28.2.06

viaggio elettorale, parte seconda: PARTITO UMANISTA

Amatevi!... poi, votateci!


La sinistra, che raramente è di governo, o almeno una di esse, può, sia chiaro ai bondi-di-turno, anche non essere di matrice comunista, né union-prodiana, e magari stare in disparte, con orgoglio fuori dai poli, puntando, senza pretese, alla realizzazione in terra di una società in cui il valore centrale è l’essere umano. Questa sinistra, in Italia e nel mondo, è rappresentata dal Partito Umanista, costola del più ampio Movimento Umanista, nato in Argentina nel 1969, ispirato dagli scritti di Mario Luis Rodriguez Cobos, detto Silo, pensatore sudamericano, ideologo del Nuovo Umanesimo, idolatrato sia il suo Messaggio.
Fortemente radicato in Argentina ed in Cile, dove il partito Umanista si contraddistinse nell’opposizione alla dittatura Pinochet, il movimento aspira a trasformare la società attuale in multi-etnica, solidale, egualitaria, non violenta. In cui la partecipazione diretta delle persone sia effettiva e dove la comunicazione interpersonale spezzi (o spazzi) solitudini&individualismi. Naturalmente il movimento è critico, in economia, delle politiche neo-liberiste del Fondo Monetario Internazionale, degli Stati Uniti, e di chiunque tiene in piedi questo maledetto sistema che chiamiamo globalizzazione.
Allora ci si organizza, in più di cento paesi, in quattro continenti, l’oceania tiene a conservare la propria alterità, e ci si rimbocca le maniche. Ognuno ci metta del suo. Nel lavoro personale, la chiave della salvezza. Perché Falsa è la separazione tra vita personale e vita sociale. E dunque, Volontariato nei quartieri difficili. Istituzione di “Centri di Comunicazione Diretta”, per la risoluzione dei problemi del vicinato; di “Centri delle Culture”, per incontri multiculturali. Organizza, poi, “Campagne di appoggio Umano” nei paesi in via di sviluppo, che promuovono l’autorganizzazione dei popoli: v’insegniamo come si lavora, poi fate da soli; adozioni a distanza; progetti d’alfabetizzazione e altro ancora. Ricorda un opus dei laica, non bigotta come l'altra. Anzi rispettosa di ogni fede religiosa: “Ogni essere umano ha il pieno diritto di credere e di non credere nell’immortalità o nel sacro.” Con orecchie sempre aperte ai problemi del prossimo, alle “tematiche esistenziali”, come le chiamano: “Lo facciamo durante la prima parte della riunione settimanale (l’organizzazione si divide in gruppi di dieci/quindici persone). Si tratta di un’oretta in cui ci troviamo con gli altri per cercare di capire meglio cosa ci succede e di mettere un po’ di ordine nel caos della nostra vita. Cerchiamo di rafforzare le nostre qualità positive, di comunicare ad un livello profondo con gli altri, per chiarire i nostri progetti di vita e per riflettere insieme su cosa vogliamo veramente per noi e per chi ci sta accanto e su come possiamo scegliere davvero la direzione da dare alla nostra vita.” Dirompente, no? se solo immaginate D’alema e Fassino discutere di problemi di coppia…
Il Partito Umanista, in Italia a partire dal 1984, è guidato dall’aprile del duemilacinque da Mirella Larena, che definisce il suo partito, rivoluzionario, perché contrappone la cooperazione al profitto, la democrazia reale a quella formale, la multiculturalità all’uniformità. Poi chiarisce con forza: “il Partito Umanista ha interesse a prendere il potere politico e dunque a prepararsi per vincere le elezioni. C'interessa prendere il potere politico perché è importante e necessaria la trasformazione delle attuali istituzioni che opprimono l'essere umano e bloccano la sua evoluzione. Per fare questo è importante creare consenso e costruire un partito con un’ampia base sociale.” Magari, non già domani.
E in mezzo, un’infinità di posizioni di sinistra, prima fra tutte, un disegno legge per l’assunzione di una responsabilità versus-elettori, da parte degli eletti, campagna di beppegrilliana memoria. Eppoi, ancora, denuncia gli atti terroristici e la guerra al terrore; invoca il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq, in ossequio all’art.11 della Cost.; stigmatizza la corsa al nucleare; difende il welfare europeo dai colpi della direttiva Bolkestein (quella dell’idraulico polacco, ora stravolta dal Parlamento europeo); è in prima linea nelle manifestazioni anti-TAV; alza la voce contro chi paventa una modifica alla legge 180 sull’aborto; deplora, infine, ma potremmo continuare, l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti.
Insomma, per chiudere, esempio lampante di come essere partito minoritario, idealista e… felice!

