capo ditta però, ché non è tempo per i ragazzi

9.7.07

contraddizione in termini

più scrivo meno comunico
più schivo meno munifico
siam campioni del fondo!

8.7.07

nessuna spiegazione

2 febbraio 1936, anno XIV

Diario

Oggi siamo andati a fare una bella passeggiata
e siccome ci stavano i bambini di prima che
non arrivavano, abbiamo arrivati alla minieri
dello gesso. Arrivati alla miniere il maestro
ci ha fatto voltare, la quale nel ritorno,
alla cabina il maestro ci ha condotto per il mulino.
non posso dir altro perché
non ci hanno fatto nessuna spiegazione.

6.7.07

non alzo più commenti!

il paese è pieno zeppo di dietrologi, i quali sono convinti che i concorsi pubblici siano truccati, i premi letterari già assegnati, i pubblici funzionari politicamente "ammanigliati". Poichè è arduo smentire tali dicerie che, naturalmente, si fondano sul riconoscimento di evidenti dati del carattere nazionale, si aggiunga, a margine, che uno degli aspetti del suddetto carattere è appunto il vizio perdurante di delegittimare il rispetto delle regole (retorica anti Stato) dimodoché sia meno fastidioso ignorarle.

5.7.07

analisi comparata di progetti di vita

roma o morte ?

4.7.07

rosso garibaldi


3.7.07

tra gru e nocciole

Il carattere degli Irpini era indomito e fiero,
strettamente legato all'ambiente chiuso e ristretto delle montagne
e influenzato dalle difficili ed aspre condizioni di vita proprie dei pastori,
solitari e taciturni per necessità,
per cui la gente irpina era per natura diffidente e scontrosa,
ostile agli stranieri.

dalla voce irpini di wikipedia.it

salendo in città(dina)
spuntano gru gialle e nocelleti
le facciate degli edifici neutre
tutt'al più
palazzo ercolino contro torre fanzago
firmo per il referendum elettorale
ottavo della lista
accarezzo l'idea di aprire una libreria in piazza
organizzarvi, il martedì, un cenacolo
invitarvi a intrattenere uno che vive di scrittura
la libreria guida pecca da 'sto punto di vista
il titolo che gli chiedo è disponibile al punto vendita di salerno
arriverebbe dopodomani
meglio le poste
meglio salerno?
donne pettorute locali imitano nei modi matrone napoletane
giovani calvi ne bramano la bellezza
nanà la chiamammo così per via di zola?
una scritta vermiglia in terra indica il passaggio pedonale
baby pensionati osservano i lavori al corso appoggiati alle grate
(perché non consentirgli di dare una mano?)
i lavori al corso che procedono lentamente ma in trasparenza
un musicista locale allieta gli amici scarpinando su e giù per il viale
è l'organizzatore della rassegna musica in irpinia
un uomo valente può correggere le storture causate da mille ignavi
solo facile moralismo
quando si crede che basti poco per risollevare le sorti della città?
forse è proprio consapevolezza del "poco che ci vuole" a rendere tutti inermi
solo la disperazione ci smuove?