25.2.06

viaggio elettorale, parte prima: LEGA SUD AUSONIA

Il Rinascimento meridionalista




Arrancano i partiti ignorati dalle cronache politiche dei giornali, snobbati dagli approfondimenti dei salotti televisivi, in cui allegre baruffe scoppiano porta a porta sempre tra le solite maschere; sono quei movimenti che da anni si battono per guadagnare visibilità o solo sopravvivere, che dànno battaglia nell’indifferenza dell’elettorato che aspirano a rappresentare, magari già da un decennio, e nulla da festeggiare, come per la lega sud Ausonia di Gianfranco Vestuto, il primo (e unico) movimento meridionalista, nato nel febbraio millenovecentonovantasei a napoli.
Ed è fin troppo semplice ridurre il soggetto politico a scopiazzatura meridionale della lega nord di Umberto Bossi, perché, come tengono subito a precisare sul proprio sito internet i nostri, “la lega sud Ausonia non è assolutamente una propaggine dell’ex celodurista di Cassano Magnano né è sua intenzione diventare strumento del sempre etilico Bossi e dei suoi compagni di bottiglia”. Ciononostante, almeno all’inizio della loro avventura, non sono mancati i rapporti di collaborazione, gli abboccamenti, i contatti con i leghisti, conclusisi, come nelle più burrascose storie d’amore, con la rottura, le ingiurie, gli sberleffi. I “sudisti”, da allora, ce l’hanno a morte con i leghisti, i primi nella lista dei nemici. Ma non vi è reciprocità, s’intende. Perché la lega nord, dall’alto del suo quattro per cento nazionale, può, per una volta elegantemente, sottrarsi alla contesa.
I sudisti nel 2001 avevano corso con la CDL, ma ne erano usciti subito, anche per via dello scarso risultato elettorale ottenuto, e, seppure avvicinatisi al centrosinistra (insieme alle provinciali di Caltanissetta), restano, per il momento, fuori dai poli, in forte polemica con la politica filo-nordista del governo Berlusconi ed ultimamente minacciati dall’accordo degli autonomisti di Lombardo con i leghisti, aberrazione del gioco politico, che rischia di farli sparire definitivamente.
La Lega sud Ausonia si rifà, nel simbolo e nei programmi, al “più grande imperatore che il Sud abbia mai avuto”, Federico II di Svevia, lo “stupor mundi”, che, sempre restando nella guerra dei simboli, e come fieramente ricordano i “sudisti”, già sconfisse il Carroccio nel 1217 a Cortenuova.
Oggi che “ad imperare sono le filosofie darwiniane neoliberiste e a prevalere sono gli interessi dell’individuo anziché quelli della società, è necessario, secondo i “sudisti”, recuperare il futuribile pensiero federiciano, nel quale il governo della politica e dell’economia è strutturato in nome degli interessi superiori della società anziché quelli individualistici che caratterizzano l’alternarsi di episodi di storia giacobina e girondina degli ultimi tre secoli.”
Ed alla maniera federiciana potrebbe tornare conveniente allacciare rapporti più stretti con il mondo mediterraneo, magari contrattando direttamente il petrolio con i vicini Stati arabi, senza l’intermediazione delle sette sorelle petrolifere americane, ottimo espediente per ridurre il caro-vita e fare guerra a quei “cinquanta o cento finanzisti (sic!) che, impadronitisi dei gangli vitali del potere mondiale, muovono i fili della politica globale secondo i loro biechi interessi”. Facile, no?
Panacea di tutti i mali è, dunque, la creazione dell'“Ausonia Libero Stato del Sud”, una secessione padana all’incontrario, già celebrata peraltro, nell’indifferenza generale, a Melfi, il 14 settembre duemilauno.
Uno Stato, quello d'Ausonia, almeno nelle intenzioni, che sia capace di rianimare il sentimento del “Popolo sudista”, frustrato da centocinquantanni di un dominio oppressore, savoiardo e giacobino, che ha provato a svuotarlo di ogni sua specificità, distruggendo ogni radice sociale, storica, linguistica, culturale.
Così da mettere le lancette indietro per bloccare l’emigrazione dei meridionali verso il nord, autentica tragedia del secolo passato, perché è necessario che “i nostri figli, colti ed istruiti, a costo di immensi nostri sacrifici, devono rimanere a Sud per far crescere il Sud”, of course! Ed un consiglio appassionato ai settentrionali, di sicuro impatto: “se avete bisogno di forza lavoro per produrre di più, arricchirvi di più, inquinare di più, fatelo con gli extracomunitari!”
Il leader del movimento, come dicevamo, è il napoletano Gianfranco Vestuto, classe millenovecentosessanta, immobiliarista, editore, grande sportivo (il tennis e le immersioni, le sue passioni), autore del libro “Il coraggio di essere Lega”, ed per quanto riguarda i trascorsi politici, ex missino. Nella galassia messa in piedi da questo infaticabile uomo, c’è pure un giornale, “Ausonia”, la libera voce del sud, le cui pubblicazioni sono però momentaneamente sospese, un’agenzia stampa, “ageausonia”, un consorzio di imprenditori, una polisportiva ed infine il classico concorso di bellezza, “Miss Ausonia”, che pure ci ricorda qualcosa. Ma soprattutto una retorica creativa, avvincente come quando condanna, senza però chiarirlo, l’intreccio perverso tra camorra organizzata, istituzioni e grande capitale settentrionale che depreda le risorse del Mezzogiorno attribuendo la responsabilità alla politica locale della doppia M, “Munnezza e Malavita”; oppure quando paventa un futuro doloroso per la sua gente: “di questo passo il Mezzogiorno si avvicina alla Corea e all’India, dove centinaia di milioni di esseri umani vivono con le loro famiglie in condizioni di estrema povertà, in baraccopoli decrepite, ai margini della città, in compagnia di ratti e dei cumuli di immondizia”.
Ma non mancano compagni di viaggio (di peso). Adel Smith, ad esempio. Per alcuni presidente dell’Unione Musulmani Italiani, per altri portavoce solo di se stesso, comunque nel bailamme post-11 settembre, assurto alle cronache mediatiche, per essere il difensore in Italia di un islam militante, e caduto in beghe giudiziarie, accusato di vilipendio alla religione di Stato, per la vicenda dei crocifissi nelle scuole. Anch’egli autore di libelli fondamentali, quali “Iddio Maledica l’America” e “Guai a voi scribi e farisei: il dovere di odiare Israele”, ed.Alethes. Ebbene al motto, “Tremate politici, arriva superadel a salvare i napoletani”, il nostro, di chiare origini partenopee, pare che suo nonno e suo padre siano nati a napoli, si è candidato, nel duemilaquattro, sotto il simbolo della Lega sud Ausonia, alla presidenza della Provincia di Napoli, non senza far scoppiare un caso. Con una campagna elettorale incentrata su due punti, da una parte la chiusura delle basi americane di Napoli e Bagnoli, dall’altra la proposta di istituzione della provincia autonoma di Napoli, Smith non mancava di infondere fiducia alla sua gente, “non diremo. Noi già facciamo!”, e di minacciare l’occupante statunitense, definito, come da copione, criminale di guerra. Fino al colpo di scena: la sua esclusione dalla lista “lega sud Ausonia”, per comportamento sleale, provocato dalla pubblicazione da parte del “Gazzettino di Pordenone” della notizia, poi smentita dallo stesso Smith, secondo cui SuperAdel, nel frattempo, lavorava ad un suo progetto: la creazione, in Italia, di un Partito Islamico. Smentita che, in un primo momento, pare abbia rassicurato i sudisti, ma poi chissà, le notizie diventano confuse e ci scusiamo se non siamo riusciti ad appurare la sua presenza alle amministrative per le Provinciali di Napoli né, in tal senso, ci aiuta il sito dei nostri, che sulle cifre elettorali, risultati&numeri, a dire il vero, stende un velo più spesso che pietoso. Fatto sta, ed è notizia di qualche settimana fa, che Adel Smith sembra voglia continuare il suo impegno al fianco dei sudisti, avendo annunciato la sua candidatura per le politiche del duemilasei. Vedremo.
Altro campione della Lega sud Ausonia è Salvatore Marino, abruzzese, anch’egli illustre sconosciuto del sottobosco televisivo, fondatore del movimento maschio cento per cento, che si propone di abbattere il regime femminista che castra il “vero maschio” e magari stanare le lobby femministe dai partiti di regime, naturalmente recuperando valori irrinunciabili quali la famiglia naturale, basata sull’unione di veri uomini e di vere donne. Alla larga, dunque, pacs, adozioni alle coppie di fatto e ogni deriva (immorale) dei costumi. Marino, già candidatosi per la presidenza della Provincia di Pescara, ci ha riprovato, nel duemilacinque, per il governatorato della Regione Abruzzo, se solo l’insormontabile problema della raccolta di firme per le presentazione della lista, non avesse bloccato la rincorsa sul nascere. Anch’egli sarà candidato alle prossime politiche.
Ma il valore aggiunto della lista alle prossime elezioni, è, senza dubbio, la Principessa Yasmin von Hohenstaufen Avril de Burey d'Anjou von Hohenzollern, erede legittima dell’ Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Gerusalemme, Sicilia, Arles, Borgogna, Franconia, Italia, Germania e chi più ne ha, più ne metta, e dunque, per quello che ci riguarda, in quanto pronipote di Federico II solo momentaneamente, spodestata dal trono del regno d'Ausonia. Alta, bella, bionda, come apprendiamo dalle cronache dei giornali, che pubblicano pure una fotina, da cui effettivamente appare tale, la principessa sarà la capolista per la Camera, in Campania, Sicilia e Puglia con l’obiettivo dichiarato di smascherare l’imbroglio di Calderoli e Lombardo. Insomma altro che sogni di vanagloria del principe Filiberto. Solo che andando a spulciare la rassegna stampa della lega sud Ausonia, spunta fuori un messaggio augurale della bella principessa ai militanti, per il capodanno duemilaquattro, dal pesante accento esoterico, chili&chili di simbologia massonica, e dunque per noi incomprensibile, che ci mette un po’ paura, a dir il vero. Il messaggio, in ogni caso, pare annunci il ritorno in terra di Federico II, a mondarci di tutti i peccati, dietro il motto, che poi è un credo, “Ausoniae Renascitur Spes”: Rinasca la Speranza di una nuova Era per l'Ausonia!, tanto che in un attimo perdiamo le nostre certezze, e non vorremmo che a sedere in Parlamento fosse, invece che una principessa, una strega pronta ad un maleficio.
Per concludere, non sappiamo se davvero sia prossimo il ritorno del grande imperatore, vicino, l’auspicato rinascimento meridionale, o se, come assicurano i sudisti, circa il 71% dei meridionali sia realmente interessato alla secessione, restiamo fedeli allo scetticismo che ci anima in questo viaggio, augurando, perché no?, ai nostri, che il Sud, grazie ai preziosi uffici della Lega sud Ausonia, torni presto ad essere artefice del suo destino!

23.2.06

tanta fortuna

lontano dal blog una settimana o poco più, giusto il tempo per scoprire che la mia follia è appena un giro di pista indietro, mica tanto se rallento. il demone (pavido) che mi tiene, gonfia paranoie a dismisura e poi scalcia e scoccia. dissipo le sue noie a ore alterne, mi giro nel letto sbuffando, attendo fughe in avanti, shock addizionali. senza maestri che indichino orizzonti ameni. la tua grazia, dov'è che s'è cacciata? paolo conte fa da sottofondo a pomeriggi spensierati come questo, si fa per dire. evito di allungare una scrittura così irritante e dico due cosette di una certa tangibilità, che magari le diano senso, che magari...


1) mi sono allontanato dal blog per preparare un esame, che poi ho fatto ieri,
che poi è andato più che bene (per lidia, diciamo che t'ho battuto, ma per poco), ma
in realtà nella settimanasenzablog sono stato ossessionato da tutt'altro come non mai,
come mai?


2) ho un'idea per questo mese pre-elettorale-bloggaiolo, forse persino banale... ma, insomma,
si fa per giocare, no?


per intanto


BUONE COSE!

9.2.06

esausto dall'ozio...

... è ora che offra la mia parte!

8.2.06

da piccolo mi sarebbe piaciuto collezionare bandiere ma non sapevo dove trovarle

quello che mi lascia esterrefatto intorno alla questione delle vignette anti-islam non sono mica le minacce alla libertà di espressione o i ripetuti assalti alle ambasciate né tantomeno il tanto paventato scontro di civiltà... piuttosto non mi spiego l'enorme diffusione di bandiere danesi nei paesi arabi!

5.2.06

ipotesi di epilogo di una trilogia irpina

la domenica, verso sera, avellino si svuota del vuoto che c'è, un vero e proprio esodo, chi parte per studio, chi per lavoro, i più verso napoli, o chi come me, verso roma, a trovar ragioni per andar via definitivamente. allora, ci si ritrova tutti a piazza macello, che poi, ad onor del vero, si chiama piazza kennedy, vuoi mettere come suona pi-az-za ken-ne-dy, un punto a favore di john fitzgerald, solo che proprio lì c'era il macello della città, ora parcheggio a cielo aperto, vuoi mettere la memoria della gente, due punti a favore di piazza macello, che dunque conquista la sfida. solo che, è l'ultimo "solo che", giuro!, a piazza macello, oltre al parcheggio, c'è pure una pineta con una cinquantina di pini e, appunto, la stazione degli autobus, che però dovrebbe essere altrove. eh sì, perché uno spiazzo, davanti ad una pineta, teoricamente una piazza come dicevo, senza pensiline, senza marciapiedi di partenza per i bus, senza una vera biglietteria, senza cartelloni d'informazione, un nulla pieno di dozzine&dozzine di bus e centinaia&centinaia di pendolari, che vengono, che vanno, una confusione al quadrato, è quanto di più lontano ci sia da una autostazione. così, visto che qui siamo furbi, l'autostazione l'abbiamo costruita, tutto sommato poco lontano, anche se per come sono avvertite le distanze ad avellino, è lontanissima, credetemi. un'autostazione rosa shocking. però, nell'attesa che venisse aperta, l'autostazione è stata devastata da vandali di passaggio, dunque subito resa inagibile. e infine, nell'attesa che venisse risistemata, l'amministrazione comunale l'ha venduta all'air, la società che gestisce i trasporti locali. poco male, se non fosse che l'autostazione è ancora chiusa, chissà ancora per quanto, forse giusto il tempo per rendere quel rosa ancora più idiota. così ci rimane piazza macello, la cui caratteristica peculiare è il fondo d'asfalto, ridotto quasi a pavé, o peggio, non un centimetro quadrato che sia intatto, buche, avvallamenti, gibbosità del terreno che rendono l'attraversamento ostico al viaggiatore distratto valigia-munito e all'ammortizzatore usurato.
fatto sta che la domenica, verso sera, conveniamo tutti a piazza macello, giovani studenti, manager trentenni, informatici quarantenni, zie di mezza età, nonni di ritorno e così via, e lasciamo la città e gli affetti, per chi ce l'ha. certo sistemare le valigie, nel ventre del pulman, non è mica cosa facile. se conti che si parte alle 17:00, conviene comunque arrivare un po' prima, e sistemare la valigia nel bagagliaio mezzo vuoto. ad arrivar tardi, non c'è più posto, borse delle più svariate fogge, stipate con rabbia, da padri innervositi dalla mancanza di spazio, un niente e si alza la voce, un niente e ti becchi un vaffanculo. dopodiché, sali sul pulman, blu e bianco dell'air (che sta per autotrasporti irpini, dovrei dire a.ir., ma insomma, ci capiamo!), e cedi il tuo biglietto, bianco e verde, all'autista, che controlla la prenotazione e, gentilmente, ti fa accomodare. solo che (oh cristo, avevo promesso di farla finita coi "solo che", vabbè ora è fatta) la prenotazione è annotata a penna sul retro del biglietto, e può capitare, per "distrazione" del bigliettaio, che a due persone sia assegnato lo stesso posto, evenienza che fa scoppiare il caso: autista accomodante, non vi preoccupate c'è posto per tutti, i due contendenti a litigare o quasi, mi deve dire quando ha fatto il biglietto?, altri passeggeri che sbuffano, che prendon parte alla contesa, che ne approfittano per lamentarsi del servizio, dell'aria condizionata troppo alta, del ritardo accumulato già prima di partire, di avellino, degli avellinesi, della politica e della religione, delle sinistre e di berlusconi, di questo pazzo mondo che va a rotoli mentre a noi basterebbe arrivare a roma, più o meno in orario. naturalmente tutto si sistema, tutti trovano posto, e finalmente si parte. tre ore di viaggio, a scanso di traffico o soste. tre ore da riempire. i più dormono, già a baiano. o almeno fingono, chiudono gli occhi, magari a sognare viaggi migliori. io non ci riesco. passo il tempo a guardar fuori (è essenziale che abbia il posto vicino al finestrino). scorre il panorama e m'aiuta a far scorrere pensieri, o almeno fingo. nel frattempo ho le cuffie e ascolto musica. quando non guardo fuori, fisso i capelli della tizia che mi è davanti, oppure il logo dell'air che, l'ho scoperto da poco, pensa te!, non è altro che la testa di un lupo, leggermente allungata, sulla falsa riga del logo dell'u.s. avellino, aspettate, forse lo trovo: ecco!quelli dell'air, furbi perché di avellino, hanno anche un motto che fa: "lasciate l'auto a casa. al resto ci pensiamo noi!". ma visto il traffico che c'è in città, si vede che non hanno convinto molti. il problema è che l'80% delle auto circola con un solo passeggero a bordo ed il restante 20% spreca benzina pur di non parcheggiare a pagamento (questione di principio). ma lasciamo morire la digressione. dicevo come far trascorrere il tempo sul pulman. certo ci sarebbe occasione per attaccar bottone colla vicina tanto carina. ma l'autobus non è come il treno: spazio troppo limitato e soprattutto, ho solo un vicino, sono dal lato finestrino, ricorda, e una volta che mi son giocato quello, non c'è niente da fare, debbo accontentarmi del panorama. oggi, per esempio, mi è capitato accanto il sosia di bill gates, dunque nulla da fare. in realtà, avrei voluto chiedergli se pure lui fosse a conoscenza di quella storia per cui ciascuno di noi ha sette sosia sparsi per il mondo, assolutamente identici, e scartato il buon bill, chi pensava potessero essere gli altri sei. ma poi ho desistito, congetturando sui miei sette. davanti c'era una coppia quarantenne: lui leggeva il corriere della sera, e fin qui nulla da eccepire. lei, invece, aveva in grembo una copia di


LA TORRE DI GUARDIA
annunciante il regno di geova


sulla copertina, una foto di una giovane donna nerovestita, inginocchiata ad una tomba, e l'inquietante interrogativo:


c'è rimedio alla morte?


è una delle cinque cose più spassose che mi sia capitato di vedere. ma non voglio fare ironia. non vorrei che poi protestassero davanti al mio bilocale e magari tentassero di dargli fuoco. voglio solo chiedere ai testimoni di geova di stare attenti quando attraversano la strada. ad avellino, rischio sempre di metterli sotto, perché escono come fulmini dal loro "luogo di preghiera", vestiti come dio comanda, rinfrancati dalla "parola", però dannatamente distratti, specialisti dell'attraversamento-per-vie-oblique-e-a-passo-lento. per il resto nulla da annotare, a parte i film messi su dall'autista di turno, che dire b-movies è poco: la filmografia completa dei vanzina (talvolta anche un assaggio di steno, il padre), per esempio. comunque, dopo mille peripezie, giungiamo a roma e ci disperdiamo. duecento e più irpini che appena messo piede a terra, cominciano a correre come pazzi, a tentar di sbiadire la propria "avellinesità", in una città che però è provincia cento volte, quanti sono i tipi di provinciali che accoglie, e per questo, in fondo, persino meno giustificabile. fra un paio di settimane, lo so, vorrò di nuovo tornare giù.

3.2.06

candida disco pax

ho fatto l'esame di seconda elementare nel 1989,
il socialismo era come l'universo: sul punto di implodere
la maestra ci diede un dettato già fatto
la pregai di cambiare che altrimenti,
beneficio o no, tutto sarebbe stato troppo facile,
ma la maestra non ebbe nulla da eccepire
e mi invitò a tacere.
ma abbiamo anche molti ricordi di quel piccolo mondo antico fogazzaro
i cartoni di tiger man
ciriaco de mita alla tv
le vittorie olimpiche di alberto tomba in nome della figa di turno
i prefabbricati al potere sotto casa
il catechista che votava PLI
gli amici del campetto passati dallo scippo allo stupro alla faccia del disagio giovanile
i fumetti di topolino, le cui storie puntualmente saltavo, perché topolino è un rompicoglioni
le decine e decine di referendum mentre i politici venivano bersagliati dalle monetine
elio e le storie tese a sanremo conciati da rockets
i take that
la prima sega
il vicino di casa, già matto del paese,che incendia l'appartamento con un solo mozzicone di sigaretta
gabriella sabatini
il "bellirrimo", qualcuno sa perché
l'acronimo sul diario del compagno di banco dopo i raid americani su baghdad diceva
Bisogna Uccidere Saddam Hussein
e poi la nostra comunissima toponomastica
via aldo moro
via conte camillo benso di cavour
viale italia
via cristoforo colombo
via francesco tedesco
via de concilii
piazza umberto I ad atripalda
e la grande banca, non più locale, con sede sulla collina dei liguorini
e infine il mio quartiere
dove il PCI era un po' sotto la media
e la DC abbondantemente sopra la media (nazionale)


insomma altro che robespierre!