2.7.07

omaggio a meneghello

Eravamo una trentina, ora più ora meno, e infine quando fummo alla Fossetta, verso la fine di maggio, trentasei. C'erano altri reparti non lontani, il Castagna a sud e a ovest, i comunisti a est; alla mattina qualche volta li sentivamo sparare; c'erano partigiani di qua e di là, ma intendiamoci, c'era molto più Altipiano che partigiani. Il luogo era vuoto, un deserto. In certi momenti questo si sentiva forte. "Mi pare di essere nella Tebaide" dicevo a Lelio.
Cose da non dire a Antonio, private, irrazionali. Lui rappresentava ciò che è equilibrato, e non volevamo esibirgli i nostri squilibri: cose oscure, che nemmeno lui poteva schiarire.
Questa faccenda della Tebaide c'è per me in ogni altra fase della guerra, è una componente fissa; ma qui sui monti alti si sentiva tanto di più. Era il posto migliore per isolarci dall'Italia, dal mondo. Fin dal principio intendevamo bensì tentare di fare gli attivisti, reagire con la guerra e l'azione; ma anche ritirarci dalla comunità, andare in disparte. C'erano insomma due aspetti contraddittori nel nostro implicito concetto di banda: uno era che volevamo combattere il mondo, agguerrirci in qualche modo contro di esso; l'altro che volevamo sfuggirlo, ritirarci da esso come in preghiera.
Oggi si vede bene che volevamo soprattutto punirci. La parte ascetica, selvaggia, della nostra esperienza significa questo. Ci pareva confusamente che per ciò che era accaduto in Italia qualcuno dovesse almeno soffire; in certi momenti sembrava un esercizio personale di mortificazione, in altri un compito civico. Era come se dovessimo portare noi il peso dell'Italia e dei suoi guai, e del resto anche letteralmente io non ho mai portato e trasportato tanto in vita mia: farine, esplosivi, pignatte, mazzi di bombe incendiarie, munizioni. Era un cumulo grottesco. In cima a tutto c'erano le pentole soprannumerarie, la corda, gli ombrelli ripiegati dei paracadute; sotto il grande strato dei sacchi dei viveri; sotto ancora lo zaino rigonfio, pieno di calze e di palle; e sotto lo zaino, io. Avevo abbandonato ogni tentativo di tenere le membra bilanciate in modo razionale, sfruttando la struttura del nostro scheletro, che convenientemente sfruttata consente di tener su i quintali senza sforzo speciale dei muscoli. Reggevo invece tutto col puro sforzo dei muscoli e sentivo il baricentro scapparmi di qua e di là come un uccellino spaventato. Forse ce l'avrei fatta, perché il peso si assesta da sé, e un equilibrio finisce col nascere; ma Bene che mi camminava dietro, mi domandò per prendermi in giro: "Credi tu che continuerà la prosa ermetica, dopo la guerra?" e io cominciai a declamare contro questo tipo di prosa, e Vassili, che ci camminava di fianco si mise a ridere, essendoci solo sacchetti e pignatte, e questa voce concitata che usciva dal mucchio; e così anche Bene e io cominciammo a ridere, e i miei muscoli crollarono e finii in una scafa col mio carico.
C'era inoltra la sensazione di essere coinvolti in una crisi veramente radicale, non solo politica, ma quasi metafisica. Ci spaventava non tanto il collasso degli istituti, e delle meschine idee su cui era fondato il nostro mondo di prima, quanto il dubbio istintivo sulla natura ultima di ciò che c'è dietro a tutti gli istituti, la struttura della menta stessa dell'uomo, l'idea di una vita razionale, di un consorzio civile. Sentivamo la guerra come la crisi ultima, la prova, che avrebbe gettato una luce cruda non solo sul fenomeno del fascismo, ma sulla mente umana, e dunque su tutto il resto, l'educazione, la natura, la società.
Bisogna pensare che il crollo del fascismo (che ebbe luogo tra il '40 e il'42: dopo di allora era già crollato) era sembrato anche il crollo delle nostre bravure di bravi scolari e studenti, il crollo della nostra mente. Ora si vedeva chiaro quanto è ingannevole fidarsi delle proprie forze, credersi sicuri. Penso onestamente che ogni italiano che abbia un po' di sensibilità debba aver provato qualcosa di simile. Non si poteva dare la colpa al fascismo dei nostri disastri personali: era troppo comodo; e dunque pareva ingenuo credere che rimosso il fascismo tutto andrebbe a posto. Che cos'è l'Italia? che cos'è la coscienza? che cos'è la società? Dalla guerra ci aspettavamo queste e mille altre risposte, che la guerra, disgraziata, non può dare. Tutto pareva che fosse quasi un nodo, e questi nodi venivano al pettine. Che cos'è il coraggio? e la serietà, e la morte stessa? Non è più finita: che cos'è l'amore? che cos'è la donna?
Stupidaggini: non si può chiedere alla guerra che cos'è la donna; almeno quelle due o tre volte che gliel'ho chiesto io, non mi ha risposto niente. Sta il fatto che noi i nodi li vedevamo venire al pettine, e ci pareva di sentire che perfino dietro la politica, la regina delle cose, ci sono forze oscure che lei non governa. Anche il fascismo è forse collegato con queste forze oscure. Il mondo è misterioso, e questo si sente molto di più quando si vive un pezzo in mezzo ai boschi.