31.1.06

meglio che peggio

a legger blog altrui, taluni eccelsi, talaltri avvilenti, riconosci, oltreché la gioia nascosta di poter sprecare tempo, la tua “medietà” a scapito della possibilità… di esser peggio!

28.1.06

mario barisano

nella tetra galleria di personaggi che popolano avellino&provincia, riluce, e senza ironia, un solo uomo, checché ne pensiate, il suo nome è mario barisano. vera e propria icona pop, guru mediatico, sciamano del tubo catodico, editore televisivo, direttore di telegiornale senza tessera, polemista intransigente, urlatore professionista, anarchico delle convenzioni, fustigatore di pubblici ufficiali, autentico spirito libero, dialettico dialettale, paladino dei più deboli, primo commentatore dell’u.s. avellino, mille&mille volte querelato, ignominiosamente censurato ed altro ancora, tanto da farne un personaggio da romanzo, un romanzo minimo, quanto avellino, si capisce.


la sua storia comincia, circa quarantacinque anni fa, fratello tra fratelli, alla ferrovia, ex periferia degradata&operaia della città. della sua biografia però, non sappiamo molto né interesserebbe, immaginiamo. mario barisano diventa tale, impone il suo nome, o quantomeno lo trasfigura in quel che è, nel momento in cui appare in tv.
e della tv capisce il trucco più subdolo. non è mai importante quello che dici ma come lo dici. ebbene mario barisano, nelle sue lunghe apparizioni televisive, non buca lo schermo, lo sfonda, letteralmente. aspetto dimesso, barba incolta, mai in giacca&cravatta, capelli, un tempo lunghissimi, ora, in ogni caso, arruffati, aria sofferente, inchioda l’obiettivo con sguardi rabbiosi, poi si perde in lunghe pause, in cui si distrae, in cui si gira di lato a chiacchierare con il cameraman, orlando?, riportandone i commenti in video, e soprattutto, urla, deborda, straripa, scantona, sragiona, colla carotide ingrossata, paonazzo, livido, sputtana a destra e a manca, mette all’indice i vizi della città-bene, moderno savonarola, in eloquio farcito di avverbi come certo&probabilmente, di proverbi gergali, vere chicche per i cultori del genere, di perifrasi lunghe, complicate, pure sgrammaticate, ma di una bellezza disarmante.
affibbia soprannomi a mezza città, taluni leggendari: “‘a jatta nera” (ad un giornalista sportivo che pare portasse sfiga alla squadra di basket), “il vescovo-rosso” (ad un dirigente locale degli odiati ds), ed il celeberrimo “pepp’apparatore” (ad un ex presidente dell’avellino calcio, noto per la sua diplomazia). afferma, senza falsa modestia, di essere l’unico giornalista libero della città, direttore nonché proprietario dell’unica televisione libera, orgogliosamente fuori dalle spartizioni politiche. striglia i giornalisti concorrenti, talora semplicemente irridendoli, talaltra deplorando il loro asservimento a questo o a quel partito. sa di esser voce scomoda e congettura oscure trame per la sua eliminazione fisica (ovvero mediatica). si auto-elogia ed auto-incensa. paragona la vicina cittadina di atripalda, in cui pure ha, o aveva, degli interessi commerciali, alla secondigliano di avellino, attaccando personalmente il sindaco, alcuni assessori, una consigliera, in arte nancy, ai limiti della diffamazione, e stupidamente, quest’ultimi se la prendono, querelandolo. come se la prende la questura, ripetutamente bersagliata per l’inefficienza dei suoi uffici, tanto che, a marzo dell’anno scorso, la procura della repubblica chiude prima tivvù (la sua tv non poteva essere che “prima”), pulpito di m.b., come misura precauzionale di inspiegabili procedimenti a carico del proprietario. ennesima riprova di come il potere tema il dissenso e adotti provvedimenti censori, a tutela di un pubblico che ritiene deficiente.
la città è sbigottita ma fino ad un certo punto, abituati ad abbassar la testa. dopo qualche settimana la televisione riapre, una quindicina di posti di lavoro in pericolo hanno la meglio. ma con un vuoto: mario barisano. senza le sue tirate chilometriche ci si sente smarriti, tra la bonarietà di un melillo, la cavillosità di un genzale, lo strusciare di un festa, direttori a metà, in una città da pensiero unico.
solo lo scorso trentun dicembre, nove mesi d’infamia, mario barisano si materializza nel tg di prima tivvù, per annunciare il ritorno, e precisare con la consueta boria, che il duemilacinque è stato, per lui, non per la sua tv, nonostante tutto, un anno fantastico. ha già in mente un programma, in cui finalmente, i suoi nemici potranno riconoscere la “vera cattiveria di mario barisano”, oramai costretto anch’egli, per via della persecuzione subita, a parlare in terza persona.
l’appuntamento con il direttore va in onda il venerdì sera, alle dieci e trenta. la sigla: l’illuminante, je so’ pazzo di pino daniele, contrappunto ironico alla mediocrità degli avversari. ma, e spiace dirlo, è un barisano ferito, che stenta ad ingranare la marcia, insolitamente prudente, tiene a precisare che la trasmissione non è registrata negli studi di prima tivvù, e che avrebbe preferito la presenza di un avvocato, ringrazia gli attestati di solidarietà della sua gente, tratta senza pungere dell’IRM (un incendio ad un capannone di rifiuti tossici, passato per mini disastro ecologico), del PUC (il piano urbanistico della città di avellino su cui ci si scanna amabilmente da settimane) ed infine promette, per la prossima puntata, di ritornare su atripalda, vero e proprio cavallo di battaglia del nostro.
e, nel vederlo tanto tranquillo, rimpiangiamo i tempi che furono, in cui l’affondo finale, in un crescendo impetuoso si chiudeva con il saluto finale di Barisano, che si strappava il microfono da dosso e si alzava di scatto, ancora in video, ancora livido per la contesa del giorno.
ai suoi detrattori diciamo: cosa aggiunge e cosa toglie, la maschera di barisano a questa città, cavriago all’incontrario, dove la dc, variamente declinata, prende il 74%? dove il dibattito politico è talmente inconsistente, tema unico: elefanti&clientele contro tutti?
non difendo quel che dice mario barisano, ma difendo il fatto che lo possa dire (abusata, questa); in tv funzionano i personaggi, il resto è sottofondo. la censura offende la dignità dei telespettatori, prima di tutto, instillando il dubbio che essi siano indifesi nei confronti dell’imbonitore di turno. non è così. il pubblico sa distinguere il grano dal loglio, le bufale dalla verità e spesso preferisce guardare chi spara enormità con fantasia, piuttosto chi predica verità ritrite con pose da intellettuale d’accatto.
insomma, lasciateci mario barisano, autentica voce libera (e immaginifica) in una provincia troppo spesso con la schiena piegata!

25.1.06

profili penali del market abuse

mi chiedo da un pezzo se chi apre la pagina del proprio blog più volte al giorno, giusto per il gusto del counter, sia punibile per aggiotaggio

24.1.06

in coscienza

quante ore offro al dissenso da me stesso, solitario, senza riscatto, ad aspettare chissà cosa, una illuminazione?, da chissà dove, una finestra? con i dubbi che s'affastellano ai bordi della scrivania. scrivere per schiodarmi. poi agire sullo slancio. tipo rivitalizzare rapporti anchilosati da infiniti silenzi. o ammiccamenti. luridi compromessi con il nulla che mi fa da angelo custode. sarà vero? in effetti sarebbe più facile trovare ragioni se fossi dannato, o uno di quei personaggi lì, se tutt'intorno miseria&disperazione o fantasmi. in realtà, tutto sommato, la vita fila liscio e bene si sta, pure in questa città. dormire, ultimamente, è la cosa che mi riesce meglio. il titolo del blog c'azzecca ancora. ammiro gli insonni. dimostrano di saper resistere all'assopimento della coscienza. che poi a me, in coscienza, escon fuori post così...

23.1.06

zona a traffico limitato

i miei pensieri corrono veloci:
dal nulla un frastuono
e già un puntino all'orizzonte.
così realizzo che nella mia testa
non c'è traffico
né, evidentemente,
un belvedere per sostare.
insonorizzarla?

22.1.06

dio, statistica, verità e risposte

ma che dire? che dire quando uno è lo sfortunato depositario della sacrosanta verità? l'uomo si nutre di risposte! e legendre è un uomo. giovani delle generazioni future, ascoltatemi! non sappiate niente, ma abbiate una risposta a tutto. dio è nato da questa preferenza! dio e la statistica! dio e la statistica sono risposte che godono di ottima salute.

da Il signor Malaussène, Daniel Pennac

19.1.06

pasticciato zibaldone

Questione di catene:


il buon allerta m'ha invitato a partecipare ad un giochino, ma questo giorni fa, ed io praticamente ignoravo, fino a quando per un technocrati-rimando, me ne sono accorto. ora io non avrei voluto raccogliere il guanto, ché non ho fregole da blogstar, voglio ribadirlo, però poi effettivamente mi son messo ad elencare e dunque tanto vale... magari poi non invito nessuno, così mi metto in pari colla coscienza!


il regolamento é: scrivi cinque strane tue abitudini (diciamo manie, diciamo che m'autogestisco!) e postale assieme al regolamento; invita altri cinque a fare lo stesso e linkali (come detto, questa regola è abolita).


1) fissare la radiosveglia e cercare di resister ad occhi spalancati, fino allo scoccare del nuovo minuto, potrebbero essere sessanta secondi d'inferno od uno soltanto, non calare la palpebra, dio come brucia l'occhio...


2) accendere il videocitofono che dà sulla strada, nemmeno tanto trafficata, e contare le auto che passano: ora le auto che salgono su, portan bene; le auto che scendono giù, portan sfiga. si badi bene, il videocitofono resta acceso un minutino. una volta persi diciotto a zero. tutti scendevano. l'auto di testa era un carro funebre. p.s. gli scooter non si contano!


3) nelle strade deserte, e preferibilmente non tortuose né scoscese, camminare ad occhi chiusi, però a passi regolari, record imbattuto, venticinque secondi, poi mi tremano le gambe e ritorno alla luce!


4) fissare la sommità di una collina alberata, non eccessivamente distante, e provare a distinguere l'impercettibile movimento, al vento, è chiaro, delle fronde dell'albero più alto, che poi è una questione di colori, fa molto impressionista oltreché impressione!


5) la mia preferita: fischiettare di rimando il motivo che sento fischiettare quando vago tra la gente, ma il fatto è che in giro non c'è più quella leggerezza per fischiettare, che mondo infame, e dunque, debbo accontentarmi di rispondere ai fischi, mi si creda, non è la stessa cosa, sa fischiare pure un motore!


Questione di link:


oh Lidia, pure il vocativo, sia chiaro, non ti ho linkata, perché mi hai linkato, è che è venuta meno sury, il suo blog s'è perso nel vuoto, e per quanto detto non molto tempo fa, mi tocca prender misure, eppoi nemmeno gupigupi leggo più, dunque linko pure pulsatilla, niente male, ed il gioco sembra fatto, ma non è così, perché sostituisco pure chinaski77, troppa grazia, con elfluxusvomitato, insomma non puoi non esser d'accordo con me quando dico che se fosse stato solo un misero scambio di link, non avrei alzato tutto 'sto polverone... mi credi? ;P


Questione di template:


avrei desiderio di cambiare il template. più e più volte lo disegno preciso in testa. immagino uno sfondo di mattoni, che non son rossi ma arancioni, e poi macchie di vernice bianca su cui scrivere dei post in nero. semplice, no? chi può aiutarmi?

18.1.06

sala d'attesa

sala d’attesa inattesa, aria sospesa, noia rappresa, tv arancione spento, medico coi baffi, medico cogli occhiali, medico che indica il paziente e se lo porta via; segretaria che mi riconosce senza che la conosca o forse sì, mezza parente di quella lì; citofono che trilla, io che mi alzo e vado ad aprire la porta: perché mi sono seduto proprio vicino alla porta? che stupido che sono stato! costretto a sibilare buonasera a chiunque entri, a meno che il nuovo arrivato esordisca senza saluto, cafone afono, allora niente, che regola gretta. due cinquantenni parecchio cigolanti, la figlia ventenne di uno di questi, bionda, carina, intenta a tormentare il telefonino, messaggio che arriva, sono dal medico, ho il mal di gola, colpo di tosse, ci vediamo più tardi. un anziano che assomiglia a leone, l’ex presidente della repubblica, magari ai più sfugge, ma se devo associarlo a qualcuno, sì, mi ricorda proprio leone, foto in bianco e nero sul libro di storia, terzo anno del liceo, non si arrivava mai al dopoguerra, sai i programmi sono lunghi, i programmi van riformati, però oziosamente si sfogliava il libro, durante le interrogazioni, durante le autogestioni, e la faccia di leone ti capitava d’incontrarla.


e poi un paio di signore parecchio informate sulle ultime vicende della cittadina, nemmeno pettegole, solo a conoscenza di fatti che hanno scosso la comunità, era parente colla cugina di quello del bar, a via roma, la velocità, è peccato, è destino, che vuo’ fa’, sospiro cinematografico e via a non pensarci più, è questione di ore e sarà già tempo di aggiornare il repertorio. viavai dalla segretaria, il certificato medico è pronto?, poi scorrono fuori, alcuni li riconosci, anni&anni di non vedersi, invecchiato l’uno, invecchiata l’altra, tu irriconoscibile, resti seduto, immobile a ricomporre alberi genealogici oramai smarriti, un tempo prossimi, chissà cosa fara?, chella là, chella là… sbadigli, gare a fissare oggetti inanimati, batto la bionda che presa dallo sconforto, distoglie lo sguardo. ancora conversazioni tipo: ticket, ministero della sanità, colesterolo, condimenti acqua&sale, diabete, quello che mangiavo una volta non lo mangio più, sono ingrassato di ottanta chili e non me ne sono nemmeno accorto, io sì, risponde l’altra. sfoglio chi&oggi, ferilli&hunziker in quantità, divorziata da questo, esco con quello. leggo solo i titoloni e con rammarico noto di non riconoscere alcune facce, alcuni cognomi. si vede che il gossip mi sfugge. come le ore. i pazienti che mano mano entrano. le luci s'abbassano. sono rimasto solo. l’ultimo paziente esce. è il mio turno. respiro. entro. la porta si chiude. malato sì, ma fino a che punto?

14.1.06

riprendere fiato

era un blog in incognito, privato, personale, singolare, anomalo, senza volto, enne enne, ignorante, inesperto, impreparato, ignaro, coperto, secretato, autoreferenziale, surreale, sincopato, singhiozzante, essenziale, scostante, disomogeneo, distante, distonico, velleitario, minimo, sarcastico, acre, terapeutico, urticante, sterile, scarno, scarso, pudico, stupido, stupito, indecifrabile, misterioso, involuto, volubile, ironico, canzonatorio, autoironico, motteggiante, moraleggiante, libero, liberato, svincolato, emancipato, speranzoso, illuso, fiducioso, fuori, extra, tedioso, ingovernabile, lento, fiacco, indolente, pigro, svogliato, poltrone, sfaticato, accidioso, sbadigliante, modesto, molesto, imprevedibile, imprevisto, incoerente, sconclusionato, illogico, assurdo, contraddittorio, destabilizzante… ora, per un po’, dormiente!
p.s. intanto, ho cambiato il sottotitolo.

12.1.06

Sig. .......ONI

cogitabondo battevo le strade polverose della metropolicapitalediprovincia quando mi giunge alle orecchie una voce metallica, megafonante, familiare, dal pesante accento della bassa irpinia... "cittadini&cittadine, questa sera, in piazza umberto I, apertura della campagna elettorale di forza italia, interverrà l'onorevole presidente Sig. ......ONI, e sgomento ho realizzato, siamo in campagna elettorale. cazzo, mi è sfuggito il nome. che poi è sulla punta della lingua, per carità, lo si evoca un po' tutti, più volte al giorno, da almeno dodici anni... il sig.diecitelevisioni, no, il sig.hosempretutteleragioni... il sig. george,vladimir&tonysonomieiamiconi... il sig.iprocessicadonoinprescrizione... il sig.deiministridimessisiprendolefunzioni... il sig.riescoaguadagnarcidatuttelesituazioni... il sig.tuttoquellochenonhofattoècolpadeigovernidelleprecedentilegislazioni... il sig. conflittoni... il sig.possiedo,tral'altro,lasquadradicalciocontrocuiilliverpoolhavintolacoppadeicampioni... il sig.quandopassopersofiafacciodelleepurazioni... il sig.neapprofittodeicondoni... il sig. dellegrandiillusioni... il sig. rovinareputazioni... il sig.acceleroeconomicherecessioni... il sig.ringraziocraxiperlegentiliconcessioni... il sig. diapicellascrivoecantolecanzoni... il sig.ilcomunismo, l'antidemocraticità,lemenzognedelleopposizioni... il sig.traragazzidisalòepartigianinonfacciodistinzioni... il sig.incinqueannidigovernohorottoicoglioni... aiutatemi, cristo!