da I piccoli maestri, Luigi Meneghello

1.7.07

memorie di villaggi poco trafficati

We know a place where no planes go
We know a place where no ships go

(Hey!)No cars go
(Hey!) No cars go
Where we know

...

Between the click of the light and the start of the dream
Between the click of the light and the start of the dream
Between the click of the light and the start of the dream
Between the click of the light and the start of the dream

Little babies, let's go
Women and children, let's go
Old folks, let's go
Don't know where we're goin'

No car go - Arcade Fire

latrati di cani randagi o domestici per modo di dire, nutriti cogli avanzi del desco familiare, avanzi di palati che non lasciano nulla perché quotidianamente sopraffatti da una fame atavica, animalesca, che tutto ingurgita con foga che impressiona i forestieri. per strade dove non passano auto, di rado i trattori, dai motori che spandono i propri ruggiti, questi ruggiti che si rincorrono per le valli dal verde che riempie, in un niente spenti da quelli più familiari della natura. la strada che qui chiamano "via nova", non per distinguerla dalla vecchia, più probabilmente dalla stessa senza asfalto. l'asfaltatura che ricopre lo sterrato, rompe l'isolamento millenario, corrompe per sempre psicologie premoderne, l'onorevole ministro che porta il progresso a bordo dell'elicottero, immagini che trapassano le generazioni, generazioni che sfoltiscono perché si è costretti a lasciare terra e madri. la miniera chiude. il palazzo del signore, il tempo lo scortica. chi resta s'inebria colla gloria locale, per giunta mal promossa. per chi resta il dovere è quello di recuperare pezzi di memoria o adoperarsi perché questo non sia un tempo dimenticato da chi seguirà?

30.6.07

dilemma salingeriano

ma dove finiscono parcheggiati i camper d'inverno?

29.6.07

discorso ai nuovi italiani

passo, del discorso al lingotto, in cui W, in quattro e quattro = otto, riassume il senso della mia tesi di laurea alla specialistica, in maniera alquanto diretta:


E poi, penso ad un Partito democratico che lavori duramente alla riqualificazione della spesa pubblica: ogni anno, ci si scatena in una lotta durissima per limare ai margini i capitoli di spesa, in più o in meno, senza mai gettare lo sguardo sulla parte più consistente della spesa, quella che si ripete ogni anno, senza che ci si chieda se serve davvero a qualcosa. Le pubbliche amministrazioni devono invece giustificare l'utilità di tutte le somme che richiedono, non solo di quelle aggiuntive: giustificare fin dal primo euro ogni richiesta di stanziamento, valutare fino all'ultimo euro come sono stati utilizzati i soldi dei contribuenti.


Il Presidente dell'Anpi, Massimo Rendina, in un telegramma, così ha espresso il suo apprezzamento per le parole di W:


CI IMPEGNIAMO SOSTEGNO TUA PROGETTUALITA' RIVOLTA BENE COMUNE

28.6.07

eventi paranormali

alla mia casella posta da blogger, disponibile in alto a destra, giunge poco di più che sporadico spam. ma ieri sera, la rivelazione:

Da:
stefano
A:
maynardo@libero.it
Oggetto:
ho bisogno del gelatino
Ricevuto il:
26/06/07 19:18

ciao ascolta a mia figlia piace ti piace il gelatino..dove e come posso scaricarla visto che dal mio programma di musica non ci riesco

e tutto, credo, per questo vecchio post sulla mitica coppia. Come aiutare il nostro amico?

p.s. ieri sul treno bologna-roma, ho assistito, mio malgrado, alla conversazione-più-surreale-del-mese, tra il guru daniel lifschitz, pittore, scrittore e molto altro, avviato da lungo tempo su cammino neocatecumenale e giovane ciellino ammirato. Potremo mai salvarci?