9.1.06

voglia di cominciare

undici incipit... ché voglia di scrivere non ce n'è!


una doccia per la catarsi o calvin klein invece di lavarsi? uno sguardo allo specchio, che occhi pesti, meglio che non resti. capirò la mia faccia prima che sia l'ultima ora, promesso!, a partire da adesso.


succhi gastrici, a mezzogiorno, mi scuotono dall'intontimento. se lavorassi come il mio apparato digerente sarei già dirigente. mi ripeto, non ho fame, non ho fame, non ho fame, perché è una fatica farsi da mangiare, e me ne convinco, ché la fame passa, ma appena ci penso, sono bell'e distratto. ne approfitto per uno spuntino. pantagruelico.


studio per tedio. mi sveglia una radio. (per finire prima possibile). (resisto a letto più tempo possibile).


la spinta immobilizzante mi prende e mi sospende. in eterno a metà, proprio non mi va. ci vuole un decisionismo sordo alle resistenze delle opposizioni interne. pure se tra usuraio e spazzino, occorre decidersi...


quando non si muove una foglia la paura m'attanaglia, allora intono canzoni antiche, per lo più inventate e la mia voce mi rassicura così che possa continuare senza esitare.


certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei, certe notti la macchina è ferma e quando t'appisoli lo decidi tu...


da quando ho l'Ipod, mi sento un ggggiovane più dentro alle cose dei gggiovani che ci stanno dentro. avevo smesso di downloadare (downloadavano gli altri), dopo la parentesi napster/audiogalaxy, nel 2002, reato prescritto?, dovrò ricominciare perché corro il rischio di restar fuori dai ggiovani che ci stanno dentro... sono giovane?



quello che mi rimane. il nocelleto in secca, la magnolia luccicante, il camino in fiamme, un padre in affanno, un paese in panne, un'amica di ritorno, una madre in bende, il sole tramontante, mio fratello in trance, la cagna mugulante, io in gioco, io che gioco... quello che mi rimane


sono molto peggio di quello che sembra e molto meglio di quello che credo. anche se dovrei dire il contrario. o forse dipende dai giorni.


chi ben comincia è a metà dell'opera... infinita!


svogliatezza incorporata che tutt'intorno nullafacenza. non è questione di intellighenzia, di climi o di quattrini. solo disabituati a sgobbare e ad avere intuzioni più o meno felici da poter mangiare quantomeno panini.

5.1.06

deliri da blogstar che non sono perché...

... mai un commentatoreanonimo che m'insulti... prego!

3.1.06

post incidente

coscienza laica non adduce giustificazioni se non gira, se non va. non impreca né implora. non questua né taccheggia. magari traccheggia. e dunque responsabile fino in fondo pure del fango tutt’intorno. perché meglio accollarsi tutti i mali dell’umanità che accollare tutti i mali su di una sola persona… poi chiamalo se vuoi, sistema.

2.1.06

c'è solo la strada

[parlato] maria, ti amo.
maria, ho bisogno di te. poi la stringo e la bacio, infagottato d'amore e di vestiti. e anche lei si muove, felice della sua apparenza e del nostro amore. e la cosa continua bellissima per giorni e giorni. una nave, con una rotta precisa che ci porta dritti verso una casa, una casa con noi due soli. una gran tenerezza e una porta che si chiude.


nelle case non c'è niente di buono
appena una porta si chiude dietro a un uomo
succede qualcosa di strano,
non c'è niente da fare
è fatale, quell'uomo comincia ad ammuffire.
basta una chiave che chiuda la porta d'ingresso
che non sei già più come prima
e ti senti depresso.
la chiave tremenda, appena si gira la chiave
siamo dentro a una stanza:
si mangia, si dorme, si beve.


ne ho conosciute tante di famiglie, la famiglia è più economica e protegge di più. ci si organizza bene, una minestra per tutti, tranquillanti, aspirine per tutti, gli assorbenti, il cotone, i confetti falqui. soltanto quattrocento lire per purgare tutta la famiglia. un affare. si caga, in famiglia. si caga bene, lo si fa tutti insieme.


nelle case non c'è niente di buono
appena una porta si chiude dietro a un uomo
quell'uomo è pesante e passa di moda sul posto
incomincia a marcire, a puzzare molto presto.
nelle case non c'è niente di buono
c'è tutto che puzza di chiuso e di cesso:
si fa il bagno, ci si lava i denti
ma puzziamo lo stesso.
amore ti lascio, ti lascio.


c'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.


c'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti.


[parlato] laura, ti amo.
laura, ho bisogno di te.
con te io ritrovo la strada, le piazze, i giovani, gli studenti. li avevo lasciati qualche anno fa con la cravatta. sono molto cambiati, sono molto più belli. le idee, sì, le idee sono cambiate, e i loro discorsi e il modo di vestire. gli esseri meno. gli esseri non sono molto cambiati. vanno ancora nelle aule di scuola a brucare un po' di medicina, fettine di chimica, pezzetti di urbanistica con inserti di ecologia, a ore pressappoco regolari. ed esiste ancora il bar, tra un intervallo e l'altro. e poi l'amore, per fabbricarsi una felicità. come noi ora. una coppia, e ancora tante coppie. unica diversità, un viaggio in india su una due cavalli. due, come noi.


e poi ancora una porta, ancora una casa
ma siamo convinti che sia un'altra cosa
perché abbiamo esperienze diverse
non può finir male
perché abbiamo una chiave moderna
abbiamo una Yale
perché è tutto un rapporto diverso
che è molto più avanti
ma c'è sempre una casa,
con altre aspirine e calmanti
e di nuovo mi trovo a marcire
in un'altra famiglia, la nostra, la mia
abbracciarla guardando la porta
e la mia poesia.
amore, ti lascio, vado via.


c'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe.


[parlato] lidia, ti amo.
lidia, ho bisogno di te...
ma, per favore, in un hotel meublé.


perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.
c'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza


c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
perché il giudizio universale
non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe....


perché il giudizio universale
non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta, dal dolore, dalle bombe.


Gaber - Luporini

1.1.06

non commentabile

inizia un nuovo, scoppiettante, anno
(ma pure) un mese sfidante
una settimana importante
un giorno sbadigliante
un’ora tutta nuova
un minuto irrepetibile
un istante, ecco, un istante che se ne va
(quindi cosa cazzo festeggiamo? che sia sempre festa!)


l’impellenza di scrivere. buttar giù parole che frullano e infastidiscono, sai il rumore del frullatore... mentre tutto intorno piove&vento. e aggrapparsi a quello che non c’è. duemilasei. i numeri sono importanti. le lancette non smettono di scorrere e io odio il ticchettio. però volentieri ci facciamo trascinare. verso nuovi panorami. nuove idee. speranze di ogni uomo cuore-munito. mica è difficile scorgerne di senza. mai come nell’anno che è andato, c’è stato un turnover così vasto di conoscenze. chi è andato via, chi è venuto, chi ha solo fatto capolino (sull’uscio di casa), non c’ha capito granché e se l’è data a gambe. detesto una certa immagine che ho di me. su quella che hanno gli altri, non saprei dire. forse sta tutta qui l’incapacità, non dico di voltare pagina, ma di stare fermo, il tempo giusto, su di una, una soltanto.

28.12.05

rumore bianco

stamattina pensiero morte mi ha prima lambito poi atterrito irretito umore nero (o bianco) è sgorgato a fiotti dalla testa forata sfiorita sfinita di lutti e funerali prove generali che qui intorno non è morto mai nessuno e a meno che muoia prima io moriranno prima loro

25.12.05

natale con i miei: come dare alle fiamme presepi

a tavola con mezzi sconosciuti che mi squadrano di sottecchi. mi tocco il naso e le orecchie. taglio l’imbarazzo a fette. verso il vino e per un impercettibile tremolio della mano, che mi porto dietro fin da piccolo, tre gocce cascano sulla tovaglia, rosse, belle grosse. nessuno lo fa notare. ma continuano a guardarmi di sottecchi. ‘fanculo ai vecchi.

e domande strariciclate. roma? È ancora lì! da quanto sei tornato? da qualche giorno! quando partirai? fra qualche giorno! ti manca molto (per finire l'università, non roma)? un po’! londra o marte, la prossima tappa? me ne esco, con un ipocrita, sì, oggi l’italia non è che offra molte prospettive. ma intanto firmerei subito per un lavoraccio sicuro e sottopagato (da impiegato, magari di concetto) al comune di roccabascerana. ambizione vade retro!

finalmente mi scrollo di dosso parentela varia ed esco. respiro. uno sbuffo di vapore. due. tre. silenzio insolito. noto, allora, con piacere che quest’anno non facciamo invidia a baghdad. fino a quando un cecchino, appostato chissà dove, lancia un paio di cipolle a qualche metro da me, boati, sbando e mi vien voglia di rispondergli con un colpo di kalashnikov dritto in fronte. perché non sono violento. è autodifesa.

in mezzo ai ggiovani. auguri a destra e a manca. gente a cui non ho dedicato un minuto nei tre anni che ci precedono. sorriso a metà e smack schioccante.

X: sei ad ingegneria?
io, consapevole: no, fabio!
X, risentito: guarda che mi chiamo claudio
io: cazzo, devo scappare. scusa mario!


ad alcuni offro solo il profilo. nell’imbarazzo del primo passo, siamoancoraamicioppureno?, perdo forse l’ultima occasione per chiarirci le idee. e vanno via. senza i miei auguri. cazzo! più in là, la sede provinciale della banca d’Italia ha una finestra illuminata alle tre di notte. e la cosa mi inquieta. tanto.

e una sequela di sms dalle persone più disparate. con le formule d’auguri più disperate. mi limito a rispondere con una stringatezza d’altri tempi, persino uno scarnificato, “auguri!”. che la pace sia con te. pure se scanso messe&sacramenti, processioni&bambinelli, oramai ridotto a laico laido.

tanto che, più empio non ce n'è, un mini-presepio, male poggiato sulla mensola del caminetto della nonna, rovina a terra e si frantuma in mille pezzi. prima bruciamo la capanna di legno. poi con l’indice ed il medio mi diverto ad imitare maradona con la testa della madonna. fino a scaraventarla nella brace più ardente. solo il bambinello, ancora intero, è messo in salvo. abbiamo l’approvazione della devota di famiglia. confidiamo ancora nel paradiso.

p.s. nulla sui regali e su babbo natale, sarebbe troppo. mentre sgomento m’accorgo che natale non è finito. dunque auguri!

24.12.05

alla larga dal letargo

"mi metterei a dormire!" sopire l'ansia. e morirne. giustizia inadeepsleep e scorie familiare e ristrettezze mentali. non c'è tempo per reagire se il torpore mette sotto scacco pure il dolore. rianimo vitalità sonnacchiosa e mi scelgo prima che mi scelgano. per riallineare gli obiettivi del sogno con quelli del giorno. (meglio ribadirlo!)

22.12.05

freddo si dissolverà

19.12.05

lazzarone

ero morto. caduto come un sacco, mezzo svenuto, vista annebbiata, testa che girava, fischi alle orecchie, freddo dappertutto, sudore alla fronte, sbiancato, mi dicono. e nemmeno il tempo per scorrere tutta la vita davanti agli occhi, altroché. poi mi hanno steso sul letto. acqua e zucchero, mi dicono. tenevo gli occhi sbarrati per paura di chiuderli. e un valzer di ipotesi. devo rifare le analisi del sangue. le ultime mi davano un ematocrito al 53%, peggio del pantani di madonna di campiglio. eccesso di globuli rossi. comunque niente di grave. sì, ero morto. ma roba di cinque minuti!

18.12.05

passate letture riaffiorano

L'uomo non vive soltanto la sua vita personale come individuo, ma - cosciente o incosciente - anche quella della sua epoca e dei suoi contemporanei, e qualora dovesse considerare dati in modo assoluto e ovvio i fondamenti generali e obiettivi della sua esistenza ed essere altrettanto lontano dall'idea di volerli criticare quanto lo era in realtà il buon Castorp, è pur sempre possibile che egli senta vagamente compromesso dai loro difetti il proprio benessere morale. Il singolo può avere di mira parecchi fini, mete, speranze, previsioni, donde attinge l'impulso ad elevate fatiche e attività; se il suo ambiente impersonale, se l'epoca stessa, nonostante l'operosità interiore, è in fondo priva di speranze e prospettive, se furtivamente gli si rivela disperata, vana, disorientata e al quesito formulato, coscientemente o no, ma pur sempre formulato, di un ultimo significato, ultrapersonale, assoluto, di ogni fatica e attività, oppone un vacuo silenzio, ecco che proprio nel caso di uomini dabbene sarà quasi inevitabile un'azione paralizzante di questo stato di cose, la quale, passando attraverso il senso morale psichico, finisce con l'estendersi addirittura alla parte fisica e organica dell'individuo. Per aver voglia di svolgere un'attività notevole che sorpassi la misura di ciò che è soltanto imposto, senza che l'epoca sappia dare una risposta sufficiente alla domanda "a quale fine?", occorre o una solitudine e intimità morale che si trova di rado ed è di natura eroica o una ben robusta vitalità. Né questo né quello era il caso di Castorp, sicché si dovrà pur dire che era mediocre, sia pure in un senso molto onorevole.

Thomas Mann, La Montagna Incantata

ultimamente assomiglio di più a me stesso

faccio tanti di quelli errori che all'esame di coscienza, spesso, preferisco stare zitto!

16.12.05

notizie false...con attenuanti

fazio mi è simpatico. perché ha dodici figlie di nome maria. perché ha occhiali giganti da saldatore. perché quando parla non si capisce. perché è cattolico come nemmeno oltre tevere. perché quel palazzone a via nazionale è triste e lui deve lavorarci. perché credeva di giocare a risiko, ma con regole tutte sue ed è stato scoperto. perché magari aspirava ad entrare in politica, tanto ci entrano tutti prima o poi e l’hanno bloccato. perché è amico di politici di secondo livello e di banchieri di bassa levatura. perché va a francoforte e gli altri banchieri centrali lo trattano male. perché tremonti lo tratta male. perché deve andarsene da un pezzo e non se ne va. perché, in fondo, quando tutto è contro un personaggio, sono mosso a pietà. perché sono sicuro che in quella fatidica mezzanotte, mentre dava in anticipo buone nuove all’amico lodigiano, non s'aspettava certo come ringraziamento un bacio in fronte e seppure non visto, si fece rosso rosso...senza nulla da dire!

14.12.05

quelli che...ripubblicano

Quelli che scrivono sui blog perché hanno i figli da mantenere oh yes!
Quelli che di mestiere selezionano i blogger con l’età dei figli oh yes !
Quelli che poi pubblicano i blog oh yes!
Quelli che quando c’è la salute c’è tutto oh yes!
Quelli che perdono la salute e ritrovano la fede oh yes!
Quelli che vanno a messa solo a Natale e pregano in playback oh yes!
Quelli che ai funerali sanno quando è il momento giusto per le condoglianze oh yes!
Quelli che al momento giusto ti farò vedere oh yes!
Quelli che quando mi incazzo oh yes!
Quelli che al giorno d’oggi, nella situazione attuale, alla luce di oh yes!
Quelli che non spengono la luce quando escono di casa per paura dei ladri oh yes!
Quelli che mille lire un euro oh yes!
Quelli che l’inflazione è colpa delle massaie oh yes!
Quelli che prima al supermarket ora al discount oh yes!
Quelli che nelle grandi città tutto costa di più oh yes!
Quelli che nelle piccole città non c’è nulla da fare oh yes!
Quelli che nelle città medie non sentono l’importanza del contendere oh yes! oh yes!
Quelli che il lavoro al sud non si trova oh yes!
Quelli che si rifiutano di emigrare perché questa è la mia terra oh yes!
Quelli che al sud si licenziano oh yes! Oh yes!
Quelli che è tutta colpa della mafia oh yes!
Quelli che la mafia forse esiste ma la Sicilia è bella oh yes!
Quelli che la mafia non ci risulta oh yes! oh yes!
Quelli che non leggono libri per paura di diventare ciechi oh yes!
Quelli che non leggono i libri ma poi li recensiscono oh yes!
Quelli che leggono in metropolitana oh yes! oh yes!
Quelli che la metro è affollata oh yes!
Quelli che i bus sono affollati oh yes!
Quelli che il traffico è aumentato oh yes!
Quelli che poi camminano a piedi oh yes! oh yes! oh yes!
Quelli che non seguono la politica oh yes!
Quelli che la politica non li segue oh yes!
Quelli che votano scheda bianca per non sporcare oh yes!
Quelli che votano a destra per paura degli islamici oh yes!
Quelli che votano a destra perché Berlusconi sparla bene oh yes!
Quelli che votano a destra perché Fini a differenza di Berlusconi è un politico oh yes!
Quelli che vomitano oh yes!
Quelli che i politici sono tutti uguali oh yes!
Quelli che ai comizi sono i primi a far partire l’applauso oh yes!
Quelli che la sinistra non ha un leader oh yes!
Quelli che organizzano la marcia per la guerra oh yes!
Quelli che berlusconi vende fumo oh yes!
Quelli che fumano quando berlusconi vende oh yes!
Quelli che berlusconi lo sopportano loro malgrado, da vicepremier* oh yes!
Quelli che le toghe rosse per via della boccassini oh yes!
Quelli che i magistrati sono psicologicamente deviati oh yes!
Quelli che riformano la giustizia per raddrizzare (psicologicamente) i magistrati oh yes!
Quelli che buttiglione è un filosofo oh yes!
Quelli che sono onesti fino ad un certo punto oh yes!
Quelli che mi raccomando oh yes!
Quelli che gira voce che oh yes!
Quelli che non ci volevo credere neanche io oh yes!
Quelli che tengono alla tv oh yes!
Quelli che tengono al Milan oh yes!
Quelli che non tengono il vino oh yes!
Quelli che detengono il potere solo nel salotto tv guardando il Milan oh yes!
Quelli che mia moglie non è mai in casa oh yes!
Quelli che mio marito non vuole uscire mai di casa oh yes!
Quelli che poi litigano sull’uscio di casa oh yes!
Quelli che hanno tre cellulari, tre schede telefoniche e tre amici oh yes,
Quelli che temono il cellulare perché hanno qualcosa da nascondere oh yes
Quelli che l’auto è il mio unico lusso oh yes!
Quelli che l’auto non l’uso più oh yes!
Quelli che non hanno mai avuto un incidente mortale oh yes!
Quelli che la morte l’hanno vista con gli occhi oh yes!
Quelli che con una dormita passa tutto anche il cancro oh yes!
Quelli che ma te l'ho raccontato di quando oh yes!
Quelli che ma non ci vediamo mai oh yes!
Quelli che magari stesse con me quella oh yes!
Quelli che tipo…tipo…tipo…oh yes!
Quelli che non si divertono mai neanche quando ridono oh yes!
Quelli che al cinema sbuffano continuamente oh yes!
Quelli che al cinema commentano il film col megafono oh yes!
Quelli che dopo il cinema criticano il film pari pari al quotidiano del giorno prima oh yes!
Quelli che non vogliono terminare il liceo perché è il periodo più bello oh yes!
Quelli che non vogliono terminare l’università perché è il periodo più bello oh yes!
Quelli che non vogliono compiere 30 anni perché capiscono che sta per terminare il periodo più bello oh yes!
Quelli che non badano più all’estetica oh yes!
Quelli che quando perde l’Inter ed il Milan dicono che in fondo era una partita di calcio poi tornano a casa e picchiano i figli o yes!
Quelli che non c’erano oh yes!
Quelli che non ci risultano oh yes!
Quelli che non esultano oh yes!…
Quelli lì…