26.6.07

il dispatrio

.

il sosia di nino manfredi aveva un hobby: le radio

calura insopportabile
di notte, botte di sete mi spingono al frigo
in cui mi serro
memoria del sosia di nino manfredi
il quale, a suo tempo, mi consigliò
di ricavare sollievo
bagnandomi con acqua fresca i polsi
provaci, è efficace
poi se evitassi di bere la sera prima
riesce pure meglio

24.6.07

spicciati

meglio perdere contatti in modo consistente
che contatto con la realtà circostante
dopodiché qui non si chiarisce in quale dimensione
tra la virtuale e la reale
pari i colpi e più mi difenda
studio sì, il veltronismo e la veltroeconomics
parigi e i suoi misteri
con un compasso sulla carta geografica
segno i miei spostamenti futuri
ché avellino is burning
e io (quasi) spacciato

20.6.07

qui come lì

Misuro il mio esser provinciale con la rinuncia, una volta espatriato, a voler registrare le lancette alle sopravvenute esigenze di fuso. Dopodiché lo sbarco a Lisbona fila liscio. Se non fosse per il primo di innumerevoli tassisti (la donna del punto informazioni dell’aeroporto, con cipiglio, aveva tenuto a precisare che tutti i taxi della capitale sono bianchi, e subito che ne spunta uno nero e verde mare) il quale commenta le prossime elezioni alla camera municipale, uscendosene che la politica è tutta una melma nei paesi latini, e la izquierda (la sinistra) non è più quella di una volta, è una pseudo izquierda, una izquierda di destra, per capirci. Scatarra di continuo, una brutta tosse lo affligge, ha un coincecao nel cognome, e ci porta dove indicato. Il piano è il quarto. Le coinquiline che ci ospitano sono tre. Dopo sfuggenti convenevoli, si scende in perlustrazione, si scende in città. Restiamo subito colpiti dalla presenza di moltissimi stabili abbandonati e sbrecciati, persino nella baixa. Superiamo il campo martiri della patria, pieno di galline, anatre, pavoni e ubriaconi. Più in là, statua enorme di medico guaritore, inzeppata di ex voto: devozione popolare. Primo miradouro (belvedere), prima incontro con erasmus vicentina, primo tram giallo in discesa iper ripida. Utilizzo la toilette (memoria) di un centro sociale, arredo vintage e da cui proviene musica anni ’50. All’Accademiu, lì dove non te l’aspetti, un campo da basket al terzo piano e accanto giovani donne che imparano la danza del ventre. Il palazzo dell’Alentejo. Assaggiamo (e gettiamo senza aver gradito) un pessimo liquore di ciliegia. Praca do commerco. Adamastor che dalle pagine di Ricardo Reis si trasmuta nella “piazza degli scoppati”. Fernando Pessoa, immobile dinanzi la Brazileira toglie il gusto a qualcosa. Più significativa la statua dello Chiado. Una gran brezza ci costringe al ritorno. Di sera, la prima delle feste erasmus, al muro gigantografia del topo di casa, e Ginevra in un angolo a spiegare al mio amico intontito, cos’è il desassossego, qual è il fascino della città, che può sembrare pure brutta, ma. Mai più incontrata, eppure ogni sera allungavamo il collo. Giusto avremmo desiderato descrivergli l’incanto per le scoperte dei giorni a venire. Il castello dei mori, che pure mi è costato un vaffanculo dall’italia, e certe stradine e certe macerie di alfama. Compreso un pranzo ignobile in mezzo ad un isola pedonale, nel quartiere che si preparava alla gran festa di sant’antonio, festoni sparsi ovunque, e poster giganti di artisti quali Jessica, Anna Ritta e ToZé Morais. L’Oriente di Calatrava (e altri ancora). La grigliata di erasmus italiani con barbecue approssimativo e discorso chilometrico con una tizia di alba sul tema del divorzio (sul quale c’è stato da poco un referendum in Portogallo), su veltroni e le sue chances, sul diritto alla casa, e altre cose che, dopotutto, ti tengono lontano dal mondo. Una coinquilina di fianco, riconoscendomi a stento, mi dice, sì, ma tu chi sei? Il giorno dopo, ci rendiamo conto di come le donne portoghesi soffrano, sopra la media europea, di zoppia e strabismo, forse per via dei saliscendi sconnessi e di antiche tare genetiche. Una di queste, in metro, ci chiede come sta il papa, bene, grazie, gli riporto i tuoi saluti. L’odore di muffa dei vecchi androni. Riempirsi di Superbock ché la Sagres costa un euro. Prima di arrivare a Sintra, una giovane donna ride della nostra capacità a prendere le misure con la macchina obliteratrice locale. Quasi mi innamoro della sua risata ma poi desisto. Sulla sommità del castello dei mori (un altro) ricevo telefonata dall’italia di convocazione ad un colloquio di lavoro, e se mi buttassi giù? Un sito internet conferma che un amico di famiglia è riuscito a guadagnare un assessorato divertente, così come preannunciava, orgoglioso, il figlio. Con una Seat Ibiza, in strade semi deserte, raggiungiamo prima Batalha, poi Porto (splendida al primo colpo d’occhio). Uno scazzo da brillo per una festa drum & bass, quasi compromette l’armonia. Una bevuta di porto in cantina ricompone gli animi. Coimbra, la studiosa, si presenta vuota e poco interessante. Ci lamentiamo del sorriso mancante di una patatina smile, coll’impressionante cameriera del pizza hut. Degli erasmus tedeschi ci raccolgono e ci portano all’unica festa della città. Dove siamo bravi ad imbastire, con chiunque ci capiti a tiro, un noto gioco di calcio, la “tedesca”, che scopriamo chiamano “brazileira”. Con uno spagnolo, si discute del carattere degli italiani, partendo dall’utilità del contropiede. Lui ne approfitta e mi fa una menata sulla inutilità degli scioperi generali (ce n’è stato uno in Portogallo il 30 maggio, pare grandioso). Oceano a Negres e vicino Caldas de Reinha, col cameriere amante di calcio che ci scruta quasi fossimo quello che sempre avrebbe voluto essere: un tifoso dell’italia. Di ritorno a Lisbona, la maschera di Giangi, il vicentino, che bestemmia con DIO PEPE!, brinda con CION CION!, e canta, impostato, una lacrima sul viso. Le folle oceaniche della notte del dodici giugno, vigilia di Sant’antonio, tutta Lisbona in strada, tra barrio alto fino al castello. L’alba, di nuovo sotto Adamastor, incelofanato. La tomba di Pessoa, la torre di belem, il pasteis de nada e la vacanza che corre a conclusione. Insomma molto bene, se non fosse per qualcosa da registrare. Perché è come se mancasse la parola fine. Qui come lì.