*il post è del 17 dicembre 2004. Ci si riferiva alla posizione di Follini.

12.12.05

quello che non ho capito in un anno di blog

perché, solo dopo un mese dalla scoperta della blogosfera, ho aperto inadeepsleeep, non sapendo niente di niente. non avrei potuto restare lettore silente?...

cosa sono i feed, gli rss e compagnia bella. che poi un’idea ce l’ho pure ma proprio non mi va di approfondire. sai quando l’ignoranza alligna…

come personalizzare il template, non riempiendolo di bannerini del cazzo, semplimente, ora che è natale, come cambiare lo sfondo blu con il rosso...

perché ho scritto almeno metà dei miei post… e se un giorno verranno riscoperti dalla critica come le commedie sexy della fenech...

a cosa servono gli archivi…

visto che ho riempito il blog di giochi di parole mal riusciti, di farneticazioni bell’e buone, una spruzzata di politica, pochissima musica&letteratura e niente sesso, in quale categoria è inseribile il blog, per forza in altro&varie…

perché lo shinystat provoca dipendenza…

perché, prima che inserissi lo shinystat, erano passati di qui solo sventurati utenti di blogger.com da nonsodovequalepaese, cliccando sulla finestra ultimi post pubblicati e quante frazioni di secondo hanno impiegato per chiudere la pagina…

se è meglio blogger.com o splinder…

perché, talvolta, un/a blogger, di un certo seguito, pubblica un finto post d’addio, riceve una vagonata di commenti imploranti il ritorno, che poi effettivamente viene tra le lacrime di giubilo dei lettori affezionati. Insomma non è mariomeroleggiante tutto questo?

che tipi di incontri, apparizioni, epifanie si possono avere ai blograduni…

se mai, un giorno, ad avellino&provincia si organizzerà un blograduno a cui io potrò mancare, qualora invitato, per un improvviso contrattempo…

perché, generalmente, le blogstar sono trentenni di milano…

perché c’è chi posta rigorosamente da lunedì a venerdì, ad orario fisso, insomma perché esistono blogger con il cartellino…

perché sono tanto poche le donne che mi leggono. forse che devo inserire una foto promozionale?

o fare una campagna di commenti acquisti in tutti quei siti, tardo adolescenziali, in cui scrivono, sOnO mOLto CArinA e amo la MuSiKa….

se, una volta entrato tra i primi mille di blogitalia e i primi trecentomila di technorati, devo considerare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto e di conseguenza licenziare maynardo e passare a milton…

una volta per tutte, dove rispondere ad un commento, sul proprio o sull’altrui blog…

se, quando e soprattutto a chi, tra quelli che mi sono accanto, dire dell’esistenza di inadeepsleep...

se la small verdina va bene come formato (lo chiedo in particolare a sury e abgely): non vorrei accecarvi…

se vale la pena continuare…

10.12.05

( )

quanto tempo e ancora ci rimane per aggiustare le cose che scricchiolano e disturbano la testa più che il movimento? così tanto da meravigliarsene e poi meravigliarsi della propria medietà. né genio né tonto, se la butti sull’intelligenza. né vincitore né sconfitto, almeno per adesso. conservatore quasi in tutto, tranne in politica. a sorprendersi della libertà che abbiamo e di cui spesso non sappiamo che farcene. oppure saperne così tanto sul da farsi, che questo diventa, per contrappasso, la nostra prima schiavitù. e dunque uomo medio costretto a mediare. forse c’è che non sono bravo a speculare. perché altrimenti sarei stato altrove. forse

8.12.05

sbornia

lacrimo per il conato soltanto. non per i sorrisi che non ti ho regalato. sarebbe paradossale. mi manca l’idea che ho di te e allora ne approfitto per far niente. in giorni sospesi come luci di natale spente. donne che fuggono. amici che impazziscono. ore che implodono. io che mi ritrovo solo per perdermi più velocemente. e parole che vengono senza raccapezzarcisi. nemmeno queste...

6.12.05

revisionismo storico

non fare di tutta l'erba un soviet!

4.12.05

l'Alpe d'Huez

mi fa male la coscia destra. come uno strappo. ma non accenno ad uno sforzo fisico da almeno un paio di settimane. come è possibile? acciacchi dell’età. ventiduenne già prossimo al ritiro. ora che avrei dovuto passare al professionismo. io che sognavo di diventare un passista scalatore. certo, i primi anni da gregario non li avrei evitati. però mi sarei fatto vedere in qualche corsa minore. le prime fughe. dei piazzamenti. qualche vittoria, alla settimana Coppi&Bartali, magari. la partecipazione al giro, per farmi le ossa. raggiungere Milano e trovarla splendida. seppure da novantaseiesimo in classifica generale. le classiche. alla sanremo avrei attaccato sul poggio; alle fiandre, sul muro del grammont; a san sebastian sull’alto de jaizkibel. a ventisette/ventoanni avrei curato la classifica generale per l’ultima squadra italiana del pro-tour, alla corsa delle corse. e lì, la grande occasione. sull’alpe d’huez. a metà corsa, resto attardato per una foratura. con l’aiuto di tre compagni, e grazie alla scia delle ammiraglie, riprendo il gruppo proprio all’imbocco della salita, a le bourg d’oisans. i primi due chilometri sono micidiali. subito al 10%. risalgo in gruppo e tengo la ruota di chi ha la ruota della maglia gialla. il gruppo è scremato dai tre miei uomini, che tirano a tutta per sette/ottocento metri, poi si piantano di colpo, mi fanno un accenno col capo, nemmeno la forza di dirmi, coraggio! hanno fatto un lavoro splendido. devo attaccare anche per loro. il gruppo è ora ridotto a sette unità. tocca a me. do le prime stilettate di pedale giusto per saggiare le gambe agli avversari. per due volte mi risponde il secondo della classifica generale. la maglia gialla sembra in difficoltà. s’accoda con ritardo. la sua pedalata è legnosa però il suo volto resta impassibile. gli altri quattro del gruppo oramai sono staccati. le rampe salgono di nuovo al 9/10%. sto bene. è la mia occasione. vado forte in salita perché così accorcio la fatica. e scatto di nuovo. una fucilata. in duecento metri ne guadagno cinquanta sui due. non mi volto più. mi alzo sui pedali e rilancio. la folla m’incita, ma non la sento. i tornanti si susseguono ma non fanno male. la moto dell’organizzazione mi segnala sulla lavagnetta di un vantaggio che cresce. dietro l’ombra della mia ammiraglia. ho già più di un minuto. all’ultimo chilometro, capisco che è fatta. la strada per un po’ spiana. è un’impresa. e mi viene da piangere come un bambino ma tengo duro e stringo i denti. sprinto per la classifica generale. sul traguardo alzo le braccia. batto le mani. esulto con lo sponsor bene in vista…e poi non ce la faccio più. scoppio a piangere come un bambino.