19.6.07

a (ri)leggere i quotidiani

Il sofà della camera è comodo, le molle, dopo tanti corpi che vi son seduti sopra, si sono umanizzate, formano un leggero avvallamento, e la luce della lampada sulla scrivania illumina con buona angolatura il giornale, non sembra neanche un albergo, questo, è come trovarsi a casa, in seno alla famiglia, al focolare che non ho, se mai l’avrò, sono queste le notizie della mia terra natale, e dicono, Il Presidente del Consiglio, accompagnato dalla fedele moglie Flavia, ha partecipato alla solenne inaugurazione della restaurata cattedrale di Noto, che nome curioso, non ricordo dove si trovi, ah, in Sicilia, è assolutamente splendida, più di quanto immaginassi, dichiara, mentre finge di ignorare il coro di fischi che lo attende all’arrivo ai piedi del duomo, Scandiscono slogan, urlano, Buffoni!, Venduti!, per quanti politici che si vendono, quello della politica dovrebbe essere il mercato più liquido in giro, Il monumento è il gioiello del barocco siciliano, la cupola e le navate crollarono miseramente sotto il peso dell’incuria e delle crepe aperte dal terremoto del ’90 il 13 marzo millenovecentonovantasei, novantasei, avevo dodici anni, è naturale che non ricordi, Ariano Irpino protesta contro la riapertura della discarica di Difesa Grande, giorni fa il Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso, proprio ad Ariano era stato circondato mentre si trovava a bordo della propria auto dalla folla che gli aveva impedito di scendere dalla vettura, si cerca una mediazione, il sindaco Gambacorta è stato convocato a Roma, una matassa intricata questa dei rifiuti, quasi si dovrebbe affiancare al tributo di scopo (la TARSU?) ad una paganeggiante invocazione alla potenza delle scope, Parte in salita il vertice per il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, scontro sulle pensioni, Rifondazione Comunista si oppone, contrapposizione che si ripete da anni tanto da poter immaginare pensionati che hanno scampato i tagli per decorrenza dei termini, L’Airbus ha progettato il Super Concorde che permetterà di raggiungere New York da Parigi, in appena due ore, nel duemiladodici è previsto il primo volo, avrò ventinove anni scarsi, purché sia in grado di pagare il biglietto a cifre che toccano i duecentomila dollari secondo i calcoli attuali, purché abbia qualcosa da fare nella Grande Mela arrivandoci dalla Francia, La facoltà di Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia si posiziona terza nella classifica stilata dal Censis, dietro Padova e Trento, escluse le private, mangiate in un boccone, rimanere all’università senza clamore, prospettiva da cogliere subito o perdere per sempre. La pagina che riferisce tranquillamente simili orrori cade sulle ginocchia di Maynardo, addormentato. Una folata improvvisa ha fatto tremare i vetri, il caldo si abbatte con la forza di un’onda. Per le vie deserte di Roma vaga iridescente lo spirito del tempo.


Scopiazzatura di pagina del romanzo di Saramago, L’anno della Morte di Ricardo Reis

18.6.07

rebus (a progetto)

c'è che se t'allontani un attimo dalla rete, ne vieni travolto, tenti di riprendere il filo, ma i fili son cresciuti a dismisura, niente a che vedere con quanto lasciato. c'è che se t'allontani un attimo dall'italia, rientrando, guardi tutti stralunato, ogni singola (e solita) stortura nazionale con dose di disgusto potenziata, e altro che jet lag, è questione di fegato (ri)cominciare. c'è che, a rigore, dovrei raccontarvi di lisbona, porto, coimbra, joel silva e tutti i fenomeni che m'hanno accompagnato durante il viaggio in terra lusitana, ma pochi attimi fa, un tizio di modena mi ha offerto di collaborare con la sua università con un dottorato, io che vorrei il titolo quasi senza frequentare, con altre responsabilità, altri traguardi possibili. io, insomma, che più confuso, come ora, non sono stato mai. c'è chi sfida la mia sostanza, e io, costretto, a rispondere, a tono, a poca distanza.



l'avellino è in serie b, a termine di una partita sofferta, quasi mal giocata, e decisa da un gol capolavoro di un giovane panchinaro che, durante tutta la stagione, s'era distinto per il poco che ha combinato. poi il pitone mannaro ed evacuofelice hanno timbrato la festa. questo già lo sapete. volevo solo confessare che io ho festeggiato, ingannevole, con la sciarpa, biancoverde, dello sporting lisbona: a futura memoria!

6.6.07

sto un po' fuori...


...mi raccomando le piante!

3.6.07

corsi di recupero

il governatore della banca d'italia, mario draghi, nella sua relazione annuale, tra gli innumerevoli dati messi in fila, ha ricordato che un quindicenne meridionale su cinque si trova in una condizione di "povertà di conoscenze" che ne segnerà, inevitabilmente, le chances di vita future. ma c'è di più: secondo un'indagine ocse, riportata oggi da tal alessandro de nicola sul sole 24 ore, "si arriva al paradosso che il 4 affibbiato allo studente del nord vale quanto un 6 o un 7 nel sud. la capacità in matematica del primo è superiore a quella del secondo, anche se quest'ultimo ha tre voti in più."

scoprire le proprie "insufficienze a distanza"- dato per certo che il divario, nel breve torno di tempo che ci separa dai nostri anni scolastici, non sia mutato - offre la medesima sensazione del ritorno di un'eco fragorosa che riporta un insulto, per di più statisticamente dimostrato, alla nostra intelligenza e addossa un'ombra indelebile sui nostri stentati risultati scolastici. tuttavia, invece di reagire scompostamente e mostrare, con orgoglio, quel che, bene o male, sappiamo, preferiremmo di gran lunga, e da meridionali, sostenere, magari con profitto, lezioni di recupero serale nei licei del nord che volenterosamente volessero ospitarci.

29.5.07

al duck sindaco

il polo vince al nord, titola il giornale. tenesse almeno lì, l'allarme per il surriscaldamento del pianeta risulterebbe meno pressante. tralasciando i non sense, mal riusciti, e pure l'analisi del dato nazionale, che a rigor di logica non esiste, essendo un'accozzaglia di dati locali assommati spesso malamente, mi limito a commentare l'elezione comunale di Atripalda, sulla quale si è già scritto. Al Duck Laurenzano è il nuovo sindaco della città dei fiumi (espressione, quest'ultima, coniata dalla ex sindaco, ora Presidente della Provincia, Alberta de Simone). il Laurenzano in questione vince col sostegno della Margherita (di De Mita Presidente e De Mita nipote), dei DS (di Alberta de Simone), dei Socialisti Italiani e del Movimento dei Repubblicani Europei. Suo fratello, Eugenio, cinque anni fa, perse la stessa carica, candidandosi col centro destra. Al Duck è già consigliere provinciale, eletto in quota Margherita. Il suo capogruppo è De Mita nipote. Avrà dalla sua tredici consiglieri (quattro della Margherita, sette dei DS, uno dei Socialisti Italiani). L'ultimo degli eletti, il socialista italiano, ha raccolto centotrentasei preferenze. Cinque anni fa, era il candidato a sindaco dei Liberi, una lista civica che raccolse tre centinaia di voti. La lista al Centro per Atripalda disporrà di sei consiglieri. Il capolista, tal la Sala raffaele, uomo di Gerry, con i suoi centonovantuno voti, sarà costretto a contendersi l'ultimo posto disponibile con tal Strumolo Attilio, che pure ha raggiunto la stessa soglia, probabilmente a dadi, oppure a colpi di fioretto. Gerry, eventualmente, gli terrà bordone. Arturo Iaione non ha tirato come l'avversario e ha ottenuto, come voti diretti al candidato sindaco, centoquattordici x (leggi ics) in meno, che non sono sufficienti, tuttavia, a volerle sterilizzare, a colmare lo scompenso che deriva dalla somma delle preferenze ai candidati di lista. Alleanza Nazionale raccoglie cinque centinaia di voti circa, e un consigliere. Rifondazione Comunista rastrella centotredici ics, sei candidati a secco, nessun consigliere, decisamente peggio rispetto ad un lustro fa. Su venti consiglieri, una sola donna, Annunziata Palladino, detta Nancy, DS; un solo giovane, Andrea Montuori detto Daniele, DS: fuochi d'artificio